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giovedì 04 aprile 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                            dove siamo?

Un angelo appare da... un muro? dal metallo?

 

 

Dove eravamo?

Alla nuova stazione Tiburtina. E Tiziana ha indovinato.

La foto l'ho scattata più di un anno fa, a ridosso di una inaugurazione "di facciata" che a fronte aveva ancora un cantiere non ultimato, un binario 1 inesistente... e a ridosso, poco tempo dopo, di un incendio che pare sa stato causato da uno zingaresco furto di rame.

Quella mattina la sensazione era strana: un posto bellissimo che ci cammini dentro e ti sembra di stare, a scelta, nel futuro o in un film o in una città del terzo millennio (cioè attuale) ma questa ultima impressione è data probabilmente dalla penuria tutta romana di opere di architettura contemporanea. (ricordiamolo, prima dell'auditorium di Renzo Piano fatto per il 2000, l'ultima opera erano state il Palazzo e il Palazzetto dello Sport per le Olimpiadi del 1960, cosa poco degna di una capitale europea ma della resistenza tutta romana verso il nuovo si è detto molto).

Strana sensazione: tabelloni funzionanti, funzionanti scale mobili e spazi deserti, in un certo senso piacevolmente deserti visto che sapevano di nuovo e mi davano la sensazione di uno spazio rarefatto, brillante tutto mio.

Certo l'arrivo dall'altra parte a Pietralata era una specie di chock: il nulla. Eppure l'enorme struttura eretta anni e anni fa, poi arrugginita, poi recuperata, dovrebbe servire anche per risolvere la cesura, l'isolamento a cui Pietralata è condannato da sempre, dal fiume dei binari ma forse sarà questione di tempo.

In tutto questo ricordi: dagli anni '80 questa stazione l'ho vista cambiare tre volte.

All'inizio era una stazione che mi causava una perdita di orientamento perchè era a "ELLE", entravi da una parte ma i binari erano a 90 gradi mentre normalmente te li aspetti andando dritto avanti. Poi ci ho fatto l'abitudine: nel 1995 giravo un film sulla resistenza a Roma e qui ci sono venuta spesso, al dopolavoro ferroviario, perchè i ferrovieri romani erano stati grandi resistenti; senza contare che è da qui che sono partiti i treni con i cittadini ebrei rastrellati nel ghetto il 16 ottobre '43 e poi i politici il 4 gennaio '44. A proposito, mi dicono che ancora non è possibile commemorare perchè ancora il binario 1 non esiste, ancora lavori in corso.

Poi, a metà degli anni '90, il cambiamento: Tiburtina si collega alla Metro B prolungata fino a Rebibbia e nasce il centro commerciale con il drugstore aperto fino a mezzanotte dove fino a mezzanotte trovavi anche il pane caldo: una meraviglia.

E poi questa nuova gigantesca trasformazione che però mi scia perplessa: passare da un binario all'altro o anche semplicemente dall'ingresso al binario, attraversando la piastra sopraelevata mi sembra richieda più tempo che farlo tramite i sottopassaggi perchè si tratta di passare dal piano zero-terra, al piano in quota e poi scendere. Mentre lo dico mi dico che in teoria dovrebbe essere lo stesso tempo: sali-attraversi-scendi anzichè scendi-attraversi-sali ma... non so... forse è solo la vecchia abitudine ai sottopassaggi.

Comunque da un anno non mi è capitato di andarci, ancora Tiburtina non è la stazione annunciata dell'alta velocità e i treni partono tutti ancora da Termini. Ci farò un salto tra un po'. Vuol dire che questo sarà un articolo quasi in tempo reale.

 

 

angela cannizzaro :)


 

 

 

 

 

 ng