10.01.2007
c'era una volta
Quanto
sei bella Roma!
La beffa alla “Bocca della verità”
Ieri mattina, incoraggiato dal insolito quanto gradito clima
semi-primaverile, ho preso il mio consueto trenino da Cerenova e ho
bighellonato per Roma. Che goduria! Ad un certo punto, trovandomi vicino al
Tevere, nei pressi di S. Maria in Cosmedin, ho creduto di aver visto un
volto politicamente noto nei pressi del famoso chiusino di cloaca murato
nell’atrio della chiesa: ma sì, era proprio l’ex ministro Tremonti!
Probabilmente si accingeva ad infilare la manina nella temibile “bocca della
verità” dopo aver affermato solennemente che il suo governo aveva lasciato
all’Italia i conti perfettamente in regola. Mi sono avvicinato di più, ma ho
constatato di essermi sbagliato: non era, per quanto gli somigliasse,
Pierino il terribile, ma una simpatica guida che raccontava alle decine di
giapponesine estasiate e titubanti accanto alla gelida fessura la leggenda
di quella, come afferma il Belli
“…. faccia de pietra che t’impara
chi ha detta la bucìa, chi nun l’ha detta.”
Chissà se ha detto loro che, probabilmente, ai tempi dei tempi, dietro il
disco, il cui diametro ricordiamo è di quasi un metro e ottanta, per
rafforzare la leggenda sul terribile potere di quella testa di fauno c’era
un incaricato con in mano una tagliente daga? Io, conoscendo il caratterino
dei miei antichi avi, sono portato a crederci.
Avrei invece raccontato volentieri alle belle geishe un’altra storia che
circola per Roma da almeno quattro-cinquecento anni. Sembra che la avvenente
moglie di un nobile romano, stanti le prolungate assenze del marito preso da
varie guerre e guerricciole, avesse trovato il modo di supplire a queste
“carenze coniugali” trovandosi un giovane e robusto amichetto.
Per farla breve, il nobiluomo, raggiunto da pettegolezzi e dicerie, volle
diradare ogni sospetto costringendo la moglie ad affrontare pubblicamente il
giudizio della Bocca della Verità.
Quel giorno, è ovvio, intorno alla Bocca si era radunata una gran folla,
golosamente attratta dalla boccaccesca faccenda; all’arrivo della carrozza
dei nobili, non appena la donna fu scesa, un giovane scalmanato e
gesticolante le corse incontro e l’abbracciò e baciò furiosamente,
trattenuto a stento dai presenti, marito compreso. Poi fuggì, di corsa come
era arrivato.
La donna, imperturbabile, non fece una piega: si avvicinò all’antica pietra,
infilò la mano nel pertugio e volta verso il pubblico esclamò ad alta voce:
“Giuro che mai, dico mai, nessuno mi ha abbracciato e baciato da quando non
son più bimbetta, escluso naturalmente il mio signor marito e quel povero
demente che avete appena visto tutti!”. Poi, tra la folla plaudente, risalì
altera sulla sua carrozza.
Ah, le donne! Ne sanno una più del diavolo.
Claudio