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                                                                                                   c'era una volta

Un mestiere in bicicletta
Signore è arrivato l’arrotino!

Come in un vecchio film in bianco e nero eccolo che arriva l’arrotino, con la sua bellissima bici che definire d’epoca è di cortesia, “scassata” invece è pura verità.
Di color ferro scuro e con qualche pezzo fuori posto questa bici rappresenta senza tanta autostima il risultato di un esperimento fallito, quello di mettere insieme i pezzi di tutti i ferri vecchi trovati dentro casa e sembra sussurrare sottovoce al suo ardito guidatore ” Metti una mano anche qui, tienimi, tienimi ti prego”.
E’ questa assurda e fantascientifica bicicletta il mezzo con il quale avanza lento sotto tutti i balconi affermando con voce alta, ferma e decisa: “Aa rrotiiiiiino, Aarrotiiiiiino”; qualche minuto di attesa con i piedi a terra e poi di nuovo qualche metro in avanti e di nuovo: “Aa rrotiiiiiino, Aarrotiiiiiino”.
Esiste poi una seconda variante ovvero “L’arrotino benestante” che gira in “apetta” e sostituisce la sua voce con quella di un disco vecchio non so di quanti anni che dice pressappoco le seguenti parole” E’ arrivato l'arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto!
Donne è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio, l'ombrellaio, donne!
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas noi le aggiustiamo, se la cucina fa fumo noi togliamo il fumo della vostra cucina a gas. Lavoro subito, immediato”.
La domenica mattina spesso passa anche sotto casa mia, naturalmente quando sto ancora dormendo altrimenti che gusto c’è ma, nonostante tutto, su di lui non posso che scrivere bene.
Sono poche le immagini che ci ricordano come si viveva una volta e l’arrotino è fra queste.
Un mestiere che si svolge in bici, ma ci pensate…. è una cosa che mi sembra lontana anni luce dal modo di pensare e vedere le cose oggi.
L’arrotino, il tappezziere, il fabbro, la vecchietta vignaiola che vende le uova fresche, l’olio e qualche cespo di insalata tenera tenera, il fruttivendolo che dietro al suo banco di frutta e verdura urla tanto forte da farti prendere un colpo “ Signorì, nun te serve un po’ de cicorietta de campo?”, e poi c’è “ajo”, così si chiama il tipo che al mercato sotto casa dei miei genitori vende solo ed unicamente trecce di puzzolente aglio da appendere in cucina per “appestare” l’intero ambiente domestico; queste sono cose che mi fanno infinita simpatia e più passa il tempo e più le adoro perché diventano “immagini da collezione”.
Quando ho tempo mi piace curiosare tra i mercati rionali della nostra bella città per respirarne l’atmosfera tipica oppure tra i vicoli delle vie del centro.
Qui con un po’ di fortuna è ancora possibile incontrare non solo l’arrotino finalmente fermo in un punto ma anche gli artisti di strada che, seduti sui sampietrini, guardano il cavalletto sul quale dipingono come fosse la donna della loro vita, comprare la frutta secca in una delle mitiche botteghe con i peperoncini appesi sulla porta (sì proprio quelle dove all’interno, in mezzo alla confusione più totale, fa capolino il vecchietto bicentenario che ne è titolare), chiacchierare con il ciabattino che aggiusta tutte le scarpe, anche le più consumate, “sniffare” il profumo delle caldarroste arrostite ad arte dal caldarrostaio che ormai ne vende cinque per cinque euro ed imbattersi nel leggendario barbiere, quello che faceva barba e capelli agli uomini soprattutto durante le feste, quando indossavano l’abito buono.
Ma questi artigiani sono pochi e vanno cercati, trovati ed ascoltati perché la loro è una testimonianza da annotare nei nostri cuori.
Hanno escogitato un modo per sopravvivere a questa prepotente corrente di modernità fatta di oggetti realizzati in serie e senza particolare dedizione.
Fanno parte di una generazione che ha lavorato con passione ecco perché per noi la storia, i segreti e le curiosità della loro lunga e preziosa esistenza sono importantissimi.
Speriamo che nessuno mai li porti via dall’angolo di paradiso in cui si sono rifugiati ed a loro va il mio sincero augurio di sopravvivere nei secoli dei secoli.
Gaia
 

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