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                                                                                                     c'era una volta C'erano una volta le stelle a Roma

C'era una volta il cielo stellato sopra Roma. Ero un giovane liceale che aveva già deciso che la scienza e l'astronomia sarebbero state il proprio futuro e, finalmente, mi ero comprato un vero telescopio amatoriale, uno di quei grossi tubi con enormi treppiedi che ancora si vedono dai migliori ottici o in centri specializzati. Era uno di quegli strumenti che permettevano la visione del cielo da un oculare posto lateralmente verso la bocca d'ingresso della luce, in modo, tra l'altro, da poter montare il tutto in posizione più agevole. Ed io lo volli collaudare immediatamente da casa.

Il terrazzo della mia abitazione dava su una villa comunale, e pertanto lasciava un piccolo spicchio di volta celeste verso il nord-ovest. Per quanto ci fosse un lampione non troppo distante a disturbare, era possibile in ogni caso osservare stelle fino alla quarta magnitudine e riconoscere, a seconda delle stagioni, le due Orse, Boote, la Lira, il Cigno. Da altre fessure di cielo, d'estate, mi si presentava lo Scorpione, e d'inverno Toro ed Orione. Il tutto facilmente e ad occhio nudo. L'inquinamento era presente, ma non come oggi. Le costellazioni erano visibili con estrema facilità; bastava trovare un punto relativamente lontano dai lampioni. La stessa illuminazione stradale era diversa da quella odierna: si trovavano quasi esclusivamente lampade ai vapori di mercurio, ossia quella luce vagamente bianco-violetta che ancora oggi sono presenti nelle periferie estreme; quelle ai vapori di sodio (le classiche luci gialle diffuse in tutta la città) erano delle rarità. E, per questo, il cielo era più visibile. Le lampade al sodio, a parità di energia diffusa, sono molto più efficienti perché emettono fotoni a frequenze che cadono proprio nella zona di massima sensibilità dell'occhio umano. Ciò è estremamente utile per l'illuminazione, ma toglie la magia dell'alzare gli occhi in alto ed essere accolti da quelle centinaia, migliaia di lucine lontane.

E pensare che ai tempi dei miei genitori anche la Via Lattea era visibile dalla città, tanto scarso era il livello di inquinamento sia atmosferico, che luminoso.

Passavo ore, dal tramonto in poi, ad osservare ciò che il cielo proponeva: Luna, pianeti, stelle, nebulose e così via. Dopo un po' di tempo, riuscivo ad individuare le posizioni degli oggetti da osservare praticamente al volo...

Ricordo ancora una sera di dicembre (ci saranno stati 2-3°C ed una tramontana che tagliava in due) mi ero portato il telescopio sulla terrazza condominiale per poter osservare la galassia di Andromeda, la nostra gemella posta a 2,5 milioni di anni luce di distanza (dietro l'angolo secondo le distanze astronomiche, ma pari a circa 20 miliardi di miliardi di chilometri, tanto per fare un paragone con le distanze che usiamo quotidianamente), nonché l'unica galassia che, con una buona visibilità del cielo, è possibile discernere ad occhio nudo, osservandone anche i bracci. A Roma, anche se si parla di una ventina abbondante di anni fa, ciò era ed è impossibile, ma con l'aiuto di un binocolo o piccolo telescopio, la sua osservazione può dare grande soddisfazione. Ricordo la fatica, una volta individuato il quadrilatero di Pegaso a partire dalla costellazione di Perseo, di trovare il punto giusto in cui, nella costellazione di Andromeda, doveva trovarsi l'omonima galassia. E ricordo l'infinita soddisfazione quando, dentro il piccolo oculare dello strumento, mi apparve quella specie di nebbiolina ellittica che era lo scopo della mia ricerca. Ricordo la fatica a tenere fermo il telescopio (anche per il vento) per poter mettere a fuoco l'oggetto e l'incredibile soddisfazione una volta completata l'osservazione. A posteriori, dopo aver terminato la ricerca, mi resi conto che nella posizione verso cui erano puntati gli specchi del telescopio si trovava un puntino biancastro: la galassia era visibile ad occhio nudo, anche se non si notava la differenza da una stella. A Roma!!!

Oggi tutto questo è assolutamente improponibile. L'aria, nonostante tutto, si è “oscurata”, come dicono gli astrofili; l'inquinamento e le tante luci cittadine hanno alzato la soglia di visibilità e le stelle che possono essere ammirate sono diventate di meno. Oggi è sempre più difficile trovare un posto in cui ci si senta sommersi dalle migliaia e migliaia di “piccole fiammelle”, come gli antichi definivano le stelle, che ci sovrastano. E' un peccato che la modernità ci abbia privato di questo piccolo grande piacere della natura, che dimostra che la vera bellezza, in realtà la si può trovare nei posti più impensati, anche sopra la nostra testa in una notte buia.

Flavio

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