lunedì 23 gennaio 2012
soggettive

Il
bimbo davanti alla balena spiaggiata
"Piangevano, gli ho dato le mie coperte"
Il
naufragio della Costa Concordia al largo all'Isola del Giglio raccontata
dagli abitanti. Che sono corsi in strada per dare una mano
di ADRIANO SOFRI
ISOLA
DEL GIGLIO - Leonardo tiene le mani sprofondate nelle tasche e parla col
mento dentro il colletto, come un lupo di mare. Ha un suo battellino a
remi, ha dieci anni, fa la quarta. "La mamma mi dice: 'Oh, apri la
finestra'. C'era il saluto della nave". Al Giglio - spiega la mamma - il
suono della sirena si dice "tufare": la tufa era la conchiglia in cui
soffiare. "Ho salutato. Loro erano in pericolo, noi non ce eravamo
accorti, aspettavamo i tre fischi. Poi abbiamo capito e l'allegria è
finita. Hanno buttato l'ancora, i megafoni dicevano Calma, i passeggeri
urlavano. Il babbo è uscito con la barca ad aiutare. Il babbo è
pescatore, meccanico e ormeggiatore. Quando hanno cominciato ad arrivare
le scialuppe ero già sulla punta del molo. Arrivavano zuppi. La mamma mi
ha detto: adesso tu vai a letto. Ma adesso io non avevo sonno. Portavamo
le persone alla chiesa, abbiamo distribuito l'acqua, il tè e le coperte.
Piangevano, volevano andare a casa, non si capivano. I bambini piccoli
li mandavamo all'hotel Bahamas o all'asilo".
Hai immaginato che toccasse a te? Di trovarti nei panni zuppi? "Sicuro,
perché l'anno scorso c'ero io sulla stessa nave. Siamo partiti da
Civitavecchia e poi abbiamo fatto Barcellona, le Canarie, Madeira,
Malaga e ritorno". E quando siete passati dal Giglio avete tufato? "No,
quella volta eravamo passati più lontano". Quanti siete voi bambini e
ragazzi d'inverno, al Giglio? "Una trentina in tutto alle elementari,
una ventina alla media". E il tuo migliore amico chi è? "Giuseppe, ha
due anni di più. Lui però non abita sul porto, perciò dormiva". Quanto
ci metteranno a raddrizzare la nave? Hai visto le persone che cercano di
risospingere in mare le grandi balene spiaggiate? "Con le balene avrei
un po' paura. Secondo me ci metteranno un annetto".
E tutto questo subbuglio, le telecamere e i giornalisti e l'avventura, a
parte il dispiacere per le persone che sono morte e sono state male, ti
piace? "No, mi piace solo di avere aiutato. Ora non possiamo fare le
gare di bicicletta". D'inverno preferiresti stare qui o in città? "Qui
si possono fare più cose, e io pesco dei pesci, in città c'è il parco
giochi". "Allora perché - protesta la mamma - mi hai risposto 'Ci vai
tu, io resto col mio babbo'?". Hai letto un libro quest'anno? "Tom
Sawyer a scuola e La scuola degli Acchiappadraghi a casa". Che cosa
c'era nella tasca di Tom Sawyer? "Una pallina, un topo morto legato col
filo, un pezzo di gomma, una scatola di petardi e una piccola pulce".
Li ho incontrati che uscivano dalla chiesa, Leonardo e la mamma, Paola.
Lei racconta come tutti abbiano dato quello che potevano, così
all'improvviso: coperte di casa, indumenti. Li riavrete mai? "Non ci
abbiamo nemmeno pensato. Don Sandro, alla Caritas di Porto Santo
Stefano, dice che qualcosa rimanderanno. La provvidenza è stata suor
Lina, che era missionaria in Venezuela ed è parsimoniosa e all'asilo
aveva messo insieme una quantità di coperte e vestiti. Ci sono altre due
suore, giovani, una filippina e una indonesiana, Wilma e Maria. Nella
chiesa, dopo il viavai dei passeggeri è arrivata la bassa forza
dell'equipaggio, e si sono seduti a bere il tè a occhi bassi e stavano
zitti zitti, finché suor Wilma e suor Maria hanno scambiato con loro due
parole e loro erano filippini e indonesiani, è stata un'emozione
fortissima, e le due suorine si sono illuminate come candele, e poi non
la smettevano di chiedere e raccontare e meravigliarsi di che vita
fanno".
Il famoso curato è don Lorenzo, sul portone ha affisso un foglio col suo
numero di cellulare: 333 2658575. Caduto nella tentazione delle
telecamere? Non scherziamo, dice, quel foglio è attaccato lì da sempre,
chiunque può trovarmi quando ne ha bisogno. Lo trovo in sacrestia che
ripiega tovaglie ricamate e frangiate d'oro che fino a poco fa sono
servite per avvolgere persone intirizzite. È qui da tre mesi, ha tante
storie alle spalle e poca voglia di perdere tempo a raccontarle, fu
attratto dal cristianesimo sociale, poi fu monaco cistercense per una
ventina d'anni, poi parroco di paesi. Quando ha preso le sue coperte ed
è sceso in chiesa e qualcuno gliele ha chieste si è scusato: "Sono prima
per i bambini". Non hanno protestato. Erano molto dignitosi, dice, e
ormai non erano più atterriti, non c'è stata rabbia né litigi, erano
solo seduti a cercare di riscaldarsi, "ma non dimenticherò mai gli occhi
spaesati, smarriti".
Don Lorenzo crede che sulla terra "c'è posto per tutti e per tutto:
purché l'uomo non sia arrogante, non creda di bastare a se stesso". Uno
dei suoi fedeli mi dice: "Tante disgrazie di colpo da noi: il naufragio,
e la signora che è morta". Nel seguito della conversazione viene fuori
che la signora che è morta aveva 92 anni.
Arrivano in sacrestia il corrispondente del Times e un veterinario a
chiedere notizie del cane malato di don Lorenzo. Resto a parlare col
veterinario, si chiama Antonello, ha 39 anni, lavora a Prato. È arrivato
proprio venerdì sera per stare un fine settimana nella sua isola, non
veniva da agosto.
"Sono uscito per spostare la macchina e ho visto la nave. Mi sembrava
inclinata. Ho chiamato il babbo: "È inclinata forte!" "Ma va". Sono
tornato a guardare e ho richiamato: "Sta affondando!" "Ma su!" Quando
l'ha vista! Meno male che ero tornato a far numero: c'erano due
carabinieri, due vigili urbani, mio fratello e qualche altro ragazzo.
Arrivano le scialuppe, c'è una famigliola francese, la mamma ha indosso
solo la biancheria, un bambino zuppo, gli metto su il mio cappellino e
la mia maglia, poi vado a prendere quello che ho di maglie, calzini...
Qualcuno mi dice: "Money money", volevano pagarmeli!". Qualche
passeggero aveva degli animali? "Non ne ho visto nessuno. Però nella
concitazione ieri è andato sotto un'auto un canino del Giglio,
poveretto".
C'è un giovane comandante di nave, coi bambini. "Le isole, chi non le
conosce, meglio che stia alla larga. In Italia la sicurezza non è più la
prima cosa. Orari lunghi, meno personale, filippini che non parlano
l'inglese, che non hanno nessun brevetto. Ho lavorato in Inghilterra con
equipaggi indiani, ma erano marinai provetti". Tutti credono di sapere
che cosa è successo, ma hanno una riserva a pronunciarsi sul comandante,
per non infierire, o perché sentono che perfino una pazzia inaudita come
questa può capitare, tant'è vero che è capitata. Uno che ha fatto 40
anni di mare da nostromo e ne ha più di 80 non vuol sentir parlare di
Titanic. Il Titanic nella piscina di casa, bofonchia amaro.
Anch'io rilutto al paragone col Titanic, soprattutto perché il Titanic è
svaporato fino a diventare una grandiosa metafora, e invece le tragedie,
anche quelle assurde in una tinozza, devono restare attaccate almeno per
un po' alla realtà, al buio, all'acqua gelata, ai morti e i feriti e gli
spaventati, ai bambini turisti e a quelli dell'arcipelago toscano, alle
suore e ai mezzi marinai pakistani. Quando si è così a mal partito,
tutto fa da metafora. Uno racconta che, con quella balena colorata lì
davanti, ha sognato che l'Italia intera, la penisola, si piegava sul
fianco del Tirreno, come la Costa Concordia, e valla a raddrizzare. Ero
venuto col governatore della Toscana, come ora li chiamano. "E pensare -
ha detto - che la parola governo viene dal greco e significa pilotare la
nave".
(16 gennaio 2012)