15.06.2007
for de porta
Prosegue
il diario del viaggio in URSS
21 marzo 1982
Svegli alle 7,30 e colazione alle 8,30 con uova e tè. Alle 9,30 saliamo in
pullman con una guida della città che parla italiano e si chiama Eugenio. Ci
illustra la città, vi sono un milione e novecentomila abitanti, è la 20^
città dell’URSS e la 9^ della Repubblica. Il giro della città ci riconcilia
con la realtà. E’ molto bella in centro, anche se non vi è mai lusso che si
trova solo negli edifici pubblici, grandi e che affacciano su grandi piazze,
come l’Università delle Ferrovie. La città è molto animata pur essendo
domenica, i mercati generali sono aperti e vi è molta folla all’interno. Non
vi è nulla delle nostre città di domenica, vi sono molti negozi aperti. Al
monumento del Milite Ignoto montano la guardia i giovani del “ comcol “
ovvero i più bravi delle scuole medie superiori, vestiti da militari con
armi in spalla ed al cambio fanno il cosiddetto “passo dell’oca“ in maniera
impressionante. Sappiamo dalla guida quanti e quali danni in persone e cose
hanno fatto i tedeschi durante la loro occupazione alla città ed ai suoi
abitanti. La città era distrutta per il 70% e l’eliminazione del consumismo
e del superfluo ha consentito, pur avendo ancora magari autobus vecchi in
circolazione, di ricostruire tutto e dare un minimo di vita civile a tutti.
Davanti al monumento vi è il Teatro della Fabbrica di Trattori. La fabbrica
è il nucleo centrale dell’organizzazione sociale cittadina, all’interno vi è
anche l’ospedale. Il lavoratore è protetto ed ha a sua disposizione tutto
ciò che serve per produrre tranquillamente e migliorare la propria vita.
Nelle piazze vi sono targhe con i nomi dei lavoratori e delle fabbriche che
producono di più. Non vi è trionfalismo in questo ma è la normalità un
riconoscimento all’impegno. In giro vi è molta simpatia e gentilezza .
Vediamo il Don, il placido Don, fa freddo e vi è un forte vento, il
termometro segna –2. Il fiume è bello, ci sono due grossi battelli per gite
e crociere che attraccano al porto industriale molto grande. Sugli argini vi
sono spiagge ove l’estate si fa anche il bagno. Ora è tutto gelato, anche il
canale per gare di canottaggio adiacente, ove vi sono delle persone che vi
camminano sopra. Vi sono molti alberi e vegetazione e d’estate dovrebbe
essere molto bello. Rostov è tutta costruita su un lato del fiume al di là
del quale vi sono boschi di betulle con in mezzo case di riposo per
lavoratori. Alle 13 andiamo a pranzo, con il solito brodo, carne ecc, ed il
gelato per dessert. Alle 14 partiamo per Novacercoski che sta a 40
chilometri da Rostov percorrendo una strada tipo autostrada con un fondo
pessimo, ed intorno la steppa, terra nera con alberi piantati per fare da
rompimento, neve ghiacciata che va sciogliendosi. Fa sempre freddo ed il
vento è tagliente, la giornata però è limpida. Il paese è l’antica capitale
dei cosacchi. Visitiamo il museo dei cimeli dalla nascita dei Cosacchi fino
ai nostri giorni. C’è molta gente in centro e dentro al museo, giovani ed
anziani. Siamo guardati con stupore, guardano i nostri vestiti che sono di
lusso in confronto ai loro che sono molto modesti ed indossano scarpe con
grandi tacchi per non stare in mezzo al fango. Dopo visitiamo una cattedrale
ortodossa, molto bella dentro ove vi era una messa in corso alla presenza di
gente anziana e caratteristica nei loro costumi. Poi riprendiamo la strada
per Rostov ove arriviamo alle 18,30. Alle 19 andiamo a cena, stavolta un po’
scarsa. Alle 20,30 andiamo al Bar Discoteca dell’albergo dove abbiamo un
tavolo riservato, l’ambiente è pieno di giovani. Ci parlano in francese ed
in inglese, gran voglia di contattarci , anche qui provochiamo curiosità,
una gran voglia di fare amicizia. Un ragazzo offre una cioccolata ad una
ragazza del nostro gruppo, una ragazza comunica in francese con noi, quasi
emozionata ci dice di amare la pace e l’amicizia, vorrebbe visitare Roma che
dice di aver visto in tv ed essere molto ammirata per ciò che ha visto. Ci
chiede come giudichiamo i giovani russi che, a nostro avviso, per come si
comportano in questa discoteca, sembrano essere più corretti dei nostri. Ci
raccomanda di far sapere agli italiani della sua voglia di pace ed amicizia,
quasi commovente nella sua richiesta. C’è una gioventù molto bella, sia gli
uomini che le donne che hanno comunque caratteristiche di robustezza.
Alle 23 andiamo a letto.
22 marzo 1982
Sveglia alle ore 7,30 ma io mi alzo alle 8,15. Alle ore 9 colazione con
wurstel e crauti (lasciati da tutti) poi alle 10,30 si va ad assaggiare i
vini in una cantina sociale al centro della città. Alle 13 si va in
aeroporto ove si attende fino alle 14,30 poiché l’aereo era in ritardo. Alle
15 decolliamo su un piccolo aereo a due eliche. Arriviamo a Tbilisi alle 17
e ci attendono con il solito bus “scassato” e rimesso in ordine. L’albergo
sembra moderno ma è modesto anche se ben pulito naturalmente senza cura per
i particolari. La città attraversata per andare in albergo è bella,
sicuramente molto più europea, al centro vi è una gran folla, ed il “corso“
sembra quello di una città italiana e le strade sono piene di auto. La parte
storica è stata restaurata, vi sono case caratteristiche con balconi esterni
all’orientale chiusi da grate, l’influsso dell’oriente è notevole, anche nei
caratteri dell’alfabeto locale che vediamo nelle insegne dei negozi. Siamo
molto vicini alla Turchia. Il pranzo lo facciamo alle 17,30 e comincia male
ovvero con una bella insalata di cetrioli, che a me non piacciono, con
cipolle, patate e tanto pepe, poi una minestra grassa con un po’ di carne
dentro ma sempre molto pepata, poi carne ai ferri con patate, una mela e
bevanda di pera, imbevibile. Pomeriggio a spasso per la città e la sera alle
21 andiamo a cena stavolta con tanti piatti tipici locali e vino a volontà
mentre intorno vi era una esibizione di un balletto georgiano. Dai tavoli
intorno ogni tanto si alzava un canto in nostro onore, con canti tipici e
folk locale, poi un gran ballo collettivo con “virago“ che venivano ad
invitarci. Alle 23 tutti a letto. Pensiero finale a Tbilisi che è una gran
bella città
23 marzo 1982
Al mattino suona la sveglia alle 7,30, il tempo sembra buono. Andiamo in
pullman in giro per la città, vediamo la parte nuova e quella vecchia ove
hanno restaurato un quartiere con le caratteristiche architettoniche
georgiane. Vediamo una cattedrale sconsacrata al centro della città. Poi
andiamo nella cattedrale ortodossa ed un museo con cose bellissime e molto
antiche. La città è molto vivace e si concilia bene con la mentalità
occidentale. Ci guardano tutti con ammirazione, i giovani pensando che siamo
americani ci chiedono chewing-gum, e capito di trovarsi di fronte ad
italiani ci chiedono se abbiamo jeans da vendere o vogliamo cambiare rubli a
borsa nera. Un paio di jeans qui li pagano anche all’equivalente di 60.000.
Poi andiamo a pranzo. Dopo aver mangiato andiamo in visita ad una ex
cattedrale, il tempio di Ginary, su un colle molto alto dove tira un vento
incredibile e fa molto freddo ma vi è una vista meravigliosa. In questo
tempio, antichissimo, furono ritrovate molte delle cose ammirate nel museo
visitato al mattino. Poi proseguiamo per Muxeta dove vi è un’altra
cattedrale-fortezza ortodossa che contiene le sepolture di molti zar e
personaggi dell’800. Successivamente veniamo accolti dal Responsabile del
Turismo locale, personaggio di partito, tenuto in gran conto per il
fatturato che ottiene il turismo nella zona. A cena siamo ospiti ufficiali
in un locale caratteristico del luogo destinato ad incontri formali. E’ una
grande baita in legno con una grande ed unica sala con tavoli bassi e sedie
adatte. Il tetto del locale è fatto come una pigna rovesciata, con luci
basse. Alle pareti attrezzi tipici da cucina di campagna che richiamano
l’atmosfera di un locale di altra epoca. La cena è all’altezza della
circostanza formale e la tavola è imbandita di ogni bene. Molti spiedini,
formaggi ed altre specialità locali ma la cosa più seria per tutti invece
era la gran quantità di bevande alcoliche a disposizione. E non si poteva
non bere poiché “ il personaggio locale “ ed il suo seguito ogni tanto si
alzavano a turno, e proponevano un brindisi sulle cose più disparate ma
sempre formali, dall’amicizia alla pace tra i popoli, alle famiglie lontane
e via di questo seguito, che terminavano, dopo essersi messi in piedi quasi
sugli attenti, con il bicchiere di vodka che doveva essere bevuto. E noi, a
turno, dovevamo rispondere con un altro brindisi dello stesso tono (ne ho
fatto uno anche io che ha ricevuto il plauso di tutti) e con le stesse
conseguenze. E la vodka andava a fiumi . Sembrava quasi un incubo perché
ormai tutti eravamo convinti che ci saremmo ritrovati ubriachi in poco
tempo. Alle spalle dei commensali vi erano gli autisti, che non mangiavano
né bevevano, ma erano addetti a riempire i bicchieri ogni volta che venivano
vuotati dopo i brindisi e controllando che venissero vuotati. Io ho
cominciato a mangiare pane alternando un bicchiere pieno con uno vuoto dando
l’impressione di averlo già bevuto, ma anche io ero mezzo “ciucco”. Al
ritorno sul pullman grandi cori a sguarciagola sulla base di “bandiera
rossa” ed “internazionale” anche da parte di chi sicuramente non amava molto
questa musica perché di idee contrarie. Qualcuno dava segni di star male,
con Claudio e Romolo, persone molto serie che dicevano cose strane, che
volevano essere lasciati nell’albergo vicino perché dovevano “rimorchiare”
le finlandesi che avevano visto al mattino, e poi di stare attenti agli
autisti pensando che avessero bevuto anche loro. Io ed altri due, che
eravamo i più savi del gruppo, abbiamo dovuto portarne materialmente a letto
diversi del gruppo, trascinandoli sulle scale, con un rientro in albergo che
sembrava la ritirata di Caporetto. Spogliati e messi a letto gli ubriachi,
io, Maurizio, Stefano e la guida russa, che più beveva e più ne mandava giù,
siamo andati in centro in autobus a cercare un luogo ove telefonare alle
famiglie poiché dall’albergo non si riusciva a chiamare . Alla Posta abbiamo
trovato chiuso quindi siamo arrivati al bar dell’Hotel Intourist. Michele,
la nostra guida, ha cominciato a parlare con una comitiva di finlandesi
facendosi fare un biglietto di saluti particolare per farlo vedere agli
ubriachi lasciati in albergo e prenderli in giro. Usciamo per rientrare in
albergo e Michele, poiché non vi erano più mezzi pubblici in circolazione,
comincia a fare segno di fermata alle macchine ed ai taxi che rientravano e
che normalmente in maniera molto diffusa, in tarda ora come quella fatta da
noi, danno dei passaggi gratuiti a chi lo richiede. Per noi si ferma una
jeep militare dell’Armata Rossa che ci fa salire e ci riporta a domicilio.
Michele prova dare dei soldi all’autista che rifiuta ma accetta solo come
souvenir la mia penna biro a scatto (dal costo di 100 lire) e sembra molto
soddisfatto.
24 marzo 1982
Sveglia alle 8, colazione alle 9 insieme ai resti dell’armata Brancaleone
dopo la sbronza, ed alle 10,30 partiamo ad Erevan in pullman. Piove e fa un
gran freddo, cade nevischio che procedendo in avanti diventa neve a gran
fiocchi. Il paesaggio è stupendo quasi fiabesco, inusuale per noi tutti
avviluppati da tutta quella neve con gli alberi che ne sono ricoperti,
sembra di essere in uno scenario teatrale non vero. Il pullman non è molto
grande e ciò preoccupa tutti. La voce che circola è “ce la farà ?” Le catene
ancora non servono. Al confine tra Georgia ed Armenia ci attendono il
Presidente del Comitato Centrale dei Sindacati del settore turismo con altri
addetti. Ci dicono che le strade, per andare in un certo lago ove dovremmo
mangiare, sono chiuse a causa della neve che sta cadendo dal mattino e, cosa
strana, cade per la seconda volta nell’anno. L’Armenia è ad un’altezza dal
livello marino da 700 a 2000 metri, quindi è molto freddo d’inverno e molto
caldo d’estate ed il periodo migliore per la visita sarebbe l’autunno. Per
mangiare quindi ci portano in una località diversa da quella prevista, in
una località chiamata la Svizzera Armena per la somiglianza a quella
nazione. Nevica che non si può immaginare, siamo a 1800 metri di altezza.
Entriamo in un bel ristorante, molto europeo. Riceviamo i saluti ufficiali
con i primi brindisi, mangiamo all’italiana con formaggi, ricotta ed ottimo
salame, poi il solito brodo, buono, carne con patate arrosto e vino in gran
quantità. Ripartiamo subito e ci fanno accomodare su un autobus di linea,
lasciando l’altro non adatto al percorso di montagna che avremmo dovuto
percorrere in mezzo alla neve. Ci trasbordano le valigie da un pullman
all’altro e mi accorgo che hanno dimenticato di prendere un fodero
dell’ombrello adoperato per scendere ed un disco con i canti dei Cosacchi
del Don. Mi dispiace molto ma non posso farci nulla, perché l’altro autobus
è andato via portando via il disco.
Percorriamo una strada da far paura, con neve alta almeno 30 cm., e l’auto
procede a passo d’uomo guidato da un autista molto abile (all’arrivo lo
applaudiamo) che per fare 100 km impiega dalle 16 alle 22. Non si vede che a
pochi passi ed il vento fa turbinare la neve. Siamo in una vera bufera. Non
riusciamo a capire come faccia l’autista ad intuire ove corre la strada.
Dopo il passo che sta ad una altezza di 2000 metri, la strada scende e
diventa larga come un’autostrada con i margini che si indovinano per le
poche case che vi corrono di lato e sono le sole cose visibili. Procediamo
fino a che ci troviamo fermi per un incidente occorso ad un mezzo avanti al
nostro. Si sta fermi parecchio tempo, poi ci permettono di proseguire sempre
in mezzo al vento con turbinio di neve, la compagnia però è allegra e
piacevole e non ci annoiamo. Fa un gran freddo anche dentro perché siamo
senza riscaldamento. La nostra guida, Michele, per ovviare al freddo sta
sempre attaccato alla bottiglia di vodka. Arriviamo ad Erevan, è notte fonda
e la città è una lastra di ghiaccio. Le auto camminano tutte a passo d’uomo
ed ogni tanto qualcuna se ne va pattinando. In albergo arriviamo alle 23, è
l’hotel Intourist, è molto bello, di qualità superiore, è sempre di
proprietà dei Sindacati che ne possiedono anche uno di qualità inferiore. A
noi viene destinato il più bello. Siamo accolti con aperitivi e caffè caldo
nella hall. Le stanze sono molto belle ed hanno anche un salottino separato
dalla sala da letto, frigo-bar, moquette in terra, arredamento moderno e
finalmente anche servizi igienici passabili. I particolari sono sempre
trascurati e sembrano fatti da personale non pratico e le mattonelle alle
pareti sono di un tipo che da noi non le userebbe nessuno. Il personale
d’albergo indossa vestiti rigorosamente scuri ma sembrano persone che non
hanno mai fatto quei lavori e che hanno appena lasciato la fabbrica. Il
servizio comunque è buono. Faccio con l’occasione una riflessione e penso
chissà perché ho sempre notato donne a fare il lavoro del netturbino e mai
uomini. L’albergo è al centro della Piazza Lenin, più grande della nostra
Piazza dell’Esedra, con i palazzi messi a semicerchio. Dopo la cena,
sicuramente buona anche per l’appetito che abbiamo accumulato, andiamo a
letto.
25 marzo 1982
Ci svegliamo alle 8. Il programma della giornata è intenso come ci hanno
detto. Dopo la colazione servita alle 9, ci viene comunicata una variazione
nel programma. Non si va più a visitare una centrale elettrica collocata in
montagna a causa della neve. In città non nevica più e gia tende a
sciogliersi. Andiamo a visitare la sede del “Catolicos” il patriarca delle
religione armena cattolica a 20 km fuori città. Vi è una chiesa cattolica
antichissima con tanti affreschi tipo veneziani. Poi ci aprono un museo con
tanti oggetti di culto antichissimi. Al termine della visita andiamo ad un “
berioska”, negozi per turisti, lì vicino. Alcuni fanno acquisti, ma i prezzi
sono alti e non ci sono cose di qualche interesse per me. Vi sono molti
tappeti in vendita. Rientrando in città andiamo a visitare un museo ove sono
conservati manoscritti antichi armeni che vengono recuperati in tutto il
mondo e restaurati da un istituto statale del restauro. Rientriamo in
albergo e visitiamo una mostra, allestita dentro, ove vengono esposti i
lavori fatti da bambini dai 7 ai 15 anni di una scuola cittadina. Ve ne sono
alcuni pregevoli, e tra questi quelli del figlio dell’attuale direttore
della scuola deceduto in un incidente aereo. Questa scuola funge anche da
istituto di insegnamento di estetica artistica ove vengono inviati i ragazzi
a perfezionare le loro capacità artistiche. Vi è una guida russa-armena che
parla italiano molto bene perché è nata a Roma ove a vissuto anche qualche
anno e dove ha ancora dei parenti. Non è bella ma è molto simpatica per come
parla, sempre contenta e con un simpatico rossore sul volto. Poi ci fanno
conoscere il direttore che ci fornisce spiegazioni sul significato
dell’Istituto con molte citazioni di Lenin ed esaltazioni del regime. Al
termine ci chiede se vi sono domande da porgli. L’impressione è che alla
scuola non interessano i bambini ma i risultati ovvero i disegni ed i lavori
artistici. Faccio anche io delle domande ma le risposte sono sempre a
livello propagandistico. Spiego che in Italia le attività artistiche vengono
seguite da insegnanti in ogni scuola media dell’obbligo come attività
curriculari senza voler far diventare per forza artisti i ragazzi che non ne
sono capaci. C'è anche una sezione ove sono esposte opere di ragazzi di
scuole italiane ricevute dall’Italia. Ma sono cose ignobili, così
promettiamo che cureremo noi la spedizione di qualcosa di più gradevole che
rappresenti un po’ meglio la scuola italiana di quanto non lo sia
attualmente. Ci avvisano di mettere la dicitura “gratuito” sulle cose che
invieremo. Stavolta quindi andiamo a pranzo alle 15 ed al termine non
andiamo neanche in camera perché alle 16 siamo attesi in una fabbrica di
cognac. Ho nostalgia di casa mia e mi manca molto mia moglie, mancando
l’abitudine a stare molto tempo distanti. Ogni tanto penso a Roma e cerco di
immaginare cosa fanno a quell’ora i miei familiari. Arriviamo alla fabbrica
di cognac ove in ogni reparto vi è una grande bacheca con le foto dei ”bravi
lavoratori” dei migliori, quelli che al termine dell’anno di produzione
saranno premiati con una vacanza gratuita se hanno reddito basso e famiglia
numerosa. Dopo la visita ci viene offerto del cognac con il quale ci andiamo
piano ricordando cosa era successo il giorno avanti. Il cognac è buono,
proviamo un cognac vecchio di venti anni e non è diverso dal nostro.
Alle 18 torniamo in albergo ove il Presidente del Comitato dei Sindacati
tiene un discorso di saluto e con l’occasione illustra le attività
turistiche del paese. Poi vi è uno scambio di doni ed ad ognuno viene data
una busta con ricordi vari. Alle 19,30 cena velocissima perché alle 20,30
siamo attesi in un teatro che raggiungiamo a piedi perché molto vicino ove
vi è una rappresentazione di canti e danze armene. Lo spettacolo è veramente
bello, con un corpo di ballo, sia uomini che donne, molto belli e bravi ed
eseguono danze molto orientali nei gesti. Il tutto accompagnato da
un’orchestra sinfonica di Stato e dalla voce di un baritono con una voce
meravigliosa. Alle 22 di nuovo in albergo ove siamo accompagnati in un
locale sotterraneo ed abbiamo un altro assaggio di vini armeni. Il locale è
bellissimo. In certi posti non sembra di essere neanche in Russia, anche se
accanto a questi alberghi di lusso vi sono baracche in cui vivono operai in
attesa che venga loro costruita ed assegnata una casa. Si scende con una
scala a chiocciola e ci si trova in una sala tonda molto grande ove al
centro vi sono tavoli a stella, d’ulivo massello, e nicchie e palchetti
nelle pareti.
Appena accomodati ascoltiamo il gestore che illustra i vini. Poiché era gia
iniziata l’illustrazione e la mescita, riusciamo a non dover bere troppo. Il
locale ha luce soffusa da lumi appesi al soffitto, con arredi
caratteristici, enormi piatti di frutta fresca con assaggi di altri due
vini. Altri brindisi a raffica su tutto come al solito dall’amicizia, al
ritorno, la fratellanza fra lavoratori, la pace ed al rifiuto della guerra.
Alle 23,30 andiamo a dormire e dobbiamo fare le valigie perché domani
dovremo svegliarci presto per partire per Mosca. A letto rivolgo il solito
pensiero a casa contento che si sta avvicinando di nuovo il ritorno perché
comunque i giorni volano. Senza moglie è difficile stare, alcuni del gruppo
hanno fidanzate da due o tre mesi e smaniano, ed allora cosa dovrei dire io
che sto con mia moglie da 24 anni!
Ci addormentiamo alle 0,30
E non finisce qui…. Il seguito alla terza puntata
Massimo Giacomozzi