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28.04.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Natale di Roma con Benigni

Quest'anno, per il 2760° Natale di Roma, ho deciso di farmi un regalo speciale. Vista la concomitanza dell'evento, nonostante la difficoltà a reperire i biglietti, sono andato a vedere lo spettacolo “Tutto Dante” di Roberto Benigni a Piazzale Clodio.
Devo dire che era la seconda volta che mi godevo uno spettacolo del comico fiorentino qui a Roma ed anche l'altra volta, era il 1995, l'esibizione si svolse in una struttura mobile installata nella stessa piazza. Ma il teatro di questo spettacolo è stato davvero un esempio di grande ingegneria applicata alla comunicazione.
Un teatro da 4000 posti completamente smontabile e trasferibile altrove, costruito con grandi strutture in tubolari e copertura in tela ma anche con rifiniture in finto velluto, moquette sopra il pavimento in legno e file di poltroncine di plastica con tanto di cuscini integrati. Davvero un bell'esempio di funzionalità e design.
E davvero magnifico è stato vederlo totalmente riempito: non un posto era lasciato libero a dimostrazione del successo dell'evento.
Prima di entrare nel teatro (unica piccola pecca: gli ultimi 50 metri prima dell'ingresso erano in terreno sterrato e dissestato; non proprio l'ideale, ad esempio, per le persone anziane...), dato che era il compleanno della nostra amata città, il buon Sindaco ci ha offerto uno spettacolo di fuochi d'artificio sopra Monte Mario. Abituato a quelli del paese dove mi reco d'estate, devo dire che la qualità era decisamente migliore, almeno nella seconda parte (inizialmente le figure erano praticamente identiche a quelle minturnesi).
Ma il meglio è venuto dopo: una volta dentro la struttura ed abbassate le luci ci siamo goduti quasi due ore e mezzo di monologo da parte di Roberto Benigni. Ha spaziato dalla cronaca, con tanto di riferimenti al Sindaco, che era seduto in prima fila, al passato recente del nostro Paese (e non solo), al suo bersaglio preferito (Berlusconi), ma anche, per par condicio, agli esponenti principali del governo attuale (meravigliosi i suoi commenti sul ventilato ruolo di Prodi come spia del KGB o la sua rappresentazione di D'Alema, sempre pronto a fare un passo indietro per il bene delle circostanze che lo perseguitano). Ha raccontato episodi della sua gioventù nel paesino tra Firenze e Prato ed, infine, si è dedicato alla spiegazione del quinto canto dell'Inferno (il canto di Paolo e Francesca) come solo un vero studioso dantesco potrebbe fare. La dicotomia tra il comico e l'intellettuale è stata talmente grande da rendere addirittura stridente il passaggio e far risaltare la magnificenza di Benigni. Che si è superato, poi, nel finale quando, dopo aver spiegato terzina per terzina l'intero canto, nonché tutta l'ambientazione dell'Inferno e della Divina Commedia stessa, ha recitato il canto in questione. E' stata un'emozione che ci ha soverchiati tutti, al punto da lasciarmi senza fiato ed emozionato per svariati minuti. Gli applausi si sono sprecati e l'ovazione è stata ovvia e completamente meritata.
In una parola: ho vissuto un Natale di Roma diverso dal solito, ma che non dimenticherò. E consiglio a tutti, se riescono ancora a trovare biglietti per le repliche, di non perdere questa occasione di spaziare dal divertimento della cronaca alla cultura più elevata. Non ve ne pentirete!

Flavio

 

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