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Cicloraduno

Domenica 23 Aprile 2006: primo cicloraduno organizzato dalle associazioni ciclistiche per sensibilizzare la cittadinanza ad una mobilità più sostenibile, ossia la bicicletta. Era inclusa, ovviamente, una richiesta di maggiori percorsi dedicati alle biciclette, unico vero sistema alternativo di spostamento per la città non inquinante. Si vociferava addirittura di una presenza del sindaco Veltroni, grande appassionato di bici, ma altri impegni lo hanno allontanato dalla manifestazione. Potevo forse io mancare ad un simile evento dopo i 7000 e passa km percorsi per le vie di Roma sui miei vari (nella storia) “2 pistoni”, come sono solito soprannominare le bici (pistone destro è la gamba destra, pistone sinistro la sinistra)? Ovviamente no.
Ed eccomi puntuale alle 11:00 al raduno insieme alla mia amica Angela (che nel frattempo trova altri amici e conoscenti per strada). L'appuntamento è a Via delle Camene, ma una concomitante gara dilettantistica (di ciclismo, ovviamente!) sposta il raduno dall'altro lato di via delle Terme di Caracalla. Poco male: qualche minuto e tutti siamo riuniti.
Ci sono decine, anzi almeno un centinaio di persone, forse due. Diciamo 200 ciclisti per gli organizzatori, 3 per la questura, come si è soliti sentire per tutte le manifestazioni. La realtà, come sempre, è nel mezzo...
Angela conosce almeno il 50% dei presenti, io nessuno tranne lei ma poco importa. Ci vuole un niente per scambiare una parola, ammirare la bici di chi ti passa vicino (ammetto e confesso che alcune le ho osservate con cupidigia, nonostante io mi presentassi con la mia fiammante Esperia Europe Race 5000 da corsa: quando ci si trova di fronte a certe Colnago o Pinarello non si può che ammirare quegli oggetti; “ubi maior, minor cessat...” diceva Dante....), conoscere gente. Passa un padre con bambino messo su un carrozzino trainato dalla bici, una scena stupenda. Si vede un prototipo di velocipede inverso (ovvero una bici che si guida quasi supini) ed altre stranezze. Ma lo spirito è tutt'altro che competitivo: è una festa per tutti coloro che hanno avuto il coraggio (ed a Roma, come in tutte le grandi città, di coraggio ce ne vuole tanto) di sfidare le auto su questo magnifico trabiccolo a ruote.
Con un po' di ritardo e confusione dovuta all'allegria (ed anche, in parte, alla mancanza di abitudine allo spostarsi in gruppo da parte della maggioranza dei presenti: pochi metri dopo il via un signore di fronte a me ha pesantemente rischiato di finire per terra assieme a tutti quelli che lo seguivano) ci si incammina verso via di S. Gregorio ed il Colosseo. E qui, magnifica sorpresa, ci accolgono dall'altra parte della strada nientemeno che... i centurioni! In contemporanea con la nostra manifestazione, si stava svolgendo una parata in costumi dell'antica Roma. Splendida iniziativa, ma anche sfaldamento del gruppo che, oltre alla salitella di S. Gregorio (leggera solo per chi è in forma), vede i ranghi spezzarsi per tutti coloro che non si perdono l'occasione di ammirare senatori, matrone, centurioni e pretoriani. Il tutto fino a Via dei Fori Imperiali.
Lì la strada torna nostra, ma solo per pochi metri. I turisti a piedi ed un'altra serie di iniziative che si svolgono lungo il tracciato ci bloccano nuovamente ed anche a lungo. Una carrozzella in direzione contraria chiude l'ultimo varco. Il povero cavallo comincia a dare segni di nervosismo, ma non passa né lui, né noi. Ci vuole tempo e calma, ma alla fine il problema è superato senza danni. Quindi ci si riunisce verso Piazza Venezia, luogo in cui si collaudano le capacità di ognuno di sopravvivere. Il traffico è assurdo, nessuno si preoccupa di quel muro di ciclisti e, ad un certo punto, manca poco che un bus turistico non arroti un povero partecipante che, con grande abilità evita il bestione a motore. Qualche vigile che controllasse la situazione non avrebbe fatto male... Ma tant'è. Chi affronta le auto ogni mattina non si spaventa per un po' di traffico in una piazza....
Si raggiunge il Campidoglio e Via del Teatro di Marcello. Sono costretto a perdere la testa del gruppetto di cui faccio parte perché mi sono perso Angela bloccata da un semaforo. Pazienza.
All'altezza della Bocca della Verità un urlo: “Buttiamoci a sinistra!” (non so perché ma spero che non sia solo una proposta di percorrenza...), quindi si affronta la salita del Circo Massimo. Parecchia gente arranca ed io, ammetto, non faccio il galantuomo. Da un po' uso un rapportino leggero leggero (mooooooooolto più agile di quello che uso solitamente in quel luogo) per non sviluppare troppi metri e cadere nella tentazione di scattare e lasciare i miei amici a distanza, ma il richiamo della salita è troppo forte: scatto lo stesso. Supero decine e decine di altri partecipanti, quindi allo scollinamento mi fermo ed aspetto i miei amici. Non tanto, a dire il vero. Angela & c. si sono comportate benissimo nonostante il mezzo non adatto allo scatto (ovviamente qui lo dico e qui lo nego: mai dovranno sapere che sono state in gamba su quella salita...). Poche altre pedalate e siamo di nuovo alle Terme di Caracalla, meta del nostro tour. Un raduno piacevole, divertente, carino. Qualche piccolo problema di gioventù (era pur sempre il primo) facilmente risolvibile in futuro, ma in compenso un utile sprone a tutti i romani di usare questo mezzo bellissimo. Peccato per l'assenza del sindaco: sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Pazienza. Sarà per la prossima volta.
Un'ultima nota a margine dell'evento: ho pedalato assieme a tante persone ed ho notato che la maggior parte dei “ciclisti della domenica”, quelli che usano mezzi “non professionali” sono anche coloro che latitano nell'uso del casco. Eppure sono coloro che maggiormente avrebbero bisogno di tale sistema di sicurezza, perché meno avvezzi al mezzo meccanico. Anche coloro che usano la bici in modo dilettantistico o amatoriale devono usare il casco, ma, almeno, loro sanno quanto sia utile...
Scusate la parentesi, ma io sogno un disegno di legge che renda obbligatorio tale strumento per tutti: so che sarò impopolare, ma troppe persone hanno avuto danni gravi o irreparabili per una stupida caduta dalla bici.... Speriamo che, un giorno, qualche politico illuminato si renda conto del problema.

Flavio

 

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