00/00/2005   chi siamo scrivici

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                                                                                                   accade a Roma

Una stele per il Divino Amore

A caldo? A caldo e perfettamente in linea con la "mission" del nostro giornale, cioè "parla come mangi".

Quando ho visto dalle convocazioni alla stampa che Veltroni "l'infaticabile" aveva per oggi l'inaugurazione della stele per i pellegrinaggi al Divino Amore alle 00,40 ho deciso che ci sarei andata, sì, ma per il gusto di chiedergli quale premio avevo vinto data l'ora.

Sono arrivata intirizzita, ho parcheggiato il motorino e ... ma perché?!!! Ho guardato la gente, erano intirizziti eppure aspettavano l'inaugurazione della stele (anche) e (soprattutto) la partenza del pellegrinaggio al santuario che è in fondo alla via Appia Antica, una 15ina di chilometri a quest'ora di notte. E ho scoperto che ultimamente è successo tutti i sabato notte. E mi si è sciolto il cuore (tanto per cambiare). Il vescovo e gli altri prelati di cui non ricordo il "grado" hanno pregato per i fedeli, per la città, per i suoi amministratori, per il sindaco e per i suoi collaboratori. Chissà se i giornalisti possono essere considerati tali... ma tanto siamo comunque cittadini...insomma pregavano anche per me, povera miscredente anche se rispettosa.

La stele racconta la storia dei pellegrinaggi al santuario, storia che è tradizione profonda della città tant'è vero che il divino Amore è nel linguaggio: "non ti resta che andare al Divino Amore", ultima chance, il miracolo.

E' un oggetto semplice, piccolo, sull'aiuola all'angolo con la FAO dove passiamo di corsa, in curva, verso Caracalla, l'Eur, l'Appia... Ma la conoscono bene i pellegrini.

Ve lo dico? Per un attimo ho pensato: prendo una candela e vado con loro, come fosse una avventura. Poi mi sono detta  "torno a casa e scrivo a caldo". Forse faccio di più, faccio meglio così. Così racconto subito non tanto di una stele ma del fatto che questa buona gente in fondo, in maniera semplice, dice e persegue cose condivisibili anche senza essere credenti: la fine del dolore. Che è lo stesso obiettivo della politica.

J

 

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