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11.12.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ca' Soranzo - Venezia - Italy

Rispetto ai tanti turisti, con Venezia sono stata fortunata: per ragioni in parte di lavoro in parte di piacere, ho avuto perfino delle case che ho abitato qualcuna per pochi giorni, qualcun'altra per mesi, una in particolare per oltre un anno anche se da "pendolare" Roma-Venezia. Ma nessuna di queste case, tutte piene di fascino, nessuna era come Ca' Soranzo, dove abitava Raffaele e dove sono stata tante volte, ogni volta scoprendo nuovi pezzi, nuovi modi di passare da un appartamento all'altro, dal pianerottolo di Raffaele al giardino, fino al terrazzo.

Perchè le altre case erano case, Ca' Soranzo è, come suggerisce il nome, un palazzo nobile veneziano e attraverso le sue stratificazioni, le sue modifiche, si intuisce come un profumo lontano della storia stessa della città.

La mia prima volta a Ca' Soranzo fu sul finire di quell'estate del 2001. Raffaele lo conoscevo appena ed ero appena arrivata per la Mostra del Cinema. Forse per la poca familiarità, Raffaele, che mi aveva gentilmente invitata a pranzo all'Acqua Pazza... ma questa è un'altra storia, dopo pranzo mi aveva sì invitata a Ca' Soranzo ma il mio arrivo annunciato solo all'ultimo momento lo aveva trovato impreparato, non aveva avuto il tempo di mettere in ordine la sua monocamera e mi aveva pregato di aspettarlo in giardino il tempo per lui di prendere certi documenti. Ma non prima di avermi fatto visitare l'androne con le colonne, e la porta d'acqua sul Rio che non tutte le case di Venezia possiedono.

Nel giardino, insieme ad una magnifica scala esterna dalla quale ci si poteva aspettare di vedere scendere Giulietta che corre a sposare di nascosto il suo Romeo, c'è una vera da pozzo. Per chi non ci avesse mai fatto mente locale, a Venezia non possono esserci "pozzi" nell'accezione comune del termine, cioè profondi; non ci sono per lo stesso motivo per cui non ci sono cantine, da cui il clamoroso errore di Indiana Jones che ne "L'ultima crociata" scende nei sotterranei della Biblioteca Marciana, percorre lunghi cunicoli e riemerge a Campo San Barnaba (!!!???) 

I pozzi a Venezia sono poco profondi, servivano a raccogliere l'acqua piovana e sono nei campi in modo che i cittadini potessero attingere. Le case importanti ne avevano una in giardino. E nel giardino di Ca' Soranzo, aspettando Raffaele, mi sono accorta che c'erano presenze di pietra che mi guardavano. E fresco.

Quella è stata l'unica volta che sono andata a Ca' Soranzo di giorno. il resto sono state meravigliose serate con Raffaele e i suoi vicini di casa, quasi sempre studenti di architettura che dividevano l'appartamento accanto al suo.

Il periodo più bello fu quello il cui c'erano lavori nel palazzo e il padrone di casa, proprietario di tutto il palazzo, aveva chiesto a Raffaele di fargli un po' da uomo di fiducia, motivo per cui Raffaele aveva momentaneamente le chiavi dei due appartamenti del proprietario, quello al piano nobile, dove aveva abitato il padre, e la mansarda.

Una sera di novembre, pioveva, Raffaele, pregandomi alla massima attenzione, mi invitò a visitare queste meravigliose parti della casa, come se fosse il rigoroso guardiano di notte di un prezioso e segreto museo. L'appartamento al piano nobile odora di vita passata, di libri antichi, di antiche stampe e vecchi divani. Ci restammo solo il tempo per me di guardare. Poi passando da una scala stretta, salimmo fino al tetto. Era sicuramente l'effetto di queste tante scale diverse nello stesso palazzo che non sono mai riuscita a ricostruire perchè Raffaele a volte mi faceva prendere l'ascensore, a volte mi faceva entrare dal giardino, altre volte da una scala che partiva dall'androne... ma salendo per quella nuova, ulteriore scala che partiva da un pianerottolo più simile all'atrio di una casa che ad uno spazio condominiale, mi sentivo dentro una magnifica avventura, come Cenerentola condotta dentro al palazzo del principe dove potrebbe perdersi.

Tutto mi aspettavo tranne che di arrivare su un terrazzo e avere vicinissimo il campanile pendente di Campo S. Angelo e tra me e lui insospettabili tetti. Terrazzo rarissimo, nato dopo chissà quale antica modifica al palazzo perchè a Venezia ci sono solo tetti di tegole e altane, quella specie di precarie verandine in legno sospese dove la storia narra che le signore prendessero il sole per far diventare i capelli "rosso Tiziano".

E non dimenticherò mai come era felice Raffaele di vedermi estasiata per una casa che amava tanto e che in quei giorni gli sembrava di possedere un po' di più, come un guardiano sente suo il proprio museo.

Da Ca' Soranzo era difficile anche andare via senza perdersi, perchè il campiello ha tre possibili uscite, da qui si arriva a Campo S. Angelo, da lì, si va verso San Maurizio e da lì ancora... bho... direi alla Fenice.

Devo tornarci, anche se Raffaele, purtroppo, non è più qui.

 

:)


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