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23.12.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                     antichi sapori e ... buon natale!

Crispelle

....

suona male, un po' falso, posticcio, stonato come tutti i nomi "tradotti" dal dialetto in italiano.

Il nome è "crispeddi" dove la "D" invece di essere dentale è palatale, un po' come nella fonetica inglese.

"I cripeddhi" erano il dolce povero del natale, o meglio: era uno dei piatti tipici della vigilia di Natale quando si mangiava rigorosamente "di magro".

Cosa sono? Frittelle di acqua lievito (di birra) e farina. Sic et simpliciter (si fa per dire)

A casa si facevano la mattina del 24 dicembre e regola voleva che non ne avanzassero per il giorno della festa, quando si passava a ben altre leccornie.

Così la mamma di mattina presto, giorno della vigilia di natale, la trovavi in cucina alle prese con una stravagante quantità di farina impastata nel "bavano", una grande insalatiera di coccio con i colori tradizionali delle ceramiche siciliane, macchiettato di verde su uno sfondo bianco, un recipiente grande che nella nostra famiglia si usava solo quella mattina per impastare i "crispeddhi"

Nelle proporzioni dovute:

cinque cucchiai pieni di farina

un bicchiere (da vino) di birra temperatura ambiente e appena stappata

un cubetto di lievito di birra

un pizzico di sale

un pizzico di zucchero

Nella birra appena tiepida sciogliere il cubetto di lievito e impastare. Impastare, impastare, impastare... per venti minuti (!!!)

L'impasto deve essere un po' più denso di quello del ciambellone.

.... certo detto così può essere sconfortante, e se nessuno ha mai fatto un ciambellone?

Va bene, rispettiamo le proporzioni e, fidatevi, l'impasto sarà della giusta gommosa elastica consistenza. I venti minuti? quelli sarebbero necessari, immagino per far prendere la giusta aria all'impasto già nella prima fase ma... fate voi.

Coprire il recipiente che contiene l'impasto con un panno pesante, meglio se di lana e lasciare crescere per almeno un'ora.

Questo della lana era un mistero, mia madre avvolgeva il "bavano" con una coperta, spesso la mia adorata copertina di lana, insomma il vecchio plaid. La lana evidentemente, rispetto al cotone degli strofinacci da cucina, per quanto pesanti, mantiene meglio il calore della birra tiepida e favorisce la lievitazione.

Dopo un'ora si fa scaldare tanto olio in una pentola profonda o nella friggitrice e ... cjuffffff, col mestolino o col cucchiaio via alle frittelle che si gonfieranno subito belle allegre.

A me i crispeddhi non mi piacevano affatto. Quelle semplici non sapevano di niente e le altre erano ancora peggio: con lo zucchero versato sopra appena levate dal fuoco (ma non erano dolci veri e propri), con le acciughe in mezzo all'impasto (orrore, odio le acciughe, non le mangio nemmeno sulla pizza, odio la napoletana per via delle acciughe), con l'uva passa nell'impasto (già meglio ma anche queste non erano veramente dolci). E tutto sapeva di fritto untuoso. Lontanissimo dalla divina bontà delle patate, o delle cotolette o delle polpette.

Insomma la vigilia di Natale per me era veramente di magro, nel senso che mangiavo praticamente nulla perchè nulla mi piaceva, come spesso capita ai bambini che solo da grandi scopriranno....

Ero già grande e forse ero già a Roma quando durante una vacanza nel vecchio romantico profondo sud, in un bar elegante, con l'aperitivo mi servirono le "crispelline", piccole, fritte al punto giusto, livello di unto zero: le divorai malgrado l'odiosa acciughina.

Un po' come gli arabi che mangiano il panettone in ogni stagione perchè nella loro terra è un dolce come un altro, mi verrebbe da fare i crispeddhi in qualunque periodo perchè mi piace moltissimo l'odore leggermente acido del lievito di birra e mi piace altrettanto cucinare cose complesse, perchè per nutrirsi bastano le flebo, invece mangiare è ben altra cosa. Ma  " i crispeddhi" le faccio solo nel periodo di Natale, non solo la vigilia ma mai prima dell'8 dicembre, mai oltre il 24 dicembre.

Però non le faccio mai con le acciughe (bleah), della tradizione ho salvato solo l'uva passa, le altre le farcisco con le olive.  Mi piace finalmente addentarle calde, come è giusto che sia, E poi le uso come fossero pane caldo, ci metto sopra il formaggio... la mortadella...

abbasso le diete! è natale

 

angela :)

 


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