scrivi - qui non scrivono solo i giornalisti - scrive chi vuole raccontare le storie di Roma e dei romani ... e dintorni - scrivici

 scrivi 

30.10.2006 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

A scuola a piedi.. tutti insieme

Da casa mia alla scuola elementare, la Giosuè Carducci, sempre in via La Spezia dove abitavo, c’erano circa quattrocento metri, uno più uno meno.
Li percorrevamo in un folto gruppo, ragazzini dai sei ai dieci, undici anni, provenienti sia dai civici 61, 71 e 81, tre palazzi identici di sei piani ciascuno, le famose “case popolari” e dal dirimpettaio grande complesso delle “case dei tranvieri”.
All’incirca alle otto cominciavamo a sciamare dai tre portoni, ci congiungevamo prima di arrivare all’incrocio di via Nola, assieme a quelli dei “tranvieri” che attraversavano subito via La Spezia per unirsi a noi e cominciare così la solita “guera” a cartellate, specie tra i più grandicelli. Una specie di “torre di vedetta” era rappresentata dalle madri, che durante il percorso ci seguivano dalle finestre: “attenti, arriva una macchina!!” era il preoccupato allarme lanciato agli incauti attraversatori.
Era vero, c’era da stare ben attenti, ogni tanto un’automobile sbucava da piazza Lodi, o da via Monza, quando non era lo sferragliante tram n. 15 che andava a Monte Savello con passaggi ogni 15/20 minuti. A sorvegliare l’incrocio “pericoloso” con via Nola subentrava poi un’altra madre del lato del “61” che dava appunto su questa strada: “Ecco, daje, non passa nessuno, corète!”
Da quel momento il tragitto diventava assolutamente tranquillo, non c’erano altri attraversamenti, costeggiavamo i “villini”, con il loro minigiardinetto, con la perenne tentazione di suonare i campanelli e scappare, cosa che qualche volta “ i grandi” facevano, e poi dovevamo correre tutti.
Arrivati a scuola, che tutti naturalmente chiamavamo “Gesù Carducci”, il gruppone si suddivideva: i maschi entravano dal primo portone, le femmine dal successivo, dieci metri più in giù. Mia sorella, tre classi più grande di me, lasciava finalmente la mano, sudata, che mi aveva tenuto stretta per tutto il tempo: “Alla mezza aspettame qui sotto le scale e non te mòve!”
Poi, cinquant’anni dopo, è arrivato lo scuolabus.
Claudio

 


accade a Roma


soggettive

la città futura

c'era una volta

città del cinema

for de porta

antichi sapori

roma sparita  

parole di sindaco


Comune di Roma

Atac Roma

Auditorium

Casa del Cinema

Casa del jazz

Casa dei Teatri

Casa Letterature

Casa Architettura

MACRO

TorBellaMonaca

Teatro di Roma

Teatro dell'Opera


LaScatolaChiara

Charta Roma

Zètema

Upter

Città del Gusto

Trenitalia

Aeroporti di Roma

Cinecittà

Battelli di Roma

La Sapienza

Tor Vergata

Roma3

CameraCommercio


Provincia di Roma

Regione Lazio