29.06.2006              chi siamo scrivici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Postilla su 66458 Romaplanetario
 

Angela mi ha tirato in ballo, anzi evocato (vabbè, mi sono montato la testa) ed io, il “fisico bestiale” (più bestiale che fisico dirà qualcuno....) della redazione di Iloveroma mi appaleso con queste due righe sugli asteroidi. Cosa c'entra con Roma e con il nostro giornale? Diciamo che, se un oggetto celeste contiene il nome della nostra città nel nome, è come se un pezzo di Campidoglio si trovasse laggiù. E' come se ci trovassimo di fronte ad un “for de porta” davvero... un po' più “for” del solito....
Il mio intervento vuole chiarire velocemente cosa siano gli asteroidi e perché uno, oggi, rechi il nome della nostra città grazie al collega Masi che, grazie alla tenacia ed alla fortuna, lo ha scovato tra i meandri della volta celeste.
Dunque, gli asteroidi sono, essenzialmente, dei pezzi di roccia vaganti nel nostro Sistema Solare. Detta così è tutt'altro che una definizione amena e scientifica, ma ha la sua importanza. Anche le comete sono oggetti vaganti nel Sistema Solare e, spesso, di dimensioni paragonabili ai corpi di cui stiamo parlando ma, a loro differenza, possono essere definite “palle di ghiaccio” vaganti, non “pezzi di roccia”. Mi scuso con i colleghi ed i puristi della materia per queste definizioni, ma il mio intento è di semplificare il più possibile il concetto e, se avessi tirato in ballo l'albedo (ovvero la percentuale di luce riflessa dalla superficie del corpo) o l'analisi spettrale della sua composizione il discorso sarebbe diventato meno “digeribile”.
Quindi, abbiamo appreso che stiamo parlando sostanzialmente di pezzi di roccia, spesso piccoli (qualche chilometro al massimo). Dal nostro 66458 Romaplanetario possiamo desumere che spesso (molto più spesso di quanto pensiate) hanno anche forma irregolare e non sferica come i pianeti. Perché? E che ci fanno “in giro” per il Sistema Solare?
Esistono varie scuole di pensiero, come spesso in Astrofisica. Purtroppo, la nostra branca della Fisica è, per certi versi, la meno sperimentale tra tutte (ve l'immaginate uno scienziato che si alza e dice al suo gruppo di lavoro: “Ragazzi, oggi per confermare la teoria ricreiamo l'Universo!”? Sarebbe, giustamente, portato immediatamente al più vicino ospedale psichiatrico...); ne consegue che diverse teorie concorrenziali possono convivere anche per tempi lunghi. Infatti, ciò che comprova o confuta una teoria è l'esperimento: tale operazione viene effettuata per verificare se le predizioni della teoria stessa su determinati aspetti vengono confermate entro i limiti di errore o meno. Posso confessare, da Fisico Sperimentale, che la soddisfazione maggiore è quando si riesce a confutare la teoria piuttosto che verificarla: nel primo caso, con tutto il sadismo possibile, il gaudente sperimentale si reca dallo spocchioso teorico annunciandogli che può buttare nel cestino tutto il suo lungo lavoro e ricominciare daccapo; nell'altro altri famelici colleghi sperimentali si recheranno dal nostro amico asserendo che, “sì, sei stato bravo, ma se la naturale incertezza della misura fosse stata più piccola, allora avremmo avuto maggiori sicurezze sulla teoria...”, con la conseguenza che ulteriori esperimenti verranno pensati e realizzati. Dato che l'assenza totale di incertezze di misure è impossibile in Natura, la verifica è sempre relativa, mai certezza assoluta. In Astrofisica gli esperimenti possono essere solo deduttivi od osservativi; ricreare le “cause” di un fenomeno, ovviamente, è un compito estremamente gravoso per non dire impossibile.
Torniamo a noi dopo questa digressione filosofica e vediamo quali siano le teorie legate a questi strani oggetti: fondamentalmente si possono racchiudere nel filone del “pianeta mancato” e del “pianeta scoppiato”.
Ad una distanza compresa tra 2 e 4 volte quella tra Terra e Sole, ovvero in mezzo tra Marte e Giove, esisteva la possibilità di creazione di un pianeta. Con calcoli empirici si era visto che le posizioni dei pianeti del nostro Sistema Solare seguono una ben precisa progressione geometrica, e la posizione degli asteroidi corrisponde ad una delle soluzioni di tale progressione. Il fatto che, invece di trovare un pianeta roccioso come Marte (in realtà la massa complessiva degli asteroidi conosciuti è inferiore a quella della Luna), si trovino migliaia (circa 5000) frammenti molto piccoli può far venire il sospetto che, miliardi di anni fa, tale pianeta esistesse e qualcosa l'abbia ridotti in pezzi. Ciò, parzialmente, spiegherebbe la posizione degli oggetti e, alla lunga, la diffusione su tutta l'orbita dei vari pianetini. In compenso, il fatto che molti asteroidi siano in risonanza orbitale (ovvero che il rapporto tra le orbite vicendevoli abbia valori interi o comunque ben precisi e non casuali) con Giove fa pensare che, durante la formazione del pianeta la forte attrazione gioviana abbia impedito la formazione di oggetti superiori a quelli esistenti, lasciando in quella posizione un “pianeta mancato”.
Quale sia la più corretta non è dato sapersi, allo stato attuale. Fattostà che esistono migliaia di oggetti di dimensioni diversissime, da Cerere (950km di diametro e forma assolutamente sferica, come la Luna) a polveri di pochi grammi e centimetri e da anni si cerca di catalogarli e prevederne le orbite. Anche perché alcuni tra loro, a causa di urti reciproci, hanno profondamente modificato il loro cammino attorno al Sole e “rischiano” di passare vicini (per non dire “troppo” vicini) ad altri pianeti quali la nostra amata Terra. Il che, non è auspicabile. Pensate che la famosa estinzione dei dinosauri pare sia avvenuta a causa dell'impatto di una cometa (molto più leggera di un asteroide, dato che è composta prevalentemente di acqua e non roccia) di soli 10km di diametro... Se il nostro caro Romaplanetario si schiantasse sul nostro pianeta, nonostante le sue dimensioni ridotte, il risultato sarebbe analogo se non peggiore! Per fortuna, in ambito astronomico, lo spazio è enorme e le dimensioni del nostro pianeta molto piccole: tale probabilità è estremamente scarsa; ma meglio sempre dare un'occhiata in giro per prudenza....
Veniamo ora alla forma di questi oggetti: diciamo che la stragrande maggioranza ha forme irregolari. Se la massa è scarsa, secondo ambo le teorie, l'oggetto risultante non può essere simmetrico (diverso discorso per oggetti come Cerere, che ha una massa pari ad un decimo di miliardesimo di quella terrestre: lì, se si crede all'esplosione, “potrebbe” essere risultato un oggetto planetoidale, ma non necessariamente; se si crede al pianeta non agglomerato, avrebbe dovuto necessariamente aggregarsi in tale forma a causa della gravità): non c'è abbastanza massa per permettere all'oggetto di trovare una sua simmetria sferica. Quindi, si possono ammirare le ideazioni più strane e bizzarre della Natura sempre tenendo conto del fatto che le leggi della Fisica devono essere rispettate e ci troviamo di fronte ad oggetti rotanti. Si osservano tipicamente corpi oblunghi, con crateri o rilievi, spesso smussati dall'azione della polvere interplanetaria (atmosfera??? Ma siamo pazzi!! Questi oggetti non hanno alcuna “protezione” dalle polveri o dagli altri microoggetti spaziali: sono troppo piccoli); in una parola, come l'aveva definita un mio professore a Fisica: “una forma a patata bitorzoluta”. Anche alcuni satelliti di Saturno, per esempio, hanno forma “patatosa”; del resto, il sistema saturniano non è tanto dissimile dall'essere un piccolo Sistema Solare...
Quanto al nome, chi scopre un nuovo corpo celeste può contribuire a dargli un nome. Per quanto riguarda stelle, galassie, nebulose, etc., esistono dei cataloghi per cui bisogna attenersi a quelle definizioni. Ma per pianeti, satelliti, comete ed asteroidi le organizzazioni di controllo e catalogazione hanno, bontà loro, lasciato più spazio alla fantasia (anche perché migliaia di astrofili in tutto il mondo setacciano ogni notte il cielo alla ricerca dell'oggetto cui dare il PROPRIO nome...). Ergo, una volta accertato che l'oggetto osservato non appartiene ad alcun catalogo esistente, si può scegliere un nome per esso. Masi ha, gentilmente, rinunciato al proprio per Romaplanetario. Una bella iniziativa davvero.
Con questo spero di aver dato una spiegazione sufficientemente chiara ai novizi della materia. Angela ha scritto che, date le dimensioni, sulla riproduzione di Romaplanetario hanno “spalmato” il centro di Roma. Se a qualcuno fosse venuta l'idea di passeggiare per Romaplanetario, suggerisco di desistere: non è igienico andare a cercare il Colosseo sull'asteroide: non c'è aria, la gravità è talmente irrisoria che, con un salto, si rischia di passare da un estremo all'altro del pezzo di roccia, di “giorno” fa un caldo bestiale (circa 280°C) e di notte fa un freddo cane (circa -280°C!); insomma, non lo consiglierei per una vacanza....


Flavio
 


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