23.08.2007
for de porta
Benevento:
città ed avventure stradali
Città sannita ben nota e molto maledetta dai nostri progenitori romani, al punto che inizialmente l'avevano chiamata Maleventum ed ha cambiato il suo nome nell'attuale solo dopo la vittoria su Pirro, Benevento era uno dei pochi posti “di pregio” della Campania che ancora non avevo visitato. Lacuna colmata qualche giorno fa, approfittando delle vacanze estive e della mia “base” nel Sud Pontino.
Partenza alle 7:30 del mattino, con l'idea di affrontare un viaggio semplice
e piacevole di circa 1h30' (almeno secondo il fedele software dal quale
prendo sempre le indicazioni e che, purtroppo, non tiene conto delle
peculiarità della regione campana; ma ne parleremo a tempo debito). La
strada, apparentemente, è semplice: la via Appia... Considerando che casa
mia si trova a circa due chilometri dalla regina viarum, nulla di più facile
e tranquillo. Almeno in apparenza...
Fino a Caserta tutto come previsto: all'altezza di Santa Maria Capua Vetere,
dopo anni di transito in quella zona, non mi faccio fuorviare dai cartelli
che propongono di girare verso S. Prisco per raggiungere il capoluogo, ma
continuo imperterrito sulla strada statale, con perfetta ragione. Posso
capire che gli amministratori del comune affacciato sul Volturno vogliano
evitare troppo traffico nel centro cittadino (e magari qualche sospensione
rotta in meno sul pavé dissestato del corso del paese), ma portare gli
automobilisti ad un giro allucinante fuori dal comune quando la strada
dritta è quella più corretta sembra veramente un dispetto ai viaggiatori. Ma
è solo il primo dei trabocchetti che ci attende...
Caserta ci si presenta con lo spettacolo unico della piazza antistante la
celeberrima Reggia (nota a margine: per chi non l'avesse visitata, correte!
E' una magnificenza unica, sia per quanto riguarda la bellezza dei palazzi,
sia gli interni, sia, soprattutto, l'indescrivibile e mozzafiato giardino.
Non perdetevela!). Il passaggio davanti all'ingresso della stessa è la
continuazione diretta dell'Appia, ma è vietata a chi si reca in direzione
sud, pertanto si deve effettuare una serie di deviazioni verso la stazione
per continuare il viaggio. Peccato che, però, l'indicazione Benevento sia
errata e porti verso Napoli anziché verso Maddaloni e, appunto, il capoluogo
sannita. Provo a seguire le indicazioni, ma capisco ben presto di aver
sbagliato: conosco troppo bene le insidie dell'ex capoluogo della provincia
borbonica di Terra di Lavoro per non sapere che si deve raggiungere via Roma
(il corso della Caserta moderna) fino allo stadio per riuscire a riprendere
l'Appia. E, in barba alle indicazioni, è ciò che faccio. Con successo,
ovviamente. Mi attanaglia l'idea di girare verso i monti ed il meraviglioso
borgo di Casertavecchia (altra località da non perdere, anche se davvero
ardua da raggiungere per l'assoluta mancanza di indicazioni nei bivi
cruciali. Riuscire ad inerpicarsi sulla montagna giusta e, poi, ridiscendere
correttamente verso la città sono due veri e propri esami di senso
dell'orientamento), ma la mia meta è altra e tiro dritto.
Superato il bivio per Maddaloni un nuovo spavento: le indicazioni non riportano più la familiare SS7-Appia ma una ignota strada provinciale: dove avremo sbagliato? Proviamo a seguire la strada (del resto sembrava tutto dritto e lineare sulla carta) e scopriamo che, in realtà, la strada è quella: ha solo cambiato indicazione per motivi tutt'altro che chiari. Si avvicinano dei monti e, ad un certo punto, si raggiunge la valle caudina: siamo sicuramente sulla strada giusta, come ricorda la storia. All'altezza di Montesarchio un'altra indicazione fuorviante vuole farci deviare dall'Appia (tornata, nel frattempo sé stessa), ma noi non ci facciamo condizionare e seguiamo la via principale. Sono passate quasi due ore dalla nostra partenza e mi dispiace di non avere il tempo di visitare il centro storico di Montesarchio, col suo castello arroccato sulla cima di una collina conica di grandissimo effetto. L'unico posto davvero bello visitato fino a quel momento. Perché, diciamolo francamente, tutta quella zona dell'interno della Campania non ha grandi attrattive: monti in lontananza, campagne ondulate su ambo i lati e qualche paesucolo qua e là; niente di particolarmente attraente. Ad un certo punto ci appare un cartello che indica 4 ulteriori chilometri alla nostra meta ed il cuore ci si rincuora: non sappiamo ancora quanto sia faticoso entrare in Benevento...
Vediamo la città nella valle di fronte a noi, ma ci rendiamo conto di essere
su una specie di tangenziale ben al di sopra della stessa; usciamo
all'indicazione “Centro città”, ma della città stessa nemmeno l'ombra (né di
altre indicazioni, ovviamente: in Campania, evidentemente, i cartelli
stradali non servono: o si usano i navigatori satellitari, che io non ho, o
si va a naso...). Usando molta pazienza ed un pizzico di ragionamento, alla
fine riusciamo a trovare la città ed una piazza di fronte ad una grande
chiesa che pare essere considerata parte del centro cittadino. Troviamo
anche un parcheggio gratis (ma era, poi, veramente gratis, o semplicemente
le strisce blu erano talmente consumate da non essere più visibili? Non lo
sapremo mai) e ci fermiamo, stanchi di un viaggio che era durato già due ore
e mezzo. Mi ci vuole un bel po' per rendermi conto che la chiesa romanica in
piena ristrutturazione è il Duomo e siamo arrivati a
piazza
Orsini, la piazza dedicata a Benedetto XIII Orsini, nativo della
città sannita. La prima impressione non è del tutto positiva, aggravata dai
tanti edifici in stato di semi abbandono e dei tanti cantieri visibili nella
zona attorno al
teatro
romano, peraltro non visitabile, tenuto in condizioni tutt'altro che
eccelse. Percorriamo Corso Vittorio Emanuele (poco più di una stradina di 50
metri di lunghezza) per arrivare al LungoCalore (il fiume che bagna la
città) ed al
ponte vanvitelliano. Ed altro paio di brutte sorprese. Il fiume è
poco più di una palude stagnante e maleodorante in cui non verrebbe voglia a
nessuno sano di mente di avvicinarsi ed il ponte... trema! Il passaggio di
un bus di linea è tale da simulare un terremoto del 5°, 6° grado della scala
Mercalli. Con rapidità ed apprensione riguadagniamo la riva in direzione
dell'arco
di Traiano. Ormai giriamo la città più per dovere nei confronti dei
lettori di “Iloveroma” che per vero interesse. E sbagliamo. L'Arco di
Traiano è il primo pezzo di città davvero bello, ma è anche la porta verso
una Benevento diversa, costituita dall'isola pedonale del centro storico. I
suoi palazzi, in stile barocco e settecentesco sono, per quanto carichi e
pesanti come spesso nelle città che hanno subito una dominazione spagnola,
molto belli e ben tenuti. Corso Garibaldi, la via principale della città, è
ordinata, pulita e molto attraente. Vi si aprono un paio di piazze con
palazzi di pregevole fattura (da ricordare il
Convivio Generale) fino alla splendida chiesa di
Santa
Sofia, una piccola perla a pianta rotonda davvero magnifica e con un
campanile romanico che, al contrario delle chiese normali, si trova
al centro della grande piazza, a svariate decine di metri dall'edificio
sacro. Bello anche il palazzo del Municipio e, soprattutto,
la Rocca,
con, davanti all'ingresso, la statua che il S.P.Q.B. ha dedicato all'imperatore
Nerva, evidentemente originario di queste parti. Nel complesso una
bella città, almeno in quella zona, ma che mi ha lasciato lo stesso amaro in
bocca che avevo subito a Catania, splendida nella zona di Via Etnea, ma
inguardabile appena fuori dal centro. Amaro subito scacciato dalle
specialità locali: i dolci allo Strega, tipici della zona, nonché i torroni,
di cui Benevento è inventrice e gran produttrice.
Finito il giro delle bellezze locali, siamo tornati in macchina direzione
casa. Ed è ricominciato l'incubo campano: visti i problemi dell'andata,
avremmo deciso di tornare via autostrada. Peccato che, vuoi per un mio
errore (mi sono dimenticato che l'autostrada più vicina alla città è la A16,
Napoli Bari e non la fida e conosciuta A1), vuoi per le solite indicazioni
sballate (si possono indicare le direzioni della A16, a pochi chilometri, E
dell'A1 a più di 50km di distanza sullo stesso cartello senza specificare le
distanze? E poi dicono che uno sbaglia!!!), siamo finiti sulla SS Telesina
che porta niente di meno che a Caianello, ovvero a poca distanza dal confine
col Lazio. Strada sicuramente meno trafficata dell'Appia (anche perché non
attraversa nemmeno un paese e sembra essere stata costruita più come
raccordo che per servire delle zone abitate), ma che ci ha indotto
all'ennesimo errore: una volta visto il bivio per Teano ci siamo detti che
eravamo ad un passo dalla fida Appia e, pertanto, senza raggiungere
Caianello, entrare in autostrada ed uscire subito dopo a San Vittore,
avremmo potuto prendere quello svincolo per ritrovare la fida via. Mai
errore fu più grande. Le indicazioni dalle parti del luogo del famoso
incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi sono ancora più confuse e
devianti. Non viene indicata la strada per l'Appia, ma per la Casilina
(eppure lo svincolo per l'Appia esiste: l'avevamo notato all'andata...) e
tutte le direzioni vengono completamente nascoste una volta in paese. Si
arriva ad una rotatoria con tre scelte e nessun cartello: la conformazione
delle strade non aiuta e, pertanto... si sbaglia facilmente. Infatti, dopo
altri chilometri in mezzo al nulla (e con la sgradevole sensazione di star
tornando indietro), ci siamo ritrovati di fronte ad una strada principale e,
tanto per cambiare, senza indicazioni decisive. Anzi no: dietro
all'incrocio, in una posizione quasi invisibile per chi proveniva dalla
nostra direzione c'era un cartello che recitava “Cassino 39”. Dato che il
paesone noto per l'Abbazia si trova sulla Casilina e da lì parte la statale
630 Ausonia, eravamo giunti, finalmente, su una strada che ci avrebbe
riportati a casa. E così è stato. Con fatica, rabbia e delusione, ma ce
l'abbiamo fatta. Rabbia soprattutto una volta entrati nel Lazio: dal nulla
hanno cominciato ad apparire indicazioni stradali ad ogni incrocio di una
certa importanza: cartelli con ben esplicitate direzioni, comuni e distanze
e, soprattutto, anche corretti. Perché, mi chiedo, in Campania il regime
deve essere tanto differente? Ho sentito dire che la Campania è come una
pianta carnivora: ti permette di entrare e ti accoglie magnificamente, ma
non ti lascia più uscire. E' la terza volta negli ultimi tre anni che mi
reco in posti nuovi di tale regione ed è la terza volta che mi ritrovo
davanti agli stessi problemi, pur avendo visitato zone molto distanti tra
loro: quindi deve essere proprio una direttiva locale. Peccato, perché la
regione sarebbe da visitare; solo che bisogna armarsi di tanta pazienza,
tanta benzina ed una guida locale che vi porti in giro. Altrimenti perdersi
è quasi matematico.
Flavio