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15.06.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            la cittā del cinema L'aria salata: Rebibbia e dintorni

 

Ha detto bene Goffredo Bettini, presidente della "Festa del Cinema" a proposito dei David di Donatello di quest'anno

“La sconosciuta di Giuseppe Tornatore e L'aria salata di Alessandro Angelini, hanno avuto il loro lancio mondiale con la Festa del Cinema: siamo lieti che la prestigiosa giuria del David abbia amato questi film come noi e abbia dato loro il giusto riconoscimento.
Ci congratuliamo con i registi, i produttori e tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questi due grandi film italiani".

 

In particolare L'aria salata, film girato a Rebibbia "e dintorni" ha vinto il David per la migliore produzione e per il miglior attore non protagonista, Giorgio Colangeli, che aveva avuto analogo premio alla Festa del Cinema.

 

A noi piace ricordare anche Giorgio Pasotti che avevamo notato l'anno prima a Venezia in "Volevo solo dormirle addosso" e che abbiamo visto protagonista di "Le rose del deserto" di Mario Monicelli.

 

E ci piace ricordare cosa abbiamo scritto durante la Festa del Cinema appena abbiamo visto:

L'aria salata - Di nuovo un film che spacca il cuore e fa piacere che sia un film italiano. La storia di questo figlio che lavora a Rebibbia che si ritrova ad incontrare e conoscere il padre omicida e carcerato, spazza via, ed era ora, il minimalismo generazionale di cui siamo stati affetti in questi ultimi anni. Qui di minimalista c'č solo la storia, semplice, scarnificata. Veramente "chapeaux" per la scrittura e "standing ovation" per tutti, regista e interpreti. La vicenda di questi due uomini che si trovano, padre e figli, trasuda pietā, quella "pietas" dei latini che non č pena ma č compassione, "cum passionis" condivisione del sentimento. Trasuda dagli sguardi che si scambiano, dai gesti... Uno per tutti: il padre omicida ottiene dopo venti anni un permesso di 24 ore, prepara le sue cose e le mette in una busta di plastica blu. E' in quella busta di plastica il fondo del dolore, il punto di infinita (senza fine) pietā: un uomo che vive in carcere da venti anni non possiede quasi nulla, ha calzini di ricambio e un pantalone jeans e certo non li puō mettere in un trolley. Li mette in una busta di plastica, li mette piegati con cura. E a me quella busta di plastica dove normalmente, distrattamente portiamo la spesa, che usiamo per l'immondizia, che non costa nulla, che č "niente" e che puō contenere per qualcuno le sole cose possedute, mi spacca il cuore.

ac :)


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