10.11.2006
c'era una volta

Quanto
eri bella Roma
La cosa che mi è cara ricordare e' quando bambino intorno agli anni del
dopoguerra, Roma era una fonte di improvvisati mestieri.
Nella mia infanzia sognare era ancora lecito: la televisione era quella
della mia vicina di casa, il calcio solo una voce che veniva da una grossa
scatola di legno.
Si poteva ancora fare il bagno alla "marana". Le macchine passavano ogni
tanto.
Andavamo a rubare le nespole al campo del contadino, suonavamo ai portoni e
scappavamo felici,
Il sabato si andava a fare la doccia nei bagni pubblici.
La fame aguzzava l'ingegno e vivere di espedienti era all'ordine del giorno.
Ero affascinato dai pittori dei marciapiedi, li chiamavano.. i madonnari.
dipingevano sui marciapiedi con gessetti colorati delle stupende figure,
aspettando che i passanti gli gettassero a terra dei soldini per poter
mangiare.
Nella mia via passavano carrettini con venditori di cozze, te le apriva e
con un po' di limone le mandavi giù buonissime, se lo facessero oggi credo
che dopo averla mangiata cruda fai tre passi e muori.
C'era una
volta un mondo fantastico.. un mondo che non tornerà più. Ricordo la prima
volta che sono andato al circo, era uno di quei piccoli circhi di periferia
con i carrozzoni angusti e stretti, con le ruote di legno e tende
logore alle finestrelle, con un vecchio camino di latta sul tetto dal quale
usciva un filo di fumo bianco.
Ricordo l'odore delle salsicce che qualcuno fuori dal carrozzone cuoceva
sulla brace e che si mischiava al forte fetore degli animali.
Allestivano lo spettacolo sistemando i carrozzoni in circolo per la pista,
il palco era fatto con delle panche messe in fila una dietro l'altra.
I nomi erano i più disparati: Il circo di Oz.. magia del trapezio... il vero
mangiafuoco...
Guardavo estasiato quegli uomini che dondolavano goffamente sul traballante
trapezio e sognavano di diventare famosi trapezisti per i grandi e celebri
circhi.
Un centurione romano con le vesti sdrucite e unte fungeva da domatore di
leoni interpretati da guitti con la pelle finta sulle spalle.
Un vecchio strumento stonato sparava fuori una gracchiante musica
che accompagnava i loro buffi esercizi.
Per far presa sul "pubblico" in mezzo alla pista c'era un ragazzino che
faceva i salti mortali, mentre un omone grande e grosso ingurgitava da una
bottiglia un liquido oleoso e sputava fuoco avvicinandosi una piccola torcia
alla bocca.
Una bambina girava con un vecchio e stanco somarello, chiedeva 100 lire e
ringraziava togliendosi il cappellino di paglia.
L'uomo forzuto con una catena sul petto ( con un anello finto ) che
sforzandosi e gonfiando il petto sembrava spezzare la grossa catena.
Carini, simpatici, facevano tenerezza, chiedevano un applauso ed erano
felici così.
Nella mia
mente tornano ricordi sfuocati... un uomo a petto nudo che si faceva mettere
un pesante sasso sul ventre ed un altro che fendeva colpi da abbattere un
bue fino a spaccare l'enorme mattone, mentre la gente gridava "basta! che lo
ammazzi".
Un pagliaccio con abiti strappati entrava in pista suonando una stridente
tromba, un ragazzetto che faceva il salto mortale da due metri di altezza e
cadeva su di un materasso unto e sporco sollevando una nuvoletta di polvere,
la gente incantata rideva ed applaudiva.
Chiedevano solo di divertirci, perché le nostre risate e i nostri applausi
erano la loro vita.
Immagini del passato, immagini di gente che cercava di portare stupore tra
il "pubblico".
Immagini del lanciatore di coltelli che erano vecchie posate di cucina.
Immagini che le generazioni di oggi e quelle future non vedranno mai.
Quando sento un organino che suona dico a me stesso....
vorrei tornare a quel periodo solo per un giorno.
ciao ciao
Ubaldo detto Duccio