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mercoledì 30 marzo 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           fuori porta

Civitavecchia

 

Eh sì, a Civitavecchia ci si va solo per prendere il traghetto per la Sardegna, si fa l'autostrada, si esce allo svincolo per il porto, forse si intravedono vecchi bastioni, poi ci si imbarca e tempo che prendi le cose dalla macchina, ti sistemi in cabina, poi sali sul ponte, poi cerchi il ristorante... la nave parte e Civitavecchia si allontana senza che tu l'abbia nemmeno vista. Tanto, siccome la prima cosa che hai visto da lontano è una ciminiera, ti sei anche fatto l'idea che Civitavecchia deve essere una città industriale senza particolari attrattive. E i bastioni? magari si chiede l'altro. Mha, saranno sopravvissuti chissà come magari ai bombardamenti...

E l'ipotesi non è poi lontanissima dalla realtà. Solo che Civitavecchia è altro.

Al solito ci si è messa di mezzo la Banca della Memoria della Provincia di Roma e questo mio itinerare per scuole superiori dove gruppetti di ragazzi partecipano al progetto di raccogliere interviste ai nonni. Civitavecchia da due anni, come altre cittadine, è diventata luogo familiare. Come al solito ci arrivo col treno e di solito alla stazione ci sono sempre Santina o Stefania che mi aspettano per portarmi a scuola in macchina. Perchè, questa fu la prima scoperta, a Civitavecchia il servizio di autobus lascia davvero molto a desiderare: gli autobus sono a intervalli orari di un'ora e anche oltre, perfino dalla stazione.

 

 

 

A quel primo appuntamento ero arrivata in anticipo. Non mi dispiace mai avere tempo per guardarmi intorno.

La seconda scoperta fu che la stazione di Civitavecchia è molto vicina al Lungomare e in un punto che è stato restaurato di recente con la creazione, sotto il muro di contenimento, di una specie di giardino marittimo con le panchine, un piccolo angolo di pace e salsedine frequentato, ho visto dopo, da signore straniere che vanno lì nel primo pomeriggio d'inverno, a leggere al sole. L'ho fatto spesso anche io, arrivando scientemente in anticipo per concedermi un po' di aria di mare.

Sì, perchè Civitavecchia per me è diventata "mare".

Un paio di settimane fa sono arrivata che era appena passato il cattivo tempo (a Roma diluviava) e già alla stazione, appena aperte le porte del treno, sono stata investita da una folata di salsedine come se l'aria fosse piena di minuscole gocce d'acqua di mare.

E infatti c'era una bellissima, potente mareggiata. E dal muro sulla spiaggia arrivavano quasi gli spruzzi. E c'era una luce bellissima.

 

Un giorno a Civitavecchia ci sono andata di mattina, a seguire una iniziativa al Teatro. Gli organizzatori erano in parte gli stessi funzionari della Provincia di Roma che seguono anche Banca della Memoria, ormai amici. Il teatro non è molto lontano dalla stazione, si fa inevitabilmente un pezzo di lungomare, alla fine si arriva in un punto dove, con la macchina, bisogna per forza girare a destra perchè di fronte, accanto ad un palazzo, c'è una scalinata alta che sale nel nulla, sembra verso il cielo, visto che è tanto alta che non lascia vedere nulla. Appena girati, a sinistra comincia il corso principale, andando dritti, un centinaio di metri e c'è il teatro comunale che in questi anni è diretto da Pino Quartullo.

Alla fine della mattinata qualcuno degli amici-colleghi mi ha chiesto se volevo un passaggio in macchina per tornare a Roma ma io ho detto che avevo da fare. Hanno pensato a qualcosa relativo alla scuola e invece io avevo deciso che volevo vedere cosa c'era in cima a quella scala verso il cielo.

 

E in cima c'è una meraviglia: il percorso lungo i bastioni di Michelangelo appena restaurati, un camminamento fra mare, storia, inserti di architettura moderna e profumi di frittura di pesce. Da perderci occhi e naso e cuore. Ho fatto tutto il percorso fino in fondo convinta di arrivare al porto e così è stato almeno in parte; perchè gli imbarchi dei traghetti sono ancora più lontani dall'ingresso del porto, così mi ha detto il finanziere di guardia.

Tornando indietro per il triste corso moderno frutto di bombardamenti, alla stazione ho chiesto se ci fosse una navetta per il porto: il ferroviere alla biglietteria mi ha guardata come una pazza "No, signora, ci sono i taxi", come se fosse la cosa più normale della terra.

 

Ho fatto ricerche ma non sono riuscita a capire perchè Civitavecchia, il porto più importante del Tirreno centrale, praticamente il porto turistico di Roma, abbia la stazione esattamente dalla parte opposta della città; città che non è poi un paesetto. Ma ho scoperto che fino a pochi anni fa in effetti il collegamento c'era: un binario che correva su lungomare e che poi è stato eliminato, giustamente da un punto di vista paesaggistico e di fruizione del mare.

Ma allora quel treno giallo crema e rosso bordeaux che alla stazione di San Pietro porta frotte di crocieristi americani da Civitavecchia e viceversa? Treno privato privatissimo che non si può salire e che, giura il capostazione di San Pietro, li porta dritti dritti alle navi?

Ebbene, pare che ci sia un binario che passa a monte della città. Mi chiedo quanto paghi la compagnia di viaggio alle Ferrovie dello Stato per l'uso esclusivo...

 

Poi, lavorando coi ragazzi dell'inevitabile istituto nautico ho scoperto che a Civitavecchia non si imbarca nessuno, che pochissime persone scelgono la vita di mare. E questa è una cosa curiosa. I ragazzi dicono che è troppo faticoso. Ne ho conosciuto solo uno che appena preso il diploma al nautico si imbarca; ha faccia dura, sembra più vecchio dei suoi diciotto-diciannove anni ma è uno che già lavora, aiuta il padre vetraio facendo le cornici e passpartout per le stampe.

 

A Civitavecchia ci vado sempre volentieri, continuo ad arrivare con una mezzoretta di anticipo e me ne vado al mare a leggere il mio e-book mangiando il mio panino all'ombra di una palma.

Quello che mi affascina è la mescolanza, laggiù verso il porto, di antico (i bastioni) e industriale (il cementificio) e il bianco delle grandi bellissime navi, quelle tanto grandi che sono più altre di tutto, che sono tanto belle che mi viene voglia di saltarci subito sopra e partire per mare.

Mica sono di Civitavecchia, io mi imbarcherei anche stanotte.

 

angela :)

 

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