venerdì 10 giugno 2011
c'era una volta
Cabine
telefoniche, addio
Al via la rimozione, la decisione dopo il crollo dell'uso del 90 per
cento. Su alcune sono stati attaccati dei cartelli con un avviso, i
cittadini hanno 30 giorni di tempo per "chiedere che il telefono
pubblico resti attivo" tramite posta elettronica
Addio alle vecchie cabine telefoniche. Nell'era dei cellulari, degli
smartphone, di internet, il loro destino sembra essere segnato. Infatti,
una delibera dell'Agcom (pubblicata nella gazzetta ufficiale numero 77
del 2 gennaio 2010) ha autorizzato Telecom italia a rimuovere i telefoni
pubblici 'in eccesso': saranno 'risparmiati' solo quelli presenti negli
ospedali, nelle scuole e nelle caserme. E allora in questi giorni
capita, girando per la capitale, di vedere affisso su di esse un grande
cartello rosso con scritto: "Questa cabina sarà rimossa dal giorno" e
una data.
Gli irriducibili sostenitori della necessità delle cabine, però, hanno
ancora una arma nelle loro mani: inviare una e-mail all'indirizzo
cabinatelefonica@agcom.it entro 30 giorni dall'affissione del cartello
di rimozione, "per chiedere che questo telefono pubblico resti attivo",
specificando i propri "dati, un recapito, l'indirizzo della cabina e le
motivazioni della richiesta". Quante siano state le mail ed
eventualmente quali cabine siano 'salve' si saprà forse tra una decina
di giorni, quando l'Agcom farà arrivare alla Telecom i dati ufficiali.
Poi inizieranno le rimozioni, che in molti casi sono state già fissate
per il 20 di giugno.
La rete di postazioni telefoniche pubbliche (ptp), comunque, si è già
notevolmente sfoltita negli ultimi dieci anni: se oggi le cabine sono
circa 130 mila, nel 2000 infatti erano 300 mila. Nessuno le usa più.
Secondo quanto riferisce la stessa Telecom Italia, dal 2001 l'uso delle
cabine si è ridotto del 90 per cento, sia come numero di conversazioni
sia come media di minuti passati alla cornetta. L'italia, con un
telefono pubblico ogni 450 abitanti circa, resta però ancora al primo
posto in Europa: adesso quindi l'obiettivo dichiarato è intanto quello
di passare da 130 a 100 mila unità. L'autorità per le garanzie nelle
comunicazioni ha precisato infatti che, per ogni anno successivo
all'entrata in vigore della delibera, possono essere rimosse al massimo
30 mila cabine. Telecom, entro il 31 dicembre di ogni anno, dovrà
comunicare all'Agcom l'aggiornamento della 'banca dati della telefonia
pubblica' e presentare un piano di adeguamento delle postazioni
pubbliche per l'anno successivo.
Le reazioni. Secondo Claudia, studentessa 23enne, oggi "la diffusione
dei telefonini è tale che credo che il luogo adatto per le cabine
telefoniche sia, più che la strada, un museo di arte contemporanea.
Appartengono al passato, non le uso da quando andavo al liceo". La pensa
in maniera simile Mario, commercialista di 48 anni, secondo il quale "i
telefonini, soprattutto quelli di ultima generazione, ci permettono di
fare tutto. Oggi è possibile anche inviare una mail o collegarsi ai
social-network. Forse però mia mamma, che ha 75 anni, non la pensa allo
stesso modo...". Lucia, pensionata 72enne, manifesta effettivamente un
attaccamento maggiore alle "vecchie cabine", anche se poi confessa di
avere, anche lei, un telefonino "che mi ha regalato mio nipote perché
non lo usava più. Ho ancora qualche problema con il cellulare, ma ora
non uso più i telefoni pubblici, anche perché è molto difficile trovare
le schede".
Gli anziani sembrano quindi più dispiaciuti per questa scelta, anche se
pure la loro reazione è maggiormente 'fredda' di quanto si possa
pensare. Lo confermano anche i gestori di una tabaccheria, in zona
piazza Bologna, i quali affermano che nessuno dei loro clienti "si è
lamentato per la possibile rimozione della cabina" situata lì vicino,
"nemmeno le persone più anziane". Le cabine telefoniche, quindi, saranno
solo un ricordo.