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19.06.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Roma tra archeologia e modernità
 

Negli ultimi mesi, sollecitate da una campagna elettorale certamente intensa sui problemi reali della città, è ritornato molto vivace il dibattito sui temi che coinvolgono l’assetto della città moderna nel suo rapporto con le vestigia del suo millenario passato.
C’è da stupirsi se ad ogni picconata riemerge un tracciato che testimonia delle sovrapposizioni della storia? Sappiamo già che ROMA è stata nei secoli una fabbrica continua che usava se stessa come cava per i propri edifici, le colonne dei templi pagani reggono le navate di molte chiese cristiane, i vecchi magazzini sono ora i basamenti degli edifici del centro storico, con una tendenza al riempimento delle valli, operazione che ha annullato di molto l’antico assetto dei sette colli man mano che le esigenze dei nuovi contesti abitativi, ma soprattutto dell’ampliamento della città, richiedeva anche in direzione della bonifica di ampi spazi lasciati al degrado. Lo stesso innalzamento delle banchine del lungotevere hanno determinato notevoli cambiamenti urbani lungo il percorso del fiume, opere d’altronde indispensabili per prevenire i disastrosi allagamenti di un fiume capriccioso come il nostro Tevere.
ROMA-CAPITALE comportò ulteriori interventi molto sostanziali per costruire le grandi strade di comunicazione necessarie ad una città moderna, capitale che si apprestava ad accogliere una improvvisa invasione di centinaia di migliaia di nuovi cittadini.
Non più i pochi bei palazzi raffinati delle grandi famiglie patrizie alla corte papale, ma i grandi palazzi borghesi di stile umbertino per i quadri dirigenti della nuova nazione, i quartieri di grandi palazzi periferici ad uso operaio e della piccola borghesia, un riassetto della rete stradale più idonea alle esigenze della nuova città.
Certamente Via Giulia è più elegante di Corso Vittorio Emanuele, ma è solo una strada adatta agli antichi pellegrini che dovevano recarsi per un percorso lineare in Vaticano, quando si andava a piedi, e quella che oggi glorifichiamo è stata comunque il risultato di sventramenti, abbattimenti, distruzione del preesistente. Oggi che non ci sono i pellegrini a piedi, ma comodamente seduti in autobus con aria condizionata, ci sembrerebbe assolutamente usare via Giulia per lo scopo per cui fu costruita, infatti è in genere deserta, persino triste, quando anche i pochi negozi chiudono, si spengono le luci e tutti i portoni sono chiusi a protezione della privatezza degli abitanti.
Eppure, contro ogni logica storica, economica, di rispetto per gli abitanti che ne soffrono le conseguenze, non ci sono più da decenni politiche coraggiose verso la città che, se deve essere eterna, deve prepararsi anche al futuro organizzando il presente.
Ebbene, oggi la città è prigioniera degli archeologi e di una élite di intellettuali borghesi che si arrogano il diritto (casta nella casta) di stabilire che è meglio distruggere le sospensioni dei mezzi pubblici e privati conservando folli strade di sampietrini rivendicandone un ruolo storico urbanistico che è tra l’altro tutto discutibile, perché in molte città europee esistono strade e piazze pavimentate con gli stessi blocchetti montati in modo da creare un fondo compatto ed assolutamente percorribile senza scossoni e senza slogature di caviglie e ginocchia, mentre da noi sono tutti irregolari con grossi interstizi che ne causano anche il facile smottamento, avvallamento e spesso non si sa dove poggiare persino la pianta dei piedi.
Troveremo degli amministratori coraggiosi che sappiano imporre ciò che è bene ed utile a questa città? O continueremo a trattarla come un grande borgo dove solo le osterie sono state sostituite da sporche trattorie da marciapiede? Non dovrebbe ROMA aspirare ancora oggi ad essere modello di città elegante, portatrice di stile che coniughi antico e moderno?
Ci sono cittadini disposti a chiedere ad una giunta comunale di spendere bene i nostri soldi creando dei servizi importanti quali metropolitane, strade efficienti e non pericolose?
Credo di individuare alcune cose che si possono fare in un periodo di cinque anni di governo della città.
1- Chiudere ogni querelle sull’ARA che è di PACE e non di guerra- cosa fatta e costata carissima alla comunità, nessuno osi spendere un euro perché a suo gusto non piace. Si rispettino le centinaia di migliaia di visitatori che l’hanno già visitata, i soldi dei contribuenti e vi si entri in religioso silenzio per lasciarsi rapire dalla luce che esalta il marmo color avorio, si apprezzino le giuste proporzioni degli spazi che permettono di appropriarsi di tanta bellezza emanata dal monumento cosi carico di messaggi e significati, e forse solo cosi si capirà il valore aggiunto arrecato ad un capolavoro da una teca perfetta per spazi e luce, e basta con la favola della violazione del barocco romano che in quell’angolo di città c’entra come il cosiddetto cavolo a merenda, ed anche con la storiella che ROMA è una città barocca. Secondo me sarebbe più appropriato dire che ROMA ha avuto un periodo barocco che si ammira in alcuni palazzi e chiese, ma è la città con il maggior numero di passaggi artistico-estetici proprio perché ogni epoca ha avuto qui chi ha osato portare le grandi vasche delle terme di Caracolla a formare splendide fontane a Piazza Farnese, trasportare marmi e sarcofagi dal Foro alla facciata di Villa Medici, collocare pavimenti di fine mosaico romano al Museo di Villa Borghese e nei Musei Vaticani, mille e mille statue sono uscite dai templi diroccati e saccheggiati dai barbari, riempiendo Musei e Palazzi su territorio italiano ed oltre. Immaginate chi oggi si sognerebbe di proporre la distruzione della torre Eiffel, o financo il Centre Pompidou che tanto scandalo hanno suscitato anche tra i puristi italiani dell’epoca (ricordo tremendi articoli sui giornali italiani almeno per quanto riguarda il Beaubourg - ci portai i miei bambini, si divertirono ed appassionarono).

2 - Ascensore del VITTORIANO – C’è e non si spenda un euro del contribuente perchè qualcuno che ha potere mediatico protesta. Ci piace profanare i monumenti. In particolare, per decenni ho sentito esprimere pareri orribili sulla “macchina da scrivere” incombente a piazza Venezia, dal momento che è stato reso familiare ed acquisito nell’immaginario collettivo è diventato sacrario di culto dei puristi ad oltranza, bastian contrari per principio.

3 - I cittadini del centro storico sono stanchi di vedere disattese le aspettative di poter usufruire di una metropolitana (linea C) efficiente che liberi veramente la parte monumentale dal caos ed usura da smog che distruggono le piazze più belle del mondo. Ma anche quest’opera è minacciata dall’ingordigia degli archeologi i quali, in attesa del “day after” con pale e piccozze, impediscono di profanare il sacro suolo che a decine di metri di profondità, sotto palazzi, chiese, piazze, strade di un assetto urbano ormai definito ed inalterabile, deve rimanere inalterato nei prossimi millenni. Tra S. Giovanni e Largo della chiesa Nuova sono state già cancellate stazioni di vitale importanza per la funzionalità della linea che era stata studiata proprio per alleggerire il traffico di superficie, in nome della conservazione di resti che indicano tracciati di case o vie romane che non potrebbero comunque essere portati alla luce, resi visibili con un qualche interesse estetico – culturale. Si proceda come si fa in tutto il mondo civile delle grandi capitali europee recuperando il possibile in termini di affreschi, mosaici, colonne, statue e si collochino i reperti rinvenuti lungo il percorso della metro che diventerebbe la più affascinante metropolitana archeologica del mondo, insinuando nel viaggiatore il senso del bello, il gusto dell’arte, magari trasformando le stazioni del centro storico in piccoli musei che potrebbero accogliere anche tanti reperti che i cultori dell’arte tengono gelosamente nascosti nei magazzini a proprio piacere.
INSOMMA, QUESTO E’ UN APPELLO AI GOVERNANTI DELLA CITTA’ AFFINCHE’, NEL RISPETTO DEI SOLDI DEI CONTRIBUENTI PER UN VERSO, E NELLA LOGICA DI DARE UNA SVOLTA DI MODERNITA’ AD UNA CAPITALE CHE SI ALLONTANA SEMPRE PIU’ DAL MODELLO EUROPEO, APRANO UN VERO DIBATTITO CON I CITTADINI USCENDO DALLA LOGICA INGESSATA DI CENTRI DI POTERE MINORITARI DI FATTO MA POTENTI NEL CONDIZIONARE LA VITA DELLA CITTA’.
Un discorso a parte meriterebbe il parcheggio del Pincio per il quale si dovrebbe innanzitutto valutare la necessità di rispondere all’esigenza degli abitanti di poter depositare da qualche parte la “carriola” (quanto più elegante togliere dalle rampe del colle e nascondere nel sottosuolo il veicolo!) e da questo far derivare un progetto, certo non devastante, ma per favore BASTA PORTARE PIETRE IN SUPERFICIE creando angoli di giardino che si trasformano in raccoglitori di rifiuti.

L’URBE ha già bellissimi e notevoli spazi archeologici significativi che meriterebbero (quelli si!) cura ed aggiornamenti, ebbene si investa su questo, ma ci si lasci vivere una città che non abbia solo l’ambizione di “fraschetta-bruschetta” autoctona o etnica (?), di un sampietrino che nessuno potrà mai rendere pulito e con il quale si deve affrontare la quotidiana lotta per evitare distorsioni a caviglie e ginocchia. Vogliamo una città che non sia un mercato di paccottiglia, che abbia un vero arredo urbano per i mercati, ad esempio quello di Campo de’Fiori, dove non si è mai provveduto a sollecitare uno stile unico di tende e carretti, ecc, ecc. Una città dove il BELLO non sia soverchiato dalla cialtroneria: Qualcuno vorrà promuovere un comitato di cittadini che cerchi il dialogo con gli amministratori locali per ascoltare veramente le nostre esigenze?
 

Luisa Piemontese

 


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