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19.02.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

La ciclabile di Via Nocera Umbra

Dopo mesi dall'inaugurazione ufficiale, finalmente ce l'ho fatta! Il vostro cronista-ciclista ha percorso la pista ciclabile più vicina a casa sua e vi riporta le sue impressioni.

Prima di tutto un po' di storia: Via Nocera Umbra è un vialone largo e bello posto tra la Tuscolana e gli archi dell'acquedotto Claudio-Felice. Non è lunghissima, circa 500 metri e, negli anni '70 era percorsa dal tranvetto (credo la circolare blu). Oggi, dismesso da decenni il percorso su ferro, al centro delle due carreggiate c'è un divisorio che ha subito tanti interventi da rendere difficile ricostruirne la storia completa.

Inizialmente era solo un tratto sterrato in cui, comodamente, parcheggiavano le auto dei residenti (un po' come succedeva in tante parti di Roma prima che Veltroni cominciasse a smantellare tutti quei comodi parcheggi creando quelli protetti a pagamento che ospitano, se va bene, il 50% delle macchine che si fermavano in precedenza), quindi fu trasformato in una specie di giardino rialzato (per evitare che le auto lo violassero), poi in un giardino con un insulso tratto asfaltato in mezzo con anche spiazzi esagonali e panchine di pietra e, per finire, in pista ciclopedonale. La differenza tra lo stato attuale e quello immediatamente precedente (a parte, si dice, le svariate centinaia di migliaia di euro di costo), consiste nel fatto che è stato chiuso il passaggio che permetteva a coloro che incrociavano Via Narni di effettuare il cambio di direzione (cosa che si aggiunge all'analogo intervento avvenuto per la modifica precedente a Via Montefalco, col risultato che si deve percorrere l'intera via per poter ritornare indietro perché due possibili punti di svolta consecutivi sono stati eliminati), sono state rialzate di una ventina di centimetri le porzioni di camminamento tra uno slargo e l'altro, è stato riasfaltato il tutto (almeno avessero messo il fondo rossastro tipico di tutte le piste ciclabili, tanto amato da noi fruitori perché ha un coefficiente di scivolamento della ruota molto migliore del classico asfalto) e segnalato con la vernice bianca il percorso pedonale e quello ciclabile. Affiancati, visto che la carreggiata era relativamente troppo larga per un normale percorso per le due ruote. Fine degli interventi. In realtà, pare che sia solo l'inizio di un lavoro molto più articolato che il IX Municipio vorrebbe porre in essere, ovvero una pista che si dipani da Via del Mandrione (ma, su tale strada, che fine farebbero le auto? E non è attualmente ipotizzabile di pedonalizzarla senza aspettarsi tremende ripercussioni sull'intero quartiere), a Villa Lais, a Via Nocera Umbra (forse volando, visto che l'unica via percorribile, Via Lugnano in Teverina, è stretta e percorsa in ambo le direzioni da autobus, nonché i suoi marciapiedi sono parimenti inadeguati ad ospitare un percorso protetto) e per terminare nel Parco della Caffarella. Interessante questo ultimo punto: la via dovrebbe attraversare due statali, quali la Tuscolana e l'Appia, che non sono certo particolarmente agevoli per inventare un percorso ciclabile, nonché una serie di strade secondarie in un quartiere densamente popolato come l'Appio Latino che lascia molti dubbi sull'effettiva possibilità di tradurre in realtà tale idea.

Ma torniamo alla prova del fuoco. A bordo della mia fedele bici da corsa, finalmente, ho avuto occasione di scendere (è tutta in leggera discesa, almeno nella direzione percorsa) su questa ciclabile nuova fiammante... E' stata un'esperienza che è durata poche decine di secondi, ma che vi voglio raccontare. I saliscendi creati, pare, per il deflusso delle acque la rendono assolutamente unica e per niente naturale: si pedala, si trova la salitella, quindi si danno due colpi di pedale ed arriva la discesa che ti porta alla salitella successiva. Una serie di gobbe di cammello che non hanno gran senso né danno piacere al percorso. Inoltre, le griglie di scolo dell'acqua sono poste in maniera errata, longitudinali alla marcia, e non trasversali. Data la larghezza delle aperture, non ci sono problemi per chi si muove in mountain bike, ma possono insorgerne anche notevoli per chi usa, come me, una bici da corsa con ruote molto più sottili e sensibili. A metà, poi, ovvero all'altezza della citata Via Narni, è rimasto in mezzo al percorso un grande cartellone pubblicitario con tanto di piloni in piena traiettoria. Veramente una grande idea...

Alla fine della pista, poi, l'ultima chicca: all'altezza della Tuscolana tutto finisce... nel nulla. Si deve girare sulla via automobilistica per arrivare al semaforo e proseguire da qualche altra parte, oppure tornare indietro e percorrere tutta la strada al contrario.

Ovviamente, il mio giudizio su tale strada ciclabile (condiviso da tanta gente che ho incontrato nel quartiere) è profondamente negativo. Non c'era bisogno degli interventi eseguiti per denominare quel tracciato pista ciclabile (in fondo non lo è), né ha senso lo spreco di fondi per un lavoro davvero mediocre. Vedremo se un giorno questa porzione diverrà parte di qualcosa di utile e bello, ma, al momento, il miglior uso che la gente riesce a fare dello spazio acquisito è quello di far passeggiare i cani la mattina e la sera. Ed al mio, lo confesso, quella strada piace tantissimo.

Flavio


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