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Pensieri in libertà

Prima che arrivasse la globalizzazione, come dire “ai miei tempi”, lo scambio era regolato da una logica locale, di quartiere. Le botteghe e tutti gli altri esercizi che offrissero servizi al pubblico, erano il centro dell’attività della strada, della zona. Era il luogo ove passavano da una persona all’altra le notizie (anche quelle che adesso chiamano “gossip”) di ciò che avveniva nel microcosmo che era il quartiere. Ora è tutt’altra cosa. Il progresso ha abbattuto ogni regola, tutti sanno di tutti e di tutto, complice prima la radio poi la tv e poi via via tutto il progresso possibile fino ai telefoni cellulari. Puoi inviare da una parte all’altra del mondo voci, notizie, affetti ed immagini. E’ chiaro che in questo contesto, tutto diventa veloce, il tempo è danaro, tutti corrono (ma fino al weekend quando quasi tutto si ferma) e tutto gira velocemente. La pubblicità la fa da padrona. Vuoi andare alle isole Mauritius ? ti dice una invitante pubblicità, prendi un aereo a prezzo lowcost e parti spendendo poco. Questo significa che bisogna far sapere, informare più persone possibilmente e quindi reclamizzare. Ed è per questo che ogni volta che mi metto a tavola, a pranzo o a cena, mi squilla il telefono ed alzando il ricevitore ascolto una voce femminile che, dopo aver detto il suo nome di battesimo, mi illustra il prodotto od il servizio che vende la sua ditta.
Essendo molto comprensivo nei confronti di quella giovane che fa quel lavoro, mi limito a dire “no grazie”, anche se spesso, per la quantità di chiamate che arrivano, vorrei mandarle dove sappiamo noi romani. E’ una intromissione nella mia “privacy” (basterebbe la vecchia e cara educazione) ma a nessuno importa, bisogna allargare il mercato, vendere di più altrimenti si fallisce e tutti a casa.
Roma è una città meravigliosa, ed ogni volta che vado fuori in un’altra città o in un’altra nazione, al ritorno l’apprezzo sempre più. Abbiamo il più grande patrimonio artistico che ci invidia il mondo intero, ma spesso ce ne dimentichiamo e penalizziamo questa città. Giorni fa ero per caso in piazza Barberini e fuori della stazione metro vi era un tappeto di cartacce da vergogna verso chi viene a visitare Roma (in nessuna città del mondo che ho visitato ho visto nel centro un simile situazione) in parte provocata da cattivi cittadini che, letto il giornale distribuito gratuitamente, invece di metterlo negli appositi cesti, lo buttano in terra. Poveri operatori ecologici. Gli operatori dell’AMA non riescono a star dietro a ciò.
Un altro argomento legato alle esigenze della pubblicità, sono i volantini che alcune ditte fanno distribuire in città. Abito in un quartiere semicentrale in una zona cosiddetta commerciale e sotto casa mia, un attimo dopo che gli operatori e le macchine dell’AMA sono passate per raccogliere la cartaccia in terra (la maggioranza è proprio il volantino lasciato sotto il tergicristallo) arrivano altre “orde” di distributori di volantini che li inseriscono di nuovo sotto il tergicristallo da dove, di li a poco, finiscono in terra ricominciando il ciclo che ha come conseguenza la strada piena di nuovo.
Ed i pali della luce, i semafori ed i cassonetti pieni di fogli e foglietti che reclamizzano ed offrono di tutto. Diventa un problema di educazione più che di estetica anche se le strade sembrano invase da spaventapasseri con tutte quelle cose appese ai pali. Roma non merita questo per il suo retaggio storico ed artistico unico al mondo. A mio parere la maggioranza dei romani non vuole questo, siamo in balia di chi non si rende conto di ciò che sta facendo di negativo nella malcelata ipotesi di avere un vantaggio commerciale infischiandosi del resto. A sostegno di questa ipotesi, ho letto con piacere che, oltre a quello che fa a livello cittadino l’Ufficio Decoro Urbano del Comune di Roma, anche i Municipi affrontano il problema. Il giornale riporta che il VI° Municipio ha lanciato il concorso “Puliamo il mondo 2005 - pensare globalmente ed agisci localmente“ ed ha arruolato cittadini volontari del quartiere che, lavorando due mezze giornate a settimana, con la guida del Comune ed armati di raschietto, hanno liberato il quartiere dalla pubblicità selvaggia che attanaglia ormai tutta la città rendendola spiacevole: Tutto in cambio di piccoli benefit quali biglietti per il cinema, teatro, per il bus e visite guidate ma naturalmente per un gran senso civico che ha contraddistinto tali cittadini. E per questa ragione il Sindaco Veltroni li fregerà del titolo di “ Civis Romanus Est “ in qualità di benemeriti verso la città. E’ una iniziativa bellissima perché, in questo senso civico di appartenenza, possono essere coinvolti altri Municipi che possono rivolgere la loro richiesta di collaborazione agli anziani ma ancor più ai giovani delle scuole del quartiere.
Io sarei pronto a farlo, ma comunque già lo faccio a titolo personale senza nessun incarico ma solo per amore della mia città. Quando vado in giro per le strade, stacco i volantini pubblicitari appesi ovunque, e mia moglie mi dice che qualche volta dovrò bisticciare con qualcuno. Sono convinto di essere dalla parte della ragione ed attendo che anche il Municipio nel quale abito prenda la stessa iniziativa. Amo Roma e voglio difenderla anche se qualche “pubblicitario” potrebbe avere qualcosa da ridire. La civiltà passa anche attraverso piccole cose e se i volontari saranno anziani, ricorderanno ai giovani come era bella Roma e, se i volontari saranno giovani, diranno ai loro coetanei che anche questo può servire a difendere la civiltà di Roma e tutti insieme cercheremo di ricordare che il vivere civile è rispetto per gli altri e per le cose che ci circondano specialmente se tale cosa si chiama Roma.
Massimo

 

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