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                                                                                                   accade a Roma

Il consiglio dei bambini incontra la Giunta

Sono 42, non superano i dieci anni e per un'oretta sono stata tra l'intenerito e l'incredulo.

A Roma c'è da un paio d'anni il consiglio dei Bambini e di recente lo statuto del Comune di Roma lo ha reso istituzionale: ci sarà per sempre.

Ieri mattina i 42 consiglieri hanno incontrato la giunta per esporre le loro richieste, frutto del lavoro di questi mesi.

E naturalmente le richieste ruotano tutte intorno all'attività principale dei bambini, dopo la scuola, cioè il gioco. Eh, già, sono bambini, e i bambini giocano per diventare grandi.. Per un momento la serietà, le scioltezza e la proprietà di linguaggio, e forse anche l'ufficialità della circostanza, mi hanno fatto dimenticare che sono bambini, per un attimo mi sono detta "ma vogliono solo divertirsi!". Certo che sì, i bambini hanno diritto al gioco perchè è la loro attività cognitiva.

Dal lavoro fatto e dalle richieste avanzate alla Giunta, presieduta da un gioiosamente serio Sindaco Veltroni (che secondo qualcuno ha il dono di essere rimasto un po' "ragazzo", per nostra fortuna), sembra però che giocare non sia una cosa tanto facile. non sapevo, ad esempio, che ad un certo punto è stato vietato giocare nei luoghi pubblici (santo cielo, possibile???) e che è stato necessario modificare un certo art. 106 perchè giocare sia di nuovo possibile nei parchi o nei cortili. Che brutto mondo, poveri bimbi! E pare, fra l'altro, che i grandi facciano orecchie da mercante, non sanno dell'art. 106 e che a qualche bambino che gioca nel cortile sia stata fatta una multa di dieci euro. Ma siamo impazziti!!

Il consiglio dei bambini quindi ha lavorato all'elaborazione di una campagna di comunicazione e ha chiesto al Comune di affiggere manifesti (disegnati da loro), di mandare comunicati nella Radio sulla Metro, di fare comunicazione sugli autobus, di sostituire i cartelli "vietato giocare" presenti nei parchi con altri che dicano "consentito giocare".

Jasmine ha chiesto se si poteva far passare una macchina col megafono a dire "l'art. 106 è stato modificato, si può giocare nei luoghi pubblici", come il carretto dell'arrotino;  ma questa è l'unica richiesta che Veltroni non ha accolto spiegando che sarebbe una forma di comunicazione imposta e per giunta piuttosto fastidiosa.

Il consiglio ha anche scritto tre lettere indirizzate ai municipi, agli insegnanti, ai genitori; quella ai genitori stringe il cuore perchè dice che mamma e papà, tra lo shopping e gli amici, nel tempo libero non hanno tempo per i bambini che in tutto questo non è che si divertano molto (è VEROOOOO, a me di andare in visita dalle zie per ascoltare i pettegolezzi non me ne importava nulla); vorrebbero invece andare nei parchi o nei musei, perfino mi permetto di aggiungere.

A questo punto mi sono chiesta come è fatto il consiglio dei bambini. Semplice: una scuola elementare per ogni municipio, due bambini, un maschietto e una femminuccia (altro che quote rosa!), uno di quarta e uno di quinta. 10 Municipi, 38 bambini. Gli altri 4 sono scelti tra i bambini che rappresentano una categoria: diversamente abile, condizione di lungodegenza in ospedale, straniero...

Veltroni, per far capire l'importanza della nuova norma dello statuto ha detto "E così il Consiglio dei Bambini ci sarà per sempre, ogni anno, anche fra trent'anni". E un bambino ha chiesto "e tu sarai sindaco fra trent'anni?"

Maria Pia Garavaglia gli ha detto "magari fra trent'anni il sindaco sarai tu". Certo se cominciano così bene, si può ben sperare nel futuro della nostra politica.

C'è un sito: www.lacittadeibambini.org

J

 

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