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c'era una volta

Amarcord: l’edicola dei giornali
A volte non mi rendo conto di quanto sia emotivamente coinvolgente per me
leggere qualcosa che riguarda direttamente anche il mio passato (ahimé,
remoto!). Mi riferisco, in questa occasione, alla gradevolissima storia del
chiosco di Lauretta, a via Carlo Felice.
Di colpo, mi sono ritrovato davanti agli occhi un altro chiosco, posto a
poca distanza: l’edicola dei giornali alla fermata del tram, all’angolo con
via Emanuele Filiberto. Nato e vissuto per ventitre anni a poche centinaia
di metri da S. Giovanni, per l’esattezza in via La Spezia, praticamente
tutta la mia infanzia e la mia adolescenza hanno ruotato attorno a quella
grande piazza: la scuola elementare a pochi metri, le enormi navate della
basilica utilizzate come rifugio antiaereo nell’estate del 1943, i giardini
attorno alla statua di San Francesco, la prima comunione proprio a S.
Giovanni, i primi appuntamenti amorosi sul muretto del giardino, soprastante
il mercato di via Sannio.
Ho passato ore e ore fuori e dentro l’edicola dei giornali, gestita da Mario
Nardi, un poco più grande di me, fratello del mio carissimo amico Adriano
(con me nella foto), insieme al quale ho iniziato una bellissima attività
sportiva, sconosciuta ai più, il baseball , parlo degli anni ‘48/50. Almeno
due volte la settimana ci ritrovavamo all’edicola, in doppio petto e
cravatta (noblesse oblige) al posto della tuta, in mano la valigetta di
fibra, che all’epoca teneva il posto degli attuali eleganti “borsoni”
firmati, il “guanto” appeso in bella vista al manico della valigia.
Prendevamo il “tranvetto”delle vicinali per andare a fare allenamento a
Centocelle, vicino al campo di aviazione.
Ricordo Gianni, Sandro, Peppe, Cesare, Elio Romagnoli e Franco De Grandis
che non giocavano nella squadra ma erano, Franco in particolare, i miei più
grandi amici in assoluto. Ogni domenica mattina, insieme a Franco ed
Adriano, accompagnavo Elio dal barbiere a pochi metri dall’edicola: si
faceva dare una spuntata ai capelli, la “pulitina”, era l’unico fra tutti
noi che praticasse questo insolito rito settimanale. Aspettavamo che
finisse, chiacchierando con Mario, che dall’alto della sua postazione
all’interno dell’edicola e dei quattro o cinque anni più di noi, pontificava
su tutto quanto era successo in quei giorni a piazza San Giovanni e paraggi.
Forse proprio tutto quel tempo passato a sfogliare “a gratis” giornali,
riviste e fumetti ha fatto nascere in me quell’amore per la carta stampata,
che mi accompagna da sempre, che non tradirò mai.
Clapiro