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giovedì 10 febbraio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       la città futura

Raul, Fernando, Patrizia, Sebastian

La Roma che voglio è un posto dove in un campo rom 4 bambini non muoiano nel rogo della loro....casa?... in un campo abusivo sull'Appia Nuova.

Quante cose in queste poche parole....

Appia Nuova: chi di noi non c'è stato mai? fosse solo per andare a vedere che prezzi ci sono da Euronics, magari quando intorno a Natale decidiamo di farci un regalo.

Casa: la casa è il luogo della sicurezza. I racconti delle case che prendono fuoco e la gante muore sono cose da primi del 900.

Rom: zingari, ladri, colorati, razziatori di rame, poetici, abili suonatori di violino, stranieri, stanziali... una montagna di definizioni, di constatazioni, di esperienze. Sono stata scippata almeno un paio di volte da rom sul 64 e sotto Natale ladruncoli rom (dice la polizia) con un piede di porco hanno aperto la porta di casa del mio dirimpettaio per rubare due orologi e del denaro: danno alla porta circa 400 euro fra nuova serratura blindata e restauro.

Bambini: l'infanzia per i Rom dura poco, sono bambini più o meno per lo stesso tempo in cui "noi" europei stanziali civili eravamo bambini all'inizio del '900 purchè poveri: a 12/13 anni via a lavorare. Nella Sardegna di Gavino Ledda i bambini andavano a pascolare le pecore a sei anni dopo le seconda guerra mondiale; "noi" adesso abbiamo bamboccioni trentacinquenni. Le bambine rom diventano donne al primo menarca, come succedeva alle bambine di tutti i ceti nel sedicesimo secolo, Giulietta Capuleti compresa.

Campo: roulotte, macchine, baracche... bacinelle di plastica, fili del bucato e telefonini.

Campi abusivi: pare che la famiglia di sta sgomberata otto volte in poco tempo. Diceva bene qualcuno: sgomberare significa dare una alternativa. Dei campi Rom previsti, ne sono stati allestiti solo alcuni, questione di soldi che non ci sono. E chi non è riuscito ad entrarci è andato nei campi abusivi.

 

E poi c'è il resto.

Le facce antiche dei genitori di questi quattro bimbi. Antiche non per una faccenda poetica, antiche perchè invecchiate per noi precocemente, invecchiate come lo erano le facce dei poveri di un secolo fa.

Una madre che ha otto figli e immagino non debba avere più di 40 anni anche se ha le rughe di una 70enne.

Una sorella diciottenne che "aveva in custodia" i fratelli e invece non c'era quando è scoppiato l'incendio. Diciotto anni e Rom: ma perchè avrebbe dovuto esserci? Caso mai ci si chiede dove mai erano i genitori, perchè non erano  a.... casa? Casa?

Casa in un campo abusivo che viene dopo altri campi abusivi e ogni volta fagotto e via?

Campo: è anche comprensibile che i vicini non ce li vogliano i Rom. Non conosco nessuno che abbia un amico Rom. I Rom non si mescolano con "noi". Forse nei romanzi d'appendice c'è la bella gitana... giusto Esmeralda di "Notre Dame"...

Rom perchè Rumeni? Non sempre, non solo.

Bambini che non vanno a scuola.

 

Sono italiani i Rom? Questi bambini morti soffocati dall'incendio erano romani? Qualcuno mi aiuta a capire? Che fanno i Rom per vivere, mangiare, pagare la benzina per le macchine e le schede del cellulare? Ci sono Rom che lavorano? C'è qualcuno che offre lavoro a un Rom? C'è qualcuno che ha un amico Rom?

 

E poi: questa madre e questo padre non sono vestiti come i Roma, lei niente gonne variopinte, niente crocchia di capelli. E le salme dei bambini "tornano in Romania". E' rumena la famiglia?

 

La Roma che voglio è un luogo dove non debbano più morire bambini in un campo abusivo. Voglio una città che dia un luogo decente per vivere, fossero anche abitazioni "leggere" visto che i Rom non vogliono stare in condominio.

La città che voglio è un luogo dove qualcuno mi aiuti a capire.

E dove non ci sia un cordoglio che finisce non appena il giorno dopo incontro una zingara sull'autobus e metto la mano sulla cerniera della borsa.

 

angela

 

A Roma ci sono circa cinquanta micro insediamenti abusivi come quello di Raul, Fernando, Patrizia, Sebastian, cinque baracche in tutto, abitate da parenti. La baracca dove sono morti era fatta di plastica e di legno, ha preso fuoco in un attimo, ancora non si sa come, forse una candela accesa, forse un braciere.

 

 


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