scrivi - qui non scrivono solo i giornalisti - scrive chi vuole raccontare le storie di Roma e dei romani ... e dintorni - scrivici

 scrivi 

11.02.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Domus Aurea - Nemesi e contro Nemesi.

 

Finalmente entro alla Domus Aurea a Colle Oppio. Il ricordo è d'obbligo: 1974, prima volta a Roma, i mie sedici anni, agosto, un caldo allucinante e quella bellona di mia cugina Francesca di due anni più giovane che mi faceva da Cicerone (beata lei, la madre la faceva uscire... ma, eh eh, forte dell'esperienza romana, ancora pochi mesi e avrebbero visto, oh se avrebbero visto, ancora vedono...).

Una delle prime "gite" da Largo dei Colli Albani dove abitava l'ormai nota zia Pina, fu verso il Colosseo. Francesca la bella non dovette sprecare troppe parole, il Colosseo si commentava da solo ma non mi sembra abbia parlato troppo nemmeno a Colle Oppio.

Ad ogni buon conto la Domus Aurea fino all'altro giorno è rimasta per me confinata alla conoscenza dai libri di storia dell'arte e di storia dell'architettura. Del resto come per la maggior parte dei comuni mortali.

Ed eccomi finalmente, in un gruppo di una quindicina di giornalisti accompagnati da una archeologa che racconta e spiega. Esattamente come è per tutti i visitatori.

Il primo impatto è sempre quello: la grandezza, lo spazio "fuori scala" rispetto all'umana dimensione, la stessa sensazione di "grande" che contraddice il fatto di essere al chiuso perchè tanto "spazio" nella percezione è dei luoghi aperti (siamo abituati a tanto spazio solo nelle chiese, a ben vedere).

E poi, subito, la difficoltà di leggere gli ambienti, di capire dove sono perchè tutto sembra tranne che una "domus", una casa, per quanto imperiale e per quanto aurea.

E qui viene in soccorso l'archeologa che sta raccontando: Nerone costruisce un palazzo che è grande come una città, dal quale si può non uscire mai perchè assolve a tutte le necessità, prima fra tutte quelle della rappresentanza. La Domus è "aurea" perchè le pareti erano tutte ricoperte di lamine d'oro zecchino e di pietre preziose. Tutto pensato perchè risplendesse di luce, perchè amplificasse la luce, perchè abbagliasse come la luce.

Sto camminando in un sotterraneo che ai tempi di Nerone era un edificio aperto verso la valle dove avrebbero costruito il Colosseo, ambienti che guardano verso sud e che erano inondati di luce.

E dunque cosa è successo? E' successo che Nerone non è che godesse di buona fama e Traiano pensa bene di cancellare le sue tracce: ricopre di terra la Domus Aurea e la usa come fondazione per costruirci sopra il suo complesso termale.

Nemesi e contro Nemesi. Perchè il palazzo della luce diventa luogo dell'oscurità ma è proprio questa oscurità, questo sepoltura a conservarla.

Nemesi e contro Nemesi: durante il Rinascimento i maggiori artisti dell'epoca (tra cui Raffaello che lascia anche la sua firma in una galleria non accessibile) cominciano a calarsi dentro gli ambienti della Domus Aurea, li scoprono, si ispirano e ne decretano la rovina parziale: l'oro zecchino scomparirà presto e rischieranno di scomparire anche gli affreschi per effetto della penetrazione di luce e agenti atmosferici.

E dunque l'altra sensazione è quella dell'ineluttabilità.

Indossiamo i caschetti da cantiere e saliamo sul ponteggio a vedere da vicino gli stucchi della Sala della Volta Dorata. Dovrei esserci abituata, mi capita spesso per lavoro ma mi è sempre capitato anche per gli studi fatti, eppure ogni volta è la stessa meraviglia: quante volte ho disegnato, diciamo meglio cercato di disegnare in maniera giusta, di dare la giusta gradazione di ombra con il tratto della matita prima, del rapido-graf a inchiostro di china dopo, questo ovoli, questi decorazioni. Solo che qui a meravigliosa familiarità si aggiunge un altro tipo di stupore: sono decorazioni minutissime, quasi una miniatura, un merletto di stucco. E sono a dieci centimetri dal mio naso. La tentazione di toccarli? Certo ma è immensamente più grande la paura che tutto si dissolva, come per effetto di un brutto incantesimo che consente a mala pena di vedere questa meraviglia.

Bella l'idea di visitare il cantiere. D'altra parte questo sarà sempre un cantiere, ci spiega l'archeologa: non ho capito se c'è ancora da scavare ma in ogni caso si dovrà fare sempre manutenzione, almeno fino a quando ai giardini di Colle Oppio che sono sopra la Domus Aurea non sarà fatto un gigantesco lavoro di impermeabilizzazione che impedisca all'acqua di infiltrarsi e fare questo

Esco da sola.

La statua solitaria della Musa - probabilmente Tersicore - mi ricorda i dipinti di De Chirico solo che quelli sono pieno di luce, sono "fuori", come era questa Musa ai tempi di Nerone, povera Musa.

Incontro un altro gruppo di visitatori che sta entrando, scambiamo qualche informazione, uno dice "perchè parliamo piano? non siamo mica in chiesa". Già.

 

per saperne di più...

e poi ancora....

 

angela cannizzaro :)

 


accade a Roma


soggettive

la città futura

c'era una volta

città del cinema

for de porta

antichi sapori

roma sparita  

parole di sindaco


Comune di Roma

Atac Roma

Auditorium

Casa del Cinema

Casa del jazz

Casa dei Teatri

Casa Letterature

Casa Architettura

MACRO

TorBellaMonaca

Teatro di Roma

Teatro dell'Opera


LaScatolaChiara

Charta Roma

Zètema

Upter

Città del Gusto

Trenitalia

Aeroporti di Roma

Cinecittà

Battelli di Roma

La Sapienza

Tor Vergata

Roma3

CameraCommercio


Provincia di Roma

Regione Lazio