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Caffi: le luci del Mediterraneo

Mi sembra che ieri, tutto sommato, fosse una domenica normale, niente che mi avesse potuto mettere in quella particolare disposizione dell'animo, quando si allentano le difese e si è più disposti a farsi attraversare dalle emozioni forti, quando si va con il cuore tanto aperto da "sentire" di più, di vedere meglio.

E allora questo Caffi a Palazzo Braschi deve essere davvero potente.

Ammetto che con Venezia è facile dato il mio noto attaccamento ma questa di Caffi è una Venezia del tutto particolare; come Tintoretto cerca la luce ma è una luce mai vista. Venezia è sotto la neve, Venezia è dentro la nebbia ma soprattutto Venezia è sotto la luna, a volte con una luna che a forza si fa strada tra dense nuvole nere e laggiù, in fondo, brillano sinistri fuochi che vorrebbero essere di festa.

Poi Caffi "parte" da Venezia e arriva in Egitto per testimoniare una cosa che a pensarci bene, certo che sarà stata anche così: la Sfinge è ancora insabbiata, è visibile solo la gigantesca testa. Accanto una serie di piccole opere con un tratto moderno, che ricorda... sì, ricordano il tratto con cui Hugo Pratt ha studiato le sue Etiopiche.

E poi ancora Caffi arriva a Roma per regalarci, fra le altre, due opere che mozzano il fiato. E' di nuovo notte e brilla la luna piena sul Pantheon. Bello, vissuto. Ma quello che non potremo vivere mai, a meno di non eludere la sorveglianza e accettare di passare tutta la notte chiusi dentro, è lo sguardo sull'interno del Colosseo illuminato da una luna piena che ci si chiede come faccia una macchia tonda di colore bianco di cui da vicino si vede la pennellata, il piccolo rilievo, come fa questo tondo a fare tanta luce.

E poi, visto che siamo in tema, c'è il Carnevale romano che non vedremo mai più: nella notte brillano le piccole luci dei moccoletti: sono caotiche, sfrenate, allegre ma sul filo del pericolo e dell'ubriachezza.

Caffi - Museo di Roma 

Palazzo Braschi - piazza S. Pantaleo

fino al 2 maggio

 

ac :)

 

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