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05.12.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

C'erano un volta a Roma i cani liberi

Nella mia famiglia i cani hanno convissuto con gli umani da prima che nascessi. Ed una volta, il modo di tenere in città i migliori amici dell'uomo era molto diverso da quanto sia considerato normale oggigiorno.

 

Il primo cane con cui ho avuto a che fare era Fido. Come tutti i nostri cani, Fido non era romano, ma nativo del sud pontino, nella zona di Minturno. E come tutti i nostri cani, si portava dietro una storia triste di maltrattamenti ed abbandono: era stato ritrovato dai miei nonni, cucciolo, vicino ad un ruscello, legato con una pietra al collo. Avrebbe dovuto morire così perché era più impuro degli altri della cucciolata. Si trattava di un volpino quasi di razza di pochi mesi di vita che, salvato dai miei, si ritrovò poco dopo a diventare suo malgrado cittadino romano. Siamo nell'autunno del 1965 e la vita a Roma è senz'altro meno caotica e pericolosa di quella odierna.

 

Fido aveva collare e guinzaglio, ma spesso, anzi spessissimo, si muoveva libero e felice per le strade della città. Anzi, il secondo giorno a Roma si prese la libertà di andarsene in giro inaspettatamente da solo. Mio nonno lo stava portando a passeggio quando gli scappò: disperazione per tutta la famiglia! Si mossero tutti alla ricerca del povero quadrupede disperso tra i pericoli della città. Ci vollero un paio d'ore prima che rientrassero a casa dove mia nonna li stava aspettando.... in compagnia di Fido! Il furbo volpino, dopo un “giro d'esplorazione” del suo nuovo territorio se ne era tornato beatamente a casa...

 

Cosa che fece per tutta la sua vita. Portarlo fuori a passeggio era solo un optional che i miei si concedevano quando ne avevano voglia. Il cane, infatti, si muoveva da solo ed usciva due volte al giorno per conto suo; completava il suo giro del quartiere, mangiava tutti i rimasugli che trovava per strada e che gli facevano male(quante corse dal veterinario nella sua lunga vita!), “intratteneva” tutte le cagnette che incontrava (ha disseminato tutto il quartiere di suoi eredi più o meno illegittimi) e se ne tornava a casa. Si fermava davanti alla porta di casa; quando qualcuno del palazzo saliva o scendeva a piedi e passava di fronte alla nostra porta suonava e qualcuno andava ad aprire al cagnolino.

 

Ma non era l'unico caso di cane che passeggiava da solo per la città. A parte le cagnette di cui ho accennato, c'era un pastore tedesco che abitava nel palazzo accanto. Spesso i due cani uscivano alla stessa ora, si incontravano e tornavano insieme. Ero piccolo, ma ricordo ancora i due che si fermavano di fronte al portone, si guardavano, “comunicavano” nella loro lingua, quindi scodinzolavano e si dirigevano ciascuno verso il proprio appartamento.

 

Un modo di vivere e gestire i cani che oggi sarebbe inconcepibile. A dire il vero anche pericoloso: una volta Fido non tornò a casa. Disperati, i miei lo cercarono i ogni dove per ore ed ore, ma inutilmente. Quando, ormai, era stata desolatamente rimossa anche la sua cuccia, cinque giorni dopo, il nostro si ripresentò sporco, ferito e stremato. Da quel momento non osò più avvicinarsi alle automobili (cosa che adorava) e fu molto più guardingo. Evidentemente qualcuno, colpito dalla sua bellezza o chissà quali scopi, lo aveva rapito. Per fortuna, il buon Fido era riuscito a scappare e ritrovare la strada di casa. Ai miei sembrò quasi una versione moderna della favola di Lassie...

Fido è morto nel gennaio del 1983, di vecchiaia. Per un bel po' di anni non abbiamo avuto altri cani. Poi, il 30 agosto 1995, la nostra vita è cambiata: è arrivato Flick.

 

Flick, Cicciolo per i familiari, era un incrocio molto più meticcio di Fido. C'era di sicuro un volpino o, secondo alcuni, una vera volpe, più tante altre contaminazioni. Anche lui proveniva dalla parte più meridionale del Lazio, ed anche lui, a causa dei tanti complessi che aveva, doveva aver vissuto una prima parte di vita assai sgradevole. Ha sempre sofferto le altezze (essere preso in braccio o essere messo sulle ginocchia dei padroni lo faceva scappare inorridito), le automobili, è sempre stato sulla difensiva con tutti (rarissimi i casi di non familiari che sono riusciti ad accarezzarlo). Segni di un'infanzia difficile.

Quando è arrivato a Roma il clima, rispetto ai tempi di Fido, era completamente diverso. Il traffico, il numero di altri quadrupedi e relativi resti indesiderati (Fido era specializzato nel lasciare i suoi “ricordini” attaccato agli alberi o nei ciuffi d'erba, e Flick imparò subito a comportarsi nello stesso identico modo, ma la stragrande maggioranza degli altri cani non possiede questo istinto), e le abitudini delle persone erano tali da non permettere più la libertà di cui aveva goduto il suo predecessore. E' vero che Flick era un cane “distratto”, ossia capace di attraversare una strada senza minimamente preoccuparsi delle macchine pur di seguire una sua traccia, ma il motivo fondamentale per cui non è mai stato svincolato dal suo guinzaglio è un altro. A Roma le proteste per la sporcizia dei cani era salita (giustamente) a livelli molto elevati fino a rendere obbligatoria la raccolta degli stessi (segno di maturità acquisita dall'opinione pubblica). Non solo: il ripetersi di casi di aggressione da parte di cani grandi nei confronti di umani aveva portato alla creazione di zone apposite in cui portare le simpatiche bestiole per farle giocare. Flick ha vissuto quasi tutti questi periodi. Davanti a casa mia si trova una villa comunale. Quando portammo Flick a Roma non esisteva una zona cani vera e propria, ma “di abitudine” i padroni degli “abbaianti quadrupedi codati e dentati” si riunivano in una parte ben precisa della stessa, vicino ad uno degli ingressi. Poi, quella stessa area venne ufficialmente dedicata ai nostri amici a quattro zampe, ma si trattava di una porzione ancora libera e vagamente delimitata solo da cartelli.

 

Contemporaneamente, grazie soprattutto all'interessamento di esponenti del Campidoglio come Monica Cirinnà, da anni responsabile dell'ufficio di tutela degli animali del Comune e benefattrice di tante bestiole di varie specie, partiva una pesante campagna di educazione dei padroni in tutta la città. Ed, una volta, anche mio padre fu beccato a non raccogliere, con tanto di multa annessa. Chi sbaglia...

In seguito quelle aree quasi libere dedicate ai nostri amici vennero delimitate da recinti e fu ufficialmente permesso loro di correre liberi senza guinzaglio (cosa che, in fondo, a Flick interessava poco: lui il guinzaglio adorava portarlo in bocca, “autoconducendosi” a spasso... un comportamento davvero unico).

Un'altra grande differenza rispetto ai tempi di Fido era nella cura delle povere bestiole. Negli anni '60 e '70 i veterinari praticavano giusto le antirabbiche e poche altre vaccinazioni. Flick si recava (con terrore) dal veterinario cinque volte all'anno per una serie di vaccini davvero impressionante. Del resto, ai tempi di Fido i cani vivevano immancabilmente su terrazzi e giardini. Flick è stato il primo nostro cane a vivere dentro casa ventiquattro ore al giorno ed a dormire (lo so, non dovrebbe essere così, ma quasi tutti i padroni di cani sanno perfettamente che quella è la norma) su divani e letti. Le protezioni richieste, pertanto, erano davvero cambiate.

Purtroppo, però, la medicina canina non è così risolutiva, come avviene per gli umani: a seguito dell'operazione per la rottura di un legamento del ginocchio, il povero Flick ci ha inaspettatamente lasciati nel settembre del 2005. La sofferenza è stata troppa per restare senza amici a quattro zampe, e pertanto, un paio di mesi dopo, Febo si è aggiunto agli iscritti dei cittadini romani.

 

Di origine cassinate, anche questo splendido meticcio di cane da pastore,  ha dietro una storia terribile di botte, catene strette ed otto giorni senza cibo né acqua lasciato attaccato ad un palo in preda alle intemperie.

Ma, come era successo per il suo “fratello maggiore”, come definiamo il povero Flick, anche lui ha potuto sperimentare i miglioramenti per la vita dei nostri amici che si sono avuti in questi anni nell'Urbe. Oggi, infatti, vedo moltissimi padroni di cani provvisti di paletta e/o sacchetti. Ai tempi in cui era giovane Flick ero guardato come un alieno perché raccoglievo gli escrementi del mio cane (prima che le multe facessero ricredere i più; ma, in ogni caso, si cercava di evitare la scocciatura della raccolta controllando che non vi fossero vigili in zona). Per fortuna, ora, vedo sempre più padroni che puliscono. E tutta la città ringrazia. Qualche anno fa camminare su un marciapiedi equivaleva ad effettuare uno slalom tra i resti degli amici di padroni maleducati (spesso ce la si prende con i cani: non è colpa loro, povere bestie! Sono i padroni che non puliscono, loro si comportano come natura vuole...); oggi, almeno dalle mie parti, i marciapiedi sono notevolmente migliorati. Non sono perfettamente puliti come mi è capitato di vedere in Liguria, ma, rispetto a 5-6 anni fa, è tutta un'altra storia. Anche per quanto riguarda il comportamento degli animali si è assistito ad un netto miglioramento: oggi, spesso, i padroni di cani potenzialmente aggressivi, avvertono a distanza di non far avvicinare il proprio animale; una volta questa sensibilità non era presente e Flick ci ha quasi rimesso la schiena per una “masticata” da parte di un boxer. E' vero che il povero Febo è stato morso da un labrador ed il padrone se l'è pure presa col sottoscritto per ipotetiche colpe del mio cane (che è tra i più dolci del mondo e, nel caso in questione, le ha solo prese senza né provocare, né reagire), ma sono diventati casi sempre più isolati.

Ora ci possiamo godere la splendida compagnia dell'amato Febo, che, a sua volta, si gode l'onore dell'appartenere alla città più bella del mondo.

 

Flavio

 


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