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16.03.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                    antichi sapori

Cudduraci: dalla Calabria con...

 

Per quanto mi sforzo, non riesco proprio a capire da dove possa mai venire il nome. Ma ho studiato "solo" latino, il greco mi manca e questo è un dolce tipico della Calabria, Calabria che con la Grecia ha avuto molto a che fare.

E infatti era il dolce dove mia  madre, cuoca per dovere, riusciva sempre senza mai sbagliare una dose, un sapore....

Credo che fosse in questo più brava dell'onnipresente Mariuccia comprese le donne della sua famiglia.

C'è da dire che le due, mia madre e Mariuccia, non si intendevano sul nome (e te pareva!), una li chiamava "curuddaci" e l'altra "cudduraci",che è il nome vero. Francamente non riesco a ricordare chi chiamava come, le loro diatribe mi suscitavano una sola reazione: sbuffavo.

Mariuccia si è sentita depositaria del segreto supremo e come fanno i depositari quando gli chiedi come si fa, lei ti dice "semplice, prendi la farina, lo zucchero, le uova.." le proporzioni sono sempre piuttosto vaghe. E la ricetta si conclude con un "poi ti regoli". NO COMMENT.

Ma, cara Mariuccia, avendo vinto a Carnevale dell'anno passato la battaglia contro la pasta frolla, ecco che svelo il mistero dei cudduraci perchè la pasta altro non è che frolla.

 

Al solito, per la gioia dei cuochi pasticceri, la magica armonia è data in cucchiai.

TRE cucchiai belli pieni di farina,
UNO rosso d’uovo
UNO cucchiaio pieno di zucchero
UNO cucchiaio di burro – qui scatta il primo livello di attenzione; un cucchiaio di burro (circa 10 grammi) significa che prenderete dal panetto di burro un grosso ricciolone a riempire il cucchiaio e il ricciolone lo taglierete in pezzi molto piccoli.
UNA  buccia grattugiata di limone o di arancia
UNA fialetta di rum (corrisponde a un cucchiaio scarso)
UNA presa di sale, una chiara d’uovo montata a neve con mezza bustina di lievito per dolci.

In una ciotola mescolate con le mani farina, zucchero, rosso d’uovo, burro, scorza di limone e rum. Impastate fino a quando il burro non si sarà sciolto. L’impasto sarà ancora farinoso, non legato. Non vi preoccupate e aggiungete a questo punto la chiara montata a neve: sarà questo il legante. Anzi, l’impasto alla fine risulterà addirittura molliccio e appiccicoso: aggiungete quel poco di farina che basterà a farlo diventare compatto. Impastate, impastate, impastate fino a quando sarà tutto sodo e bello liscio.
Lasciatelo riposare in frigo per un’oretta: questo servirà al burro per solidificarsi nuovamente e rendere l’impasto ancora più compatto.

 

A questo punto scatta la fantasia. Con la pasta realizzate forme dentro alle quali affonderete le uova sode. La tradizione vuole che siano panierini. Io sono per le spirali che ricordano le conchiglie...

Il trucco è considerare che la pasta (frolla) una volta in forno, aumenterà di volume e continuerà ad avvolgere le uova. Diciamo che l'ideale è una fondo alto un paio di centimetri, l'uovo pressato dentro e altra pasta intorno e una strisciolina di pasta a chiudere.

Mettere in forno a 150° (la dolce temperatura dei dolci) per 20' circa. fate attenzione a tirare via il dolce un attimo prima della cottura definitiva (quando lo stecchino ancora tira umido) perchè la pasta frolla tende ad indurire una volta freddata e a finire di cuocere una volta portata fuori dal forno. non so perchè... forse è il burro...

 

Sulle uova le madri dicono che devono essere sode. Io propongo la variante uovo crudo che tanto in forno cuocerà e a differenza dell'uovo sodo, non diventerà duro e secco. Provare per credere.

E saluti cari a Mariuccia
 

angela :)

 

ps - la "D" di cudduraci non è dentale come in italiano ma palatale: pronunciare D con la lingua contro il palato. Questo vale anche per la lingua siciliana.


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