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21.01.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Cina, nascita di un impero

Erano settimane che volevo andare a vedere tale mostra, ancora presente alle Scuderie del Quirinale fino al 4 febbraio. L'idea era partita da una coppia di miei amici che, però, per vari problemi, non hanno mai potuto adempiere a tale sogno. Per cui il 30 Dicembre ho deciso di andarci comunque. Devo ammettere che il periodo e l'interesse non fossero proprio casuali: tanti anni fa avevo visto la mostra sul Fiume Giallo all'E.U.R. (tra l'altro un 2 gennaio con -2°C ed un autobus che non passava mai) ed ero rimasto affascinato dai soldati di terracotta del mausoleo di Qin Shi Huangdi, il primo imperatore della Cina unita, descritto, tra l'altro pochi giorni fa da una splendida trasmissione dell'accoppiata Piero-Alberto Angela, per cui mi presentavo alla mostra con un numero di informazioni davvero notevoli in materia ed altrettanto interesse.
Pensavo che il fatto che ci trovassimo alla fine dell'anno diminuisse il rischio di code all'ingresso, ma mi sbagliavo. Italiani (di varie regioni) e stranieri si addensavano in un pomeriggio tutt'altro che invernale in attesa di entrare. Io, personalmente, non ero al pieno della forma. Per raggiungere il Quirinale, da bravo cittadino, avevo scelto di usare il bus, linea 85. Alla fermata di salita, dopo lunga e snervante attesa, avevo contato ben 17 persone pronte a saltare sul predellino; dentro era pieno come un uovo e, tra uno spintone ed un calcio, nonché le vibrazioni delle strade romane, la mia povera schiena tutt'altro che in salute mi aveva ben presto cominciato a dolere pesantemente. Ma, stringendo i denti, ho atteso i tre quarti d'ora necessari per varcare le porte delle Scuderie. E per trovare una sorpresa davvero sgradita: più che andare a visitare un evento di cultura ed arricchimento, sembrava di essere finiti in un aeroporto. Metal detector e controlli di polizia all'ingresso di un museo: non si era mai visto! Capisco i rischi per la sicurezza nazionale, ma mi chiedo quale folle kamikaze si farebbe saltare in aria o comincerebbe a sparare in mezzo alle sale di una mostra.... E poi perché? Per uccidere della gente che ha un livello di interesse culturale al di sopra della norma? Ma ci pensano la televisione e la società stessa a cercare di eliminare questi residui malriusciti della massificazione al basso del mondo di oggi; non c'è bisogno di azioni esplosive....
Superato quel cancello davvero sgradevole, finalmente, sono entrato nella mostra vera e propria in cui vengono presentati più di 300 pezzi provenienti dalla dinastia Qin (gran parte dalla citata tomba di Qin Shi Huangdi) e dall'ancor più antico stato di Zhou (addirittura epoca 1000-700 a.C.). Nonostante il numero di reperti, la mostra è abbastanza piccola (10 sale in tutto), ma davvero suggestiva. Ogni pezzo, sia in terracotta, che in bronzo, che in giada, è unico per bellezza e fattura. Persino i soldati di terracotta sono diversi da quelli che erano giunti in Italia anni fa (anche perché la scelta è davvero ampia: ne hanno rinvenuti più di 8000...). Da notare alcune giare, alcuni tamburi (uno con vari draghi intrecciati è di una bellezza e di un'inquietudine inimmaginabili), alcune coppe e bicchieri di giada usati per scopi religiosi di una magnificenza eccezionale. Come pure la qualità delle intarsiature e dei disegni su oggetti di bronzo fusi quando da noi Roma non era stata ancora fondata.
Una sola delle armi che brandeggiavano i soldati di terracotta è stata mostrata. Peccato, perché le armi antiche mi hanno sempre affascinato e quell'esemplare di spada dà perfettamente l'idea della cura con cui erano state costruite. E' vero che ne sono state ritrovate poche (gran parte furono depredate secoli e secoli fa), ma la presenza di una sola armatura e di una singola spada è sembrata un po' scarna. In compenso, la ricostruzione (ovvero il calco originale) di un carro da guerra completo con tanto di quadriga di cavalli, auriga e lancieri dà una splendida immagine dell'imponenza dell'esercito di terracotta.
Anche in questa mostra la Cina dimostra di essere stata la prima grandissima civiltà della storia. Peccato che questa magnificenza non sia rimasta tale anche ai giorni nostri ed, attualmente, il passato glorioso sia stato accantonato per una ricerca di occidentalizzazione sfrenata e devastante. La cultura ed il passato di quella terra, da ciò che possiamo vedere, è un retaggio che non si dovrebbe disperdere per il vile denaro. Questa è stata la considerazione che mi è venuta in mente uscendo dalle Scuderie del Quirinale. Suggerisco a tutti, nel poco tempo rimasto prima della chiusura della mostra, di fare come me e vivere questa esperienza in un mondo lontano da noi sia nello spazio che nel tempo.

flavio

 


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