27.10.2008
soggettive
Considerazioni
di un uomo medio
Il poderoso film di Uri Edel sulla RAF di Baader e Meinhof riesce, oltre che
a piazzare un bel po’ di pugni allo stomaco dello spettatore, a suscitare
inevitabili sensazioni e riflessioni. Edel, così come l’autore del libro
cui si è ispirato non chiede allo spettatore, come non ne esprime, giudizi e
prese di posizione su quei terribili dieci anni di storia della giovane
democrazia tedesca. Si limita ad esporre con il massimo rigore
storico-documentaristico i fatti.
Uscendo dalla sala, mi chiedevo: ma io, quarant’anni fa, all’epoca degli
eventi, ho reagito come adesso di fronte al loro svolgersi? La posizione
assolutamente negativa ed il senso di malessere fisico nei confronti di
tanta violenza quasi sempre gratuita, fine a se stessa e sicuramente
disumana, che sto provando ora, erano allora gli stessi?
Io sono fermamente convinto di aver rappresentato (e di rappresentare ora
come allora) il cittadino medio “standard”, chi più cittadino medio di me?
Trentacinque anni, ragioniere come nelle più classiche barzellette, un buon
lavoro poco appagante ma sicuro, sposato e padre di tre figlie, otto, sette,
due anni, politicamente a sinistra, erede di posizioni nettamente laiche,
libertarie, repubblicane, antifasciste, ero naturalmente schierato contro
l’odiosa avventura in Vietnam dell’imperialismo americano e tutto il mio
appoggio morale era per i giovani ed i movimenti che lottavano contro quello
stato di cose; ma la mia non fu mai partecipazione attiva, “operativa”, al
movimento sessantottino: a 35/40 anni si è già troppo “vecchi” per marciare
e fare battaglie, a meno di non essere un attivista politico o un
“movimentista” a tempo pieno; c’è il lavoro, la carretta da spingere, i
figli da accudire e proteggere…
Poi la protesta, inizialmente più che legittima ripeto, si trasformò in
violenza, a volte di reazione a provocazioni insopportabili, è vero, molte
altre volte fomentata da quegli infiltrati forniti dagli specialisti della
strategia della tensione (cui prodest?), e sappiamo come si comporta
purtroppo la gente quando è in “branco”, e non riesce a controllarsi. E
questo ce lo ha magistralmente riproposto Edel nel film cui faccio
riferimento.
È a questo punto che io, come si dice, non ci sto. Mi dissocio, è
inevitabile, è più forte di me, e nel mio dna. Io che cambio canale al
momento che la “giusta” mannaia del boia cala sulla testa del malfattore, e
so che è fiction, non sopporto nel vedere, nella realtà, la consumazione di
violenza nei confronti di chicchessia, scioperante, contestatore, o
poliziotto, che è mandato lì per ordini superiori e per milleetrecento euro
al mese.
Eichinger, produttore del film, afferma: “a definirci esseri umani non sono
le cose che diciamo, ma quelle che facciamo.”
E io respingo la violenza, lo dico e lo faccio.
Claudio