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04.05.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Il cavallo di bronzo dei Musei Capitolini

Non avendo alcuna propensione per lo sport (alle telecronache, cado in una sorta di stato catatonico), francamente non so dire quanto e se mi piacciano i cavalli. Ma apprezzo il finanziamento dell'ultima parte del restauro di questo bronzo da parte dell'Ippodromo di Capannella, anche se dubito che riuscirā ad avvicinarmi all'equitazione.

 

Degna di un film la storia del cavallo.

E' stato ritrovato a Trastevere, in vicolo delle Palme nel 1849, cioč nel periodo della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi.

Luigi Canina lo attribuisce a Lisippo ma successivamente si sostiene che sia addirittura di Fidia.

Dalla Grecia arriva a Roma con Quinto Metello Macedonico ed č collocato al Portico d'Ottavia. Su come sia arrivato a Trastevere e cosa ci facesse a vicolo delle Palme, nessuno sa nulla.

Vengono fatti lavori di restauro ed č collocato ai Musei Capitolini ma č coperto da incrostazioni, appesantito, le zampe sono distorte tanto da non garantirne l'equilibrio e per anni, qualcuno se lo ricorda, il cavallo č praticamente "appeso" in una delle sale.

Poi, negli anni '80, viene organizzata una mostra con i cavalli di San Marco a Venezia, mostra che fa il giro d'Europa e alla quale partecipa il nostro cavallo che viene sottoposto a importanti restauro tra cui il raddrizzamento della zampa anteriore.

E finalmente questo ultimo intervento che lo restituisce al suo splendore ed equilibrio statico che ha del miracoloso: il cavallo, infatti, č colto nell'attimo in cui sta per lanciarsi al galoppo, piega le zampe posteriori, solleva appena la zampa anteriore destra mentre la sinistra giā scalcia nell'aria; l'orecchio sinistro č piegato all'indietro, le froge dilatate.

 

E' bello, elegante, magro, la testa č quasi scarnificata dalla tensione. Nulla a che vedere con la calma maestosa del cavallo di Marco Aurelio.

 

Sulla collocazione (provvisoria in questa sala degli Orazi e Curiazi e sull'allestimento, devo dire "luci e ombre".

Giusto il dialogo con gli affreschi del Cavalier D'Arpino che, ci accorgiamo, sono pieni di cavalli che guardano 8il nuovo arrivato.

Per le foto di Marco De Logu non so quanto sia appropriata questa collocazione moderna ma figurativa in questo contesto.

Ma sono belle, certamente; bello il modo in cui sono state realizzate: č stato costruito un set a Capannelle dove i purosangue sono stati liberi di gironzolare. Uno di questi "buca lo schermo" con lo sguardo, giuro, quasi imbarazzante come ti guarda.

 

fiore di cactus

 


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