soggettive

Postilla su 66458 Romaplanetario
Angela mi
ha tirato in ballo, anzi evocato (vabbè, mi sono montato la testa) ed io, il
“fisico bestiale” (più bestiale che fisico dirà qualcuno....) della
redazione di Iloveroma mi appaleso con queste due righe sugli asteroidi.
Cosa c'entra con Roma e con il nostro giornale? Diciamo che, se un oggetto
celeste contiene il nome della nostra città nel nome, è come se un pezzo di
Campidoglio si trovasse laggiù. E' come se ci trovassimo di fronte ad un
“for de porta” davvero... un po' più “for” del solito....
Il mio intervento vuole chiarire velocemente cosa siano gli asteroidi e
perché uno, oggi, rechi il nome della nostra città grazie al collega Masi
che, grazie alla tenacia ed alla fortuna, lo ha scovato tra i meandri della
volta celeste.
Dunque, gli asteroidi sono, essenzialmente, dei pezzi di roccia vaganti nel
nostro Sistema Solare. Detta così è tutt'altro che una definizione amena e
scientifica, ma ha la sua importanza. Anche le comete sono oggetti vaganti
nel Sistema Solare e, spesso, di dimensioni paragonabili ai corpi di cui
stiamo parlando ma, a loro differenza, possono essere definite “palle di
ghiaccio” vaganti, non “pezzi di roccia”. Mi scuso con i colleghi ed i
puristi della materia per queste definizioni, ma il mio intento è di
semplificare il più possibile il concetto e, se avessi tirato in ballo
l'albedo (ovvero la percentuale di luce riflessa dalla superficie del corpo)
o l'analisi spettrale della sua composizione il discorso sarebbe diventato
meno “digeribile”.
Quindi, abbiamo appreso che stiamo parlando sostanzialmente di pezzi di
roccia, spesso piccoli (qualche chilometro al massimo). Dal nostro 66458
Romaplanetario possiamo desumere che spesso (molto più spesso di quanto
pensiate) hanno anche forma irregolare e non sferica come i pianeti. Perché?
E che ci fanno “in giro” per il Sistema Solare?
Esistono varie scuole di pensiero, come spesso in Astrofisica. Purtroppo, la
nostra branca della Fisica è, per certi versi, la meno sperimentale tra
tutte (ve l'immaginate uno scienziato che si alza e dice al suo gruppo di
lavoro: “Ragazzi, oggi per confermare la teoria ricreiamo l'Universo!”?
Sarebbe, giustamente, portato immediatamente al più vicino ospedale
psichiatrico...); ne consegue che diverse teorie concorrenziali possono
convivere anche per tempi lunghi. Infatti, ciò che comprova o confuta una
teoria è l'esperimento: tale operazione viene effettuata per verificare se
le predizioni della teoria stessa su determinati aspetti vengono confermate
entro i limiti di errore o meno. Posso confessare, da Fisico Sperimentale,
che la soddisfazione maggiore è quando si riesce a confutare la teoria
piuttosto che verificarla: nel primo caso, con tutto il sadismo possibile,
il gaudente sperimentale si reca dallo spocchioso teorico annunciandogli che
può buttare nel cestino tutto il suo lungo lavoro e ricominciare daccapo;
nell'altro altri famelici colleghi sperimentali si recheranno dal nostro
amico asserendo che, “sì, sei stato bravo, ma se la naturale incertezza
della misura fosse stata più piccola, allora avremmo avuto maggiori
sicurezze sulla teoria...”, con la conseguenza che ulteriori esperimenti
verranno pensati e realizzati. Dato che l'assenza totale di incertezze di
misure è impossibile in Natura, la verifica è sempre relativa, mai certezza
assoluta. In Astrofisica gli esperimenti possono essere solo deduttivi od
osservativi; ricreare le “cause” di un fenomeno, ovviamente, è un compito
estremamente gravoso per non dire impossibile.
Torniamo a noi dopo questa digressione filosofica e vediamo quali siano le
teorie legate a questi strani oggetti: fondamentalmente si possono
racchiudere nel filone del “pianeta mancato” e del “pianeta scoppiato”.
Ad una distanza compresa tra 2 e 4 volte quella tra Terra e Sole, ovvero in
mezzo tra Marte e Giove, esisteva la possibilità di creazione di un pianeta.
Con calcoli empirici si era visto che le posizioni dei pianeti del nostro
Sistema Solare seguono una ben precisa progressione geometrica, e la
posizione degli asteroidi corrisponde ad una delle soluzioni di tale
progressione. Il fatto che, invece di trovare un pianeta roccioso come Marte
(in realtà la massa complessiva degli asteroidi conosciuti è inferiore a
quella della Luna), si trovino migliaia (circa 5000) frammenti molto piccoli
può far venire il sospetto che, miliardi di anni fa, tale pianeta esistesse
e qualcosa l'abbia ridotti in pezzi. Ciò, parzialmente, spiegherebbe la
posizione degli oggetti e, alla lunga, la diffusione su tutta l'orbita dei
vari pianetini. In compenso, il fatto che molti asteroidi siano in risonanza
orbitale (ovvero che il rapporto tra le orbite vicendevoli abbia valori
interi o comunque ben precisi e non casuali) con Giove fa pensare che,
durante la formazione del pianeta la forte attrazione gioviana abbia
impedito la formazione di oggetti superiori a quelli esistenti, lasciando in
quella posizione un “pianeta mancato”.
Quale sia la più corretta non è dato sapersi, allo stato attuale. Fattostà
che esistono migliaia di oggetti di dimensioni diversissime, da Cerere
(950km di diametro e forma assolutamente sferica, come la Luna) a polveri di
pochi grammi e centimetri e da anni si cerca di catalogarli e prevederne le
orbite. Anche perché alcuni tra loro, a causa di urti reciproci, hanno
profondamente modificato il loro cammino attorno al Sole e “rischiano” di
passare vicini (per non dire “troppo” vicini) ad altri pianeti quali la
nostra amata Terra. Il che, non è auspicabile. Pensate che la famosa
estinzione dei dinosauri pare sia avvenuta a causa dell'impatto di una
cometa (molto più leggera di un asteroide, dato che è composta
prevalentemente di acqua e non roccia) di soli 10km di diametro... Se il
nostro caro Romaplanetario si schiantasse sul nostro pianeta, nonostante le
sue dimensioni ridotte, il risultato sarebbe analogo se non peggiore! Per
fortuna, in ambito astronomico, lo spazio è enorme e le dimensioni del
nostro pianeta molto piccole: tale probabilità è estremamente scarsa; ma
meglio sempre dare un'occhiata in giro per prudenza....
Veniamo ora alla forma di questi oggetti: diciamo che la stragrande
maggioranza ha forme irregolari. Se la massa è scarsa, secondo ambo le
teorie, l'oggetto risultante non può essere simmetrico (diverso discorso per
oggetti come Cerere, che ha una massa pari ad un decimo di miliardesimo di
quella terrestre: lì, se si crede all'esplosione, “potrebbe” essere
risultato un oggetto planetoidale, ma non necessariamente; se si crede al
pianeta non agglomerato, avrebbe dovuto necessariamente aggregarsi in tale
forma a causa della gravità): non c'è abbastanza massa per permettere
all'oggetto di trovare una sua simmetria sferica. Quindi, si possono
ammirare le ideazioni più strane e bizzarre della Natura sempre tenendo
conto del fatto che le leggi della Fisica devono essere rispettate e ci
troviamo di fronte ad oggetti rotanti. Si osservano tipicamente corpi
oblunghi, con crateri o rilievi, spesso smussati dall'azione della polvere
interplanetaria (atmosfera??? Ma siamo pazzi!! Questi oggetti non hanno
alcuna “protezione” dalle polveri o dagli altri microoggetti spaziali: sono
troppo piccoli); in una parola, come l'aveva definita un mio professore a
Fisica: “una forma a patata bitorzoluta”. Anche alcuni satelliti di Saturno,
per esempio, hanno forma “patatosa”; del resto, il sistema saturniano non è
tanto dissimile dall'essere un piccolo Sistema Solare...
Quanto al nome, chi scopre un nuovo corpo celeste può contribuire a dargli
un nome. Per quanto riguarda stelle, galassie, nebulose, etc., esistono dei
cataloghi per cui bisogna attenersi a quelle definizioni. Ma per pianeti,
satelliti, comete ed asteroidi le organizzazioni di controllo e
catalogazione hanno, bontà loro, lasciato più spazio alla fantasia (anche
perché migliaia di astrofili in tutto il mondo setacciano ogni notte il
cielo alla ricerca dell'oggetto cui dare il PROPRIO nome...). Ergo, una
volta accertato che l'oggetto osservato non appartiene ad alcun catalogo
esistente, si può scegliere un nome per esso. Masi ha, gentilmente,
rinunciato al proprio per Romaplanetario. Una bella iniziativa davvero.
Con questo spero di aver dato una spiegazione sufficientemente chiara ai
novizi della materia. Angela ha scritto che, date le dimensioni, sulla
riproduzione di Romaplanetario hanno “spalmato” il centro di Roma. Se a
qualcuno fosse venuta l'idea di passeggiare per Romaplanetario, suggerisco
di desistere: non è igienico andare a cercare il Colosseo sull'asteroide:
non c'è aria, la gravità è talmente irrisoria che, con un salto, si rischia
di passare da un estremo all'altro del pezzo di roccia, di “giorno” fa un
caldo bestiale (circa 280°C) e di notte fa un freddo cane (circa -280°C!);
insomma, non lo consiglierei per una vacanza....
Flavio