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La fornace di mattoni a Cerveteri

C’era una volta, a Cerveteri, una fornace di mattoni d’argilla.

A dire il vero non si tratta di tempi remoti, parliamo di settanta anni fa, occhio e croce. Ma cominciamo dall’inizio di questa bella storia.

 

 

A Cerveteri c’è una scuola, precisamente la Scuola dell’Infanzia “Maria Montessori”, costruita sul terreno dove, fino alla fine degli anni ’60, sorgeva uno stabilimento industriale di notevole importanza per la città: la fornace di mattoni, una struttura sorta nel 1930 e che in pochi anni divenne la fornitrice di tutto il territorio circostante, e non solo. Produceva materiale pregiato, disponendo di una materia prima, l’argilla locale,di ottima qualità; dava lavoro a centodieci operai, non pochi pensando alla popolazione dell’epoca, circa un terzo dell’attuale.

Poi con il sopravvenire di nuove tecniche di costruzione e di nuovi prodotti per l’edilizia, la fornace venne a trovarsi in difficoltà e, per farla breve, nel 1969 chiuse i battenti. In pochi anni la gente di Cerveteri dimenticò completamente la fornace, di cui restavano soltanto il manufatto di un piccolo deposito di carbone ed un paio di pilastri del cancello di ingresso.

Bene, questo completo oblio non piaceva a Margherita Acciaroli, una giovane, brillante e grintosa maestra della scuola Montessori, che cominciò a fare ricerche, ad intervistare anziani del posto ed ex operai, a raccogliere vecchie foto e immagini dell’importante stabilimento.

Poi raccontò queste cose ai suoi piccoli scolari, bimbi dai tre a i sei anni, che si innamorarono subito di questa bella storia e vollero sapere altro. Nacque così il progetto “C’era una volta la fornace…oggi la mia scuola”. I bimbi incontrarono gli ex operai della fornace, che raccontarono la loro vita ed il loro lavoro al giovane pubblico entusiasta ed assetato di notizie, insegnarono loro a manipolare materialmente l’argilla e costruire dei “mattoni” messi poi ad essiccare al sole. Li ho visti questi mattoni, custoditi con amore dalla maestra Margherita e dai suoi piccoli operai, che ora stanno realizzandone altri, stavolta cotti veramente al fuoco, in attesa di costruire con le loro mani – entro un paio di mesi - un piccolo muro nell’atrio della loro scuola, il loro monumento alla “Fornace di Cerveteri”.

“E’ incredibile” dice una insegnante “ora tutti da grandi vogliono fare i muratori! Nei loro disegni raffigurano i loro nuovi amici, gli ex operai, nelle varie fasi di lavoro, le mogli che portano loro in fabbrica il pranzo!”

Intanto il progetto va avanti, si allarga; lo ha annunciato con giusto orgoglio la signora Acciaroli nell’odierno incontro con la stampa tenuto presso le “Case Grifoni”. La Direzione Didattica dà tutto il suo appoggio all’iniziativa, un Istituto Bancario offre un contributo, l’Amministrazione Comunale patrocina l’evento; addirittura, con grande soddisfazione ed emozione di Margherita Acciaroli, lo spiazzo antistante la scuola, che era l’ingresso dello stabilimento, prenderà ufficialmente, a giorni, il nome “Piazzetta della Fornace”.

In questo spiazzo, oggi 27 marzo, i bambini hanno festeggiato insieme alle loro maestre, alle Autorità Comunali, ai cittadini, l’annuncio di questo prossimo evento “toponomastico”.

Gli anziani ex operai, presenti in buon numero, con malcelato orgoglio mi raccontano: “Lo sa che tutta via Gregorio Settimo, via Baldo degli Ubaldi, parte della Conciliazione, sono fatte con i mattoni della nostra fornace? Ha presente il palazzo della RAI, quel bel colore rosso? Sono i nostri mattoni!”

 

E’ passata alla Storia, grazie agli Etruschi, la grande Kaisra, Caere per i Romani, capitale dell’Etruria Meridionale ai tempi in cui Roma non era che un agglomerato di modesti villaggi appollaiati su sette collinette. Voglio sperare che la bellissima iniziativa della Scuola dell’Infanzia Montessori sia il primo passo di altre preziose scoperte sulla storia di tutti i giorni, quella con la “esse” minuscola, della nostra città.

Claudio Pirolli

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