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mercoledì 15 giugno 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'INCHIESTA/ I CANTIERI DI ROMA
In una Capitale senza più opere, un viaggio nei cantieri infiniti, tutti firmati dalle giunte precedenti, dove si costruiscono pezzi della città che verrà .
di PAOLO BOCCACCI


In volo nell'Astronave di Fuksas


Come un'astronave. È già atterrata, già si vede questa Nuvola di Fuksas, questo gioiello dell'architettura contemporanea che planerà sull'Eur alla fine del 2012. "Ce la faremo per quella data", dice l'archistar, che arriva vestito con il suo amato completo nero, giacca, maglietta e caschetto in testa.

Sotto i nostri piedi, nascosti ancora da lastre provvisorie, sono pronti i gradoni che dalla Colombo porteranno giù verso la grande sala, quell'aula da novemila posti che sarà il fiore all'occhiello della Roma dei congressi. Che strano, la Nuvola sembra già viva, nel cantiere super tecnologico di Condotte ("vedete, è un cantiere pulito, tutto fatto d'acciaio, vetro e cemento armato, con i servizi, i fili, i condizionatori, la parte meccanica dell'ingranaggio, che è sotto questa lastra di cemento spessa cinque metri su cui poggia la piazza che attraverserà tutto l'edificio" spiega lui). Ecco gli operai che saldano le armature in ferro rimaste, ecco il colpo d'occhio.

È quasi un'eccezione, in una Roma dove quasi tutti i progetti, compreso questo, sono stati lanciati dalle giunte Rutelli e Veltroni. Dove il "grido di dolore" per la Capitale ferma arriva dai quartieri e dalle stanze delle associazioni dei costruttori. Il nostro viaggio inizia così. Proseguiremo con i cantieri infiniti della Città dello Sport di Calatrava, con il cavalcaferrovia dell'Ostiense che ancora è una specie di incompiuta e chissà quando atterrerà oltre i binari, con la Nuova stazione Tiburtina di Paolo Desideri, con la "Città dei giovani" agli ex Mercati Generali.

Intanto qui lo scheletro è tutto in piedi. Si vedono le gabbie per gli ascensori, quelle per le scale mobili, sotto, interrata, la maxi-sala e, sopra, la vera astronave, il "vascello" della cavea dell'auditorium retto in un punto solo da una struttura anch'essa di acciaio, ma che sembra leggera come una farfalla.

"Guardate lì, quello snodo, tutto si poggia lì, sembra un miracolo, con i martinetti, i dispositivi anti-terremoto, per farlo oscillare".

Lo sguardo di Fuksas cattura i particolari, mentre passeggia nella Nuvola. "Era iniziata male, si è perso un sacco di tempo. Poi abbiamo fatto una gara normale, con un progetto esecutivo bello e pronto. I soldi ci sono tutti. Costerà circa 250 milioni di euro".

Andiamo verso destra, dove si staglia all'improvviso un edificio alto, sottile. "È l'albergo da 440 camere, che potrà accogliere almeno mille convegnisti, noi lo chiamiamo "la lama", avrà tutte le pareti di vetro, la hall sarà alta 70 metri". Proprio davanti al cantiere è alzata una struttura, un intreccio di assi di acciaio, che simulerà quello, immenso, che sarà costruito dopo e che sosterrà la tela Atex, il gioco più ardito della Nuvola.

Ma nel frattempo due pareti di vetro, quella esterna e quella interna, come a baciarsi, sono state alzate. "Guardate" spiega Fuksas "le vibrazioni del vetro, il miracolo di queste due lastre. I vigili del fuoco hanno chiesto che fossero interrotte da aperture, che muovono anche la luce. Così attraverso il vetro passerà l'aria. Accostate l'occhio, non c'è uno sbaglio di un millimetro, un montaggio perfetto, e tutto questo l'ha realizzato un'azienda italiana. Ci vorrebbe un governo che fosse capace di valorizzare l'intelligenza del nostro Paese".

Poi torna all'estetica. "La Nuvola doveva per forza avere queste pareti di vetro, per armonizzarsi con il razionalismo romano dell'Eur. É messa rispetto alla Colombo un po' a spina di pesce, come Piacentini aveva pensato il Palazzo dei Congressi".

Ora siamo sulla grande piazza che si aprirà in mezzo. "Attraverserà tutto l'edificio. Sarà del quartiere, sette mila metri quadrati a disposizione di tutti. La vorrei vedere abitata da alte sculture e installazioni di artisti. Sopra ci sarà un cielo di vetro alto 50 metri, da scalare con ascensori e scale mobili, e di lato scorreranno le sale dei servizi. In alto sei mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici, l'abbattimento dell'anidride carbonica sarà del 60 per cento, l'acqua sarà recuperata e sfruttata tre volte".

Si vede che Fuksas pensa ad altro, quando accarezza con lo sguardo la cavea, il guscio dell'auditorium, che sembra volare sopra la piazza. "Non è in asse, è un po' spostato, non mi piace la simmetria stupida". E poi: "Sono un architetto romano, che come i romani ha l'orgoglio della grande scala e l'umiltà del piccolo dettaglio costruttivo".

Saliamo con gli operai sul vascello. Hanno messo le reti di metallo, stanno cominciando a gettare il cemento. Guarda verso l'alto e in fondo un vetro lo dividerà dal cielo verso la Colombo, anzi verso gli alti pini della Colombo. "L'auditorium potrà ospitare quassù duemila spettatori. Sopra stanno già montando i pannelli di vetro. Sarà coperto da un tetto a guscio che li sfiorerà.

"Guardate che meraviglia, e noi dovremmo cedere alla concorrenza dei coreani?" dice l'architetto, che parteciperà con un team di altri progettisti al concorso per un nuovo aeroporto proprio in Corea. "A Roma lascerò la Nuvola. Volevo realizzare nella mia città un grande progetto. E sono contento".

 


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