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giovedì 21 novembre 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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hic sunt leones

 

Dove eravamo?

Su Ponte Mazzini, che contrariamente a quanto credono in molti, non è quello che scavalca il Tevere alla fine di Viale Mazzini, ma è quello all'altezza del carcere di Regina Coeli e che porta dalle parti del Virgilio su Via Giulia.

Quello che vediamo sono le decorazioni dei lampioni sulle balaustre del ponte, pensate come rostri di navi. Così uno pensa: ma certo, travertino, rostri di navi, lo sventramento voluto da Mussolini che doveva collegare il Gianicolo a Corso Vittorio, che ha causato il "buco" di via Giulia, che ha fatto scomparire le case di vicolo della Moretta (che adesso è una piazza ma che ancora si chiama vicolo), che ancora un po' e venivano giù le ultime case intorno a via dei Cartari e poi è scoppiata la guerra... Certo, un ponte fascista.

E invece no. Ponte Mazzini con lampioni, capri e rostri, risale agli inizi del 900, per la precisione è stato aperto nel 1908 e le decorazioni non celebrano fascisti fasti imperiali ma piuttosto sono figlie di quel gusto eclettico degli inizi del 900 che tutto mescolava, lo stesso gusto che ha generato il Vittoriiano.

E quelle che ci sembrano becchi di simpatiche papere sono solo decorazioni a volute rucciolute.

 

Ora, il ponte visto che porta a Regina Coeli, pare che un tempo venisse traversato da hi aveva conti in sospeso con la legge. Evidentemente le cose sono cambiate perchè francamente il traffico su ponte Mazzini, nei trent'ai che ci abito intorno, mi sembra del tutto normale. Invece snti senti cosa ho scoperto.

Pare che nel 1600,alla Lungara, più o meno dove adesso arriva il ponte, vivesse una certa Giulia Toffana, una megera venuta  da Palermo, che conosceva la formula dell'acqua toffana, un potentissimo veleno che era diventato famoso e ricercato perchè la donna e le malvagie sue complici, la spacciavano come carità per le mogli che volevano liberarsi dei mariti maneschi.

Pietro Sforza Pallavicini scrive: "... onde le sfortunate mogli si liberassero della tirannia degl'insoffribili mariti, senza inimicizia fra le famiglie, senza macchia sulla reputazione, e per mezzo di una morte desiderabile ad ogni sorta di cristiano, come quella che dava tempo ed agio di provvedere all'eterna salute coi sagramenti".

Nella stessa arte Giulia Toffana avviò anche la figliastra Girolama Spera, detta "l'astroliga della Longara", che la superò in bravura. L'avvelenatrice, con l'aiuto delle colleghe, addestrate alla sua scuola, riuscì a togliere di mezzo ben 600 mariti, divenuti di "peso" alle mogli.

Ma il mistero dell'"astroliga della Longara" non durò a lungo. Un giorno una donna, avvelenatrice del proprio marito, si andò a confessare presa dal pentimento. Il prete le fece promettere di denunciare il
peccato anche al bargello: solo così sarebbe stata assolta e avrebbe addirittura guadagnato l'impunità. E Girolama venne acciuffata con una trappola: la moglie del bargello le chiese, fingendo, il veleno per far fuori il proprio consorte. All'atto della consegna dell'acqua toffana, però, la fece cogliere di sorpresa dagli sbirri che seduta stante la portarono via con il corpo del reato, il veleno, che le era rimasto in mano.

Il processo contro di lei e le sue 46 complici ebbe inizio il 31 gennaio 1659. Sei di esse furono condannate alla forca e nel gruppo c'era naturalmente anche Girolama Spera.

Giacinto Gigli nel suo diario così registra in data 5 luglio 1659: "Sabbato doppo pranzo furono fatte morire impiccate cinque donne in Campo di fiore, le quali nelli anni passati nel tempo del contaggio havevano dispensato carafe di acqua distillata con veleni di arsenico et solimato per far morire la gente con la quale acqua molte donne havevano ucciso li mariti et altri loro parenti delle quali donne ne furno molte murate nelle carcere delle inquisitione".
Si racconta che l'"astroliga della Longara" fu l'ultima ad essere impiccata e per molto tempo il boia

dovette restare appeso ai piedi della donna e farsi ballonzolare dalle contrazioni spasmodiche del corpo: Girolama lottava in agonia perchè non tutti sulla forca morivano subito (subito... diciamo in fretta)


 

 

angela :)
 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 ng