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             chi siamo

venerdì 08 febbraio 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                         dove siamo?

E dalle mura i muri
 

 

Dove eravamo?

Al Cimitero Monumentale del Verano esiste un Monumento chiamato da alcuni “Muro del Deportato” da altri “Muro del Pianto” da Piero Terracina “Muro di Mauthausen” e da tanti di noi purtroppo sconosciuto.
I nostri familiari ci andavano fino agli anni 80-90 a piangere e ricordare i nostri parenti deportati e dispersi nei Lager di tutta Europa nel periodo che va dal settembre 1943 sino alla fine della seconda guerra mondiale. Al centro del Monumento è installata un’urna contenente le ceneri raccolte nei crematori dei Lager.
Sino ai primi anni ’90 in ogni occasione ufficiale veniva posta dalle varie istituzioni una corona d’alloro a ricordo e a nome della cittadinanza romana. Poi dopo una ristrutturazione per problemi di contenimento il Monumento è stato abbandonato dal pensiero collettivo della città.
Nell’aprile 2008 è stata distrutta l’urna con le ceneri. Il 4 gennaio del 2009, dopo un ulteriore restauro sollecitato dalla sezione ANED di Roma anche con una denuncia penale; amici, familiari e alcuni deportati fra cui Mario Limentani hanno ricollocato le ceneri all’interno dell’urna.
Il Monumento, costruito negli anni ’60, contiene tantissimi nomi di deportati romani assassinati nei vari Lager. Dovrebbe contenere 2728 nomi in realtà ne mancano circa 900. Cognomi e nomi di deportati della razzia del 16 ottobre 1943, della deportazione del 4 gennaio 1944 e delle tante piccole deportazioni avvenute a Roma sino al maggio 1944.

Eugenio Iafrate

 

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Il muro del deportato si trova in fondo al viale che parte dall'ingresso allo Scalo di San Lorenzo, dietro al serbatoio dell'acqua.


Quanti nomi... Troppi nomi...

Nel luogo destinato a conservare i corpi, qui i corpi non ci sono. tutte quelle persone sono finite nei forni crematori e le ceneri... chissà che uso ne è stato fatto.

Nomi a gruppi, intere famiglie sterminate. Per ogni piastrella ci sono 4 nomi. Ci sono intere file e colonne con lo stesso nome di famiglia. Di Veroli, Sonnino... i più numerosi. E poi Spizzichino, Terracina...

Basta basta, non mi regge il cuore.

E' giusto che tutti ma soprattutto i ragazzi vadano nei campi di sterminio, ma forse i ragazzi di Roma dovrebbero venire anche qui, un piccolo viaggio della memoria e nella memoria della città.

angela cannizzaro
 

 ng