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02.01.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Il ciclotour di Capodanno

Ormai, per me, è una tradizione consolidata negli anni: il 1° Gennaio, sia che ci sia il sole o nevichi (ma quando mai?), piova o tiri vento, si tira fuori la bici e si compie un giro ben augurante per il nuovo anno. Il tutto nasce dalla tradizione popolare del detto “Ciò che fai a Capodanno lo fai per tutto l'anno”.
Quando ero più giovane andare in bici per Roma era una lotta in famiglia. Mio padre era particolarmente preoccupato e cercava tutte le scuse per evitare che mi cimentassi sulle due ruote. Per cui, un anno, riuscii non so come a strappare un giro attorno all'isolato (o poco più) nel pomeriggio del Capodanno. Era il primo tentativo di rivolta del ciclista che è sempre stato in me, ma anche il precedente che anno dopo anno mi ha permesso di percorrere sempre più chilometri sul sellino delle fidate bici. E, pertanto, negli anni, il ciclotour di Capodanno è diventata una tradizione irrinunciabile del primo giorno dell'anno, quasi come il concerto viennese.

Questa volta, al contrario della norma, ho preferito svolgere il “compito” in mattinata, e non solo perché Febo mi aveva svegliato alle 9 del mattino preoccupato di non uscire per nulla in quella strana mattina dopo tutti quegli odiosi rumori notturni che lo avevano tenuto sveglio. Povera bestiola, lui non ha nozione del fatto che il Capodanno è un giorno sui generis in cui si va a dormire tardi (le 3 passate, stavolta) e ci si sveglia di conseguenza. Fattostà che, dopo averlo portato a compiere i suoi bisogni ed il suo giretto quotidiano... ho pensato al ciclotour. Ammetto che era previsto svolgerlo in mattinata in ogni caso, dato che avevo sentito previsioni del tempo tutt'altro che rassicuranti per il pomeriggio, ed un giro in bici sotto l'acqua è sempre sgradevole, oltre che pericoloso.

Di solito ho idea di dove recarmi durante il giro rituale ma stavolta, complice forse il sonno non del tutto smaltito, sono andato “all'avventura”, con quella meravigliosa attitudine mentale del “prendo una strada fino ad un bivio, poi scelgo da che parte andare e seguo alla strada fino al bivio successivo e così via, ed alla fine scopro dove mi ha portato la strada”, uno dei modi più belli, secondo me, di vivere le due ruote a pedali, che ti fanno entrare in sintonia con tutto ciò che hai accanto. In realtà, lo ammetto, un punto di partenza ce l'avevo: avevo notato che lungo via La Spezia erano state disegnate sull'asfalto delle strisce verdi con il simbolo della bici: un'area ciclabile “alla bolognese” (perché lì le avevo visto per la prima volta), una specie di area promiscua in cui i ciclisti hanno la precedenza su tutti gli altri. Ero curioso di scoprire dove portasse tale tracciato, scoprendo che.... lavori in corso! La via si interrompe improvvisamente a San Giovanni accanto alla striscia della corsia preferenziale dell'autobus. Sono certo che andrà avanti in futuro, ed io sarò pronto a relazionarvi sul dove mi condurrà. Una volta a San Giovanni mi sono lasciato guidare dalla strada finendo a Santa Maria Maggiore (la più bella delle basiliche romane, a mio modestissimo parere), quindi a Via Cavour, dove ho avuto un simpaticissimo siparietto con uno dei vigili addetti alla sorveglianza dell'area pedonale dei Fori. “Ma lo sa che lei è l'unico autorizzato a circolare oggi?” mi ha apostrofato mentre lo superavo
“Certo. Per questo uso la bici” gli ho detto, di rimando, e lui:”Fa bene, fa benissimo!” Il tutto si è concluso con caldi auguri reciproci di Buon Anno. Di solito i vigili li vediamo, soprattutto se siamo in auto, come nostri “nemici”; è bello rendersi conto che possono essere anche persone simpatiche e gioviali...

Una volta “al centro”, una visita a Fontana di Trevi ed alla “mia” Piazza Navona e, quindi il ritorno verso casa. Fino alla decisione, una volta davanti alla scalinata del Campidoglio, di non seguire il percorso solito ma di scendere verso il Teatro di Marcello ed il Circo Massimo era stata una passeggiata meravigliosa, rilassante e bellissima. Purtroppo, però, la discesa verso Largo Petroselli è sempre la solita infida ed assassina. E qui voglio, devo, rivolgere un appello ed una lamentela al Sindaco: possibile che non si sia reso conto di come è ridotta quella strada? Sampietrini dissessati, buche, avvallamenti, pezze che fanno più danni che altro: quella via è una trappola per ogni essere che osi avventurarcisi in bici o motorino! Ed, infatti, anche stavolta ha colpito (e siamo a 2 volte sulle ultime 3!!!): nonostante i freni perennemente tirati per abbassare la velocità e cercare (inutilmente) di guidare il mezzo verso i punti meno dissestati, la manovrabilità della bici era talmente scarsa da non permettermi di evitare i resti di una bottiglia di vetro schiacciata da una ruota di bus. Ed un frammento di vetro si è malignamente incastrato dentro il copertone della ruota posteriore. La totale mancanza di manovrabilità ed ammortizzazione del posteriore mi hanno fatto capire subito ciò che era successo: foratura! Per fortuna (dopo la contemporanea bucatura di ambedue le ruote sulla ciclabile del Tevere) viaggio sempre con due camere d'aria di riserva per cui, imprecando contro ciò che era successo, armato di santa pazienza, ho sostituito la camera d'aria. La prima analisi del copertone non aveva evidenziato ciò che era successo, così potete immaginare il mio stupore quando, in piedi sui pedali sulla salita che costeggia il Circo Massimo, ho cominciato a capire che la ruota dietro si stava nuovamente sgonfiando. Mi sono fermato davanti alla FAO per un nuovo intervento, che però è durato solo fino ad un paio di chilometri da casa. La gomma era nuovamente a terra e non avevo alcuna voglia di rovinare il cerchione o il copertone (avete idea di quanto costino dei buoni cerchioni e copertoni per una bici da corsa?), per cui mi sono armato di santa pazienza e sono tornato a casa a piedi, portando la povera ferita a mano. Una volta lì, con tutta l'attrezzatura a disposizione ho potuto rinvenire il maledetto frammento di vetro che ha devastato il povero copertone (ora c'è un taglio trasversale di quasi un centimetro!) e provvedere alla riparazione definitiva della mia povera Esperia Europe Race 5000.
E' stato, senz'altro il ciclotour più anomalo degli ultimi 15 anni e spero che non sia latore di altri problemi simili o peggiori nel corso dell'anno appena arrivato. Ma, come sempre, lo potremo scoprire solo giorno per giorno, io e la mia fida (?) bicicletta.

Buon Anno a tutti!

Flavio


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