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c'era una volta

La
cinquina del frate
Giorni fa,
passavo davanti alla Chiesa di Santa Maria della Concezione, a Via Veneto,
più conosciuta con il nome di Chiesa dei Cappuccini, lugubremente famosa per
le migliaia di ossa appartenenti a ben 4000 frati raccolte nei secoli e
disposte in elaborate composizioni…artistiche.
Mi è tornata così in mente una storia che mi raccontava mio nonno materno,
il saggio, dolce, estroverso nonno Romeo (del quale prima o poi mi deciderò
a raccontare qualcuno dei tanti aneddoti che hanno costellato la sua vita di
simpatico buontempone romano de Roma, di san Lorenzo tanto per essere
precisi).
Sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo quando si tratta di racconti di
nonno Romeo – che intorno agli anni 1840, all’epoca di Papa Gregorio XVI
tanto per capirci, viveva nel convento un certo fra’ Pacifico che aveva il
grande dono di azzeccare i numeri al lotto. Tanta era la sua fama che i
romani, i quali più di altri “dal lotto speravano soccorso mostrando i c…..
come l’orso” non solo assediavano il convento in cerca di “terni sicuri” ma,
dato che le previsioni del frate si realizzavano con stupefacente
regolarità, spesso rischiavano di sbancare il lotto.
Fu così che un certo giorno il papa si decise a trasferire lontano da Roma
lo scomodo frate indovino. Il giorno della partenza una gran folla di romani
accompagnò il frate fino a Porta del Popolo.
Qui giunto, fra’ Pacifico volle ringraziare i suoi fedeli improvvisando lì
per lì una quartina:
Roma, se santa sei
Perché crudel se’ tanta?
Se dici che se’ santa
Certo bugiarda sei!
I bravi cittadini romani non fecero che giocare al lotto i numeri 66 – 70 –
16 – 60 - 6.
Sembra, ma non ci metto la mano sul fuoco, che la cinquina sia uscita,
secca, sulla ruota di Roma e che il gestore del lotto pontificio abbia
dovuto sborsare una cifra paurosa che fece traballare le casse papali!
Claudio