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venerdì 01 marzo 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                  dove siamo?

 

 

Skyline di donna nel rosso tramonto
 

 

Dove eravamo?

Siamo su Lungotevere dei Tebaldi, quel tratto diritto che che va da Ponte Sisto a Ponte Mazzini, dove si corre, dove in estate i platani diventano una galleria verde. Quello che se si guarda da uno dei ponti, il Tevere sembra una grande piscina verde. Che peccato che a Roma si cammini poco a piedi... Ci perdiamo molte cose. Per esempio la sensazione di essere su un ponte, di scavalcare l'acqua...

Il nostro piccolo naviglio si trova, in poche parole "sotto" Palazzo Farnese. E' lì ormai da 2005. All'epoca qualcuno mi presentò il proprietario, un tranquillo signore che aveva pensato di fare un investimento originale dato che il sindaco Veltroni lavorava alla riqualificazione del Tevere: era stata attivata la navigazione fluviale con Battelli di Roma, si inaugurava la pista ciclabile lungo gli argini, in estate gli argini erano luoghi di eventi prima fra tutte la rassegna di cinema all'Isola Tiberina... insomma quella primavera pensavamo che il nostro biondo Tevere potesse diventare come la Senna a Parigi.

 

 

Il piccolo naviglio era stato rimorchiato e ancorato qui sotto Via Giulia, doveva essere un ristorante.

Ma il proprietario si è accorto subito che le cose erano più complicate d quanto credeva (o di quanto gli avevano detto). In centro storico le licenze per i ristoranti sono "contingentate", si può aprire un ristorante solo se ne chiude un'altro. Questo era chiaro al "capitano del piccolo naviglio" ma era certo che il Tevere fosse fuori dalla competenza del Municipio 1 ma questo purtroppo per lui è vero solo in parte. Sul fiume si intrecciano varie competenze oltre a quelle del Comune di Roma, troppe, tra cui  la Marina mercantile, il Ministero delle Infrastrutture, l' Autorità di Bacino, la Regione Lazio e la Provincia di Roma. Un ginepraio.

E così il ristorante non ha mai avuto la licenza e si è trasformato in centro congressi e sala per eventi.

Ha funzionato per un po' poi il disastro: nel 2009 il Tribunale di Roma ne decreta il sequestro per attività in mancanza di autorizzazioni, mette i sigilli, ne ordina la distruzione.

Cominciano col rimuovere gli arredi sul ponte più alto poi evidentemente il proprietario (che non so se sia lo stesso) riesce a bloccare le cose perchè i lavori si fermano, i sigilli vengono rimossi e a bordo torna il giovane custode egiziano che, beato lui, vive a bordo di questo buffo, simpatico naviglio.

Ma il piccolo naviglio non è più stato utilizzato.

Quando ho saputo dell'ordine di distruzione, mi è sembrata una follia tipica del bosco intricato delle leggi italiane: a parte una considerazione sui costi di una tale operazione, ci si chiede se non ha più senso riutilizzare ad altri scopi una struttura che in fondo è bella e può diventare un attrazione fonte, fra l'altro, di lavoro.

Perchè, per esempio, non si fa diventare il piccolo naviglio una casa delle associazioni culturali e professionali che intendono fare iniziative legate alla vita del fiume?

Ci sarebbe movimento lungo quelle scale che al momento sono, come altre, un vespasiano non autorizzato (altro che ristornate...)

Mi piacerebbe occuparmene ma tutte le volte che ci penso poi le mille competenze mi scoraggiano.

Mi infondete un po' di entusiasmo anche verso questo piccolo naviglio in modo che si accendano di nuovo le sue luci?

In definitiva è qui da otto anni ed è diventato, almeno per me, parte del paesaggio, un amico paffuto e simpatico.

 

angela cannizzaro :)


 

 

 

 

 

 ng