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La Befana e le bancarelle di Piazza Navona
Dall’ 8 dicembre piazza Navona diventa il regno magico della fantasia che intriga sia i grandi che i piccini e si va avanti fino al 6 gennaio quando si fa festa per la Befana. Questa festa ha qualcosa di magico che resiste nel tempo. Piazza Navona, con le sue bancarelle cariche di giocattoli e dolciumi, è il luogo di incontro tra la fantasia e la voglia di credere alla vecchina che vola con la scopa a portare i doni ai bimbi buoni, battendo nel paragone i maghi ed i maghetti che vanno di moda adesso tipo Harry Potter. A Roma tutti lo sanno, almeno quelli della mia età, la Befana abita in Via della Padella n.2, ed era qui che tutti quelli che erano bambini ai miei tempi ( ora c’è la spietata concorrenza di Babbo Natale a cui si manda una e-mail ) indirizzavano le loro letterine con le richieste di doni. A quell’indirizzo la Befana lavorava tutto l’anno a costruire giocattoli che venivano poi messi in mostra nelle bancarelle di Piazza Navona per la gioia dei bambini. Al tempo del Belli le bancarelle della fiera della Befana stavano a Piazza S. Eustacchio per essere poi trasferite, per il gran richiamo di folla, a Piazza Navona ove sono tutt’ora. Le bancarelle oltre ai pastori ed alle statuite del presepe, mettono in bella mostra una gran quantità di giocattoli, una volta fatti di legno artigianalmente, tanti pinocchi, pulcinella, carrettini, teatrini di marionette, era infatti il regno dell’artigianato. Ora purtroppo traboccano di orribili mostri come quelli che i bambini moderni guardano alla tv, e giocattoli elettronici magari made in Cina.
Una volta la Befana veniva giù dal camino nella rappresentazione tradizionale che si tramandava ai bambini, e la cappa del camino esisteva veramente nelle abitazioni perché molti cucinavano con il carbone. E da li’ che i nostri genitori dicevano che sarebbe scesa la befana per dare giocattoli, presi dalle bancarelle di Piazza Navona, ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. E noi lasciavamo un po’ di cibo sul tavolo davanti al camino alla vecchina che ci portava i doni , perché la befana “ è “ una vecchina curva con pochi denti e tanta “ scucchia” ( mento pronunciato come si dice a Roma ) tanto brutta forse ma molto dolce.
“ Natale a Roma con le baracche de Piazza Navona “ è una vecchia canzone romanesca scritta da Cupola e Gigliozzi cantata dall’allora popolarissimo Giorgio Onorato, una canzone melanconica, come melanconico è il ricordo di quello che una volta era Piazza Navona con le bancarelle per l’Epifania.
Ed in ognuno di noi , credo, sia rimasta la voglia di crederci il più possibile per non uscire dalla magia creata dalla fantasia, anche quando il compagno di scuola più svelto ci diceva “ stupido, la befana non esiste, è solo papà e mamma che ti comprano i giocattoli “, cercavamo di non sentire, per noi bimbi di un’altra epoca, era più bello e romantico pensare alla vecchina che,inforcando una scopa, vola in cielo con in spalla un sacco pieno di giocattoli presi a Piazza Navona e distribuiti ai bimbi buoni. Ora credo che rimanga solo la tradizione della Befana perché ormai i regali ai bimbi li porta Babbo Natale, forse sarà più pratico perché viene a Natale all’inizio delle vacanze e con i giocattoli i bimbi possono divertirsi durante le vacanze. Mentre a noi che i giocattoli li portava la befana, il giorno dopo al sei gennaio dovevamo andare di nuovo a scuola senza poterceli godere appieno. Fra le bancarelle di Piazza Navona, ora,oltre all’iconografia della befana, vi sono tanti “ babbi natale “ con le loro vesti rosse e le barbe bianche con i loro visi rubizzi pronti a far fotografie con i bimbi in braccio come naturale passaggio dall’una all’altro. Anche a casa mia, ai miei nipoti, i regali seri li porta Babbo Natale, ma per lasciar vivere la tradizione fantastica, il 6 gennaio sotto il camino trovano le “calze” piene di dolcetti. Ed il sottoscritto ha comperato una divisa da Babbo Natale ed il 24 dicembre, quando tutta la famiglia si prepara ad andare a tavola per il cenone, si traveste con barba bianca e bussa alla porta con un sacco pieno di doni . Il nipote più grande, aveva sette anni quando ho cominciato a fare questa pantomima, tra l’incredulo e lo stupefatto, diceva a mezza bocca “ ma forse è nonno “, il secondo invece, cinque anni, si zittiva e tutto compunto e irrigidito dall’avvenimento, prendeva i doni contento di essere stato buono. La fantasia aveva il sopravvento sulla realtà. Il giorno dopo, nei loro discorsi, erano convinti di aver visto Babbo Natale. Poi come ogni anno naturalmente il giorno dopo, per mano ai genitori ed ai nonni, la visita di prammatica alle bancarelle di Piazza Navona per vivere l’atmosfera di festa, noi anziani con i ricordi della nostra gioventù ed i bambini con gli occhi pieni della luce, della musica e della magia che ruota nella piazza piena di belle cose che attirano il loro interesse, dai giochi ai dolciumi,e tanta allegria giusta e normale per la loro età. Così vengono a crearsi quelli che poi saranno i loro ricordi quando cresceranno. E la magia si ripete anno dopo anno
massimo giacomozzi

 

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