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lunedì 26 luglio 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           fuori porta

Love Parade - Duisburg - 19 (ragazzi) morti e tra loro Giulia

Non ho finito di metabolizzare il testo di Veltroni in ricordo (straziante) della strage dell'Heysel, che eccoci di nuovo, una nuova strage in una occasione di festa.

Tempi cambiati, interessi cambiati, non è una partita di calcio ma un rave di musica techno.

 

Domenica prossima compio 54 anni. Ognuno dei ragazzi al rave potrebbe essere mio figlio. Sono certa che molti over 50, quelli che credono che i propri figli non abbiano nulla a che fare con questi "esaltati", sotto sotto dicono che se la sono andata a cercare e insieme a loro i loro genitori troppo permissivi.

 

E' l'esercito mai dismesso dei benpensanti che vedono nei propri ragazzi solo quello che vogliono vedere e non fanno i conti col mondo che nel frattempo è cambiato, mentre noi, proprio noi, soprattutto noi intellettualini (sedicenti) illuminati di sinistra avevamo gli occhi foderati di prosciutto e, qualcuno più tendente all'autocritica, si macerava nel senso di colpa per non aver trasmesso valori.... bla bla bla.... intanto un milione e mezzo di ragazzi da nove anni si ritrova a questa "love parade" intorno a Berlino, la città dal punto di vista delle tendenze più intrigante del mondo.

Il luogo quest'anno era intrigantissimo, perfetto, col giusto profumo per chi è ragazzo nel terzo millennio, alla fine della civiltà industriale: bacino industriale della Ruhr, la grande spianata della "Gueterbahnfof", lo scalo merci abbandonato della Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, completamente transennato a Duisburg.

Completamente transennato.

A differenza di altre spianate negli anni scorsi dove l'accesso era libero.

Questa volta l'unico accesso era un tunnel. Un po' di agitazione, forse un cordone di polizia che impedisce o rallenta l'afflusso all'area, un milione e mezzo di ragazzi e 19 morti, schiacciati.

"La maggior parte donne" recitano i giornali. Ma non sono "donne", sono ragazzine di vent'anni, anno più anno meno.

La morte per schiacciamento non penso sia facile. Lo schiacciamento di solito è quello della gabbia toracica: qualcuno ti calpesta (ti calpesta....), le costole si schiacciano, schiacciano i polmoni e tu non respiri più. Non credo si muoia di colpo.

 

 

 

Io me li ricordo i miei vent'anni. La musica techno non c'era, c'erano altre cose ma il succo della storia non cambia: al comizio di Berlinguer o ai grandi concerti si andava in centinaia di migliaia.

 

Che una delle ragazzine sia Giulia Minola, di 21 anni, bresciana, tenera, ci colpisce di più, alla faccia delle secessioni, è una ragazzina italiana.

Ma la questione non cambia: sono morti 19 ragazzi che andavano ad una serata di gioia, nel modo a loro congeniale.

 

Io me li ricordo i miei 21 anni e sfido chiunque a ricordarseli, alla faccia dei luoghi comuni che dicono "eh, sì ma ai miei tempi".

Ai miei tempi a 21 anni ero ragazzina esattamente come Giulia. Forse sarei diventata adulta presto, mentre lei lo sarebbe diventata più tardi passando anche attraverso la categoria dei "bambonccioni",  ma a 21 anni ero al terzo anno di università come lei. E andavo ai concerti.

 

Che Bertolaso dica che in Italia non sarebbe successo, che ricordi con quanta efficienza si siano gestiti eventi di portata analoga, che ricordi la bontà dell'idea di affidare la gestione alla protezione civile è giusto. Peccato che lo dica dopo lo scandalo dei soldi sui grandi eventi. Ma questa è un'altra storia, come direbbe il barista di "Irma la dolce".

 

Che la musica sui palchi sia continuata forse è stato anche giusto e ha prevenuto altri morti.

Rimane l'incazzatura. Grande.

Nella civile Europa, nella efficiente Germania, non si può morire ad un concerto, nemmeno se è un rave che non piace e che, ironia, si chiama pure "love parade".

Chi li ama questi ragazzi? Li amiamo?

Li amiamo per quello che sono? Davvero?

 

angela :)

 


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