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martedì 02 ottobre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eneide

Invece, rispetto all'Odissea, quando Virgilio scrive l'Eneide, Roma c'è già e anche da un pezzo; Augusto, figlio adottivo di Cesare è diventato imperatore e ha portato la pace. Ha bisogno di riportare Roma agli antichi valori ed è per questo che commissiona al poeta il poema che deve celebrare le antiche origini di Roma e legittimare l'autorità e la grandezza di Cesare, della Gens Julia e discendente di Julo Ascanio, figlio di Enea.

Mettiamola così: se il western è l'epopea della nazione americana, l'Eneide è l'epopea della nascita dell'impero romano e quindi, in un certo senso, dell'Italia e forse, per estensione, di un certo concetto di Europa unita. Bello, vero?

 

Un veloce ripasso. Per quanto i romani amassero la Grecia (vi ricordate gli ordini architettonici dorico, ionico e corinzio rivisitati e poi Marcantonio che amava "tutto ciò che è greco" e quindi anche Cleopatra che era discendente dei Tolomei a loro volta discendenti di Alessandro Magno), Enea è troiano.

E d'altra parte era storicamente necessario: come si poteva essere figli di un popolo, i  greci, che si era conquistato in quattro e quattr'otto?

Enea, quindi, principe troiano scampato all'incendio, fugge da Troia "col vecchio padre Anchise sulle spalle e il figlioletto Ascanio", così ha sempre recitato la maestra e i libri delle scuole elementari "ai miei tempi".

Il suo viaggio è più lineare di quello di Ulisse e forse meno avventuroso, meno "magico": ci sono dei che interferiscono continuamente nella sua vita per portarlo a compiere il suo fato, arrivare in Italia e fondare la stirpe che a sua volta avrebbe fondato Roma; ma non ci sono mostri, sirene, maghe...

Enea parte da Troia con le sue navi e un popolo di esuli, approda prima in Epiro (Albania) dove Andromaca. la vedova di Ettore, ha fondato una nuova città col nuovo marito, sempre figlio di Priamo ed è proprio lui che gli predice il suo destino. Costeggia la Calabria, si ferma in Sicilia, a Drepano (Trapani) dove muore Anchise, da lì va a Cartagine sulle coste dell'Africa, dove incontra la bella regina Didone.

L'Eneide comincia qui, alla maniera di Omero, con Enea che durante un banchetto racconta della conquista di Troia con l'inganno di Ulisse, dell'incendio della città, della brutta fine di Laocoonte stritolato da un serpente marino (uno dei pochi mostri del poema), della povera Cassandra che nessuno ascoltava perchè nessuno vuole sentirsi predire sventure specie dopo dieci annidi assedio, della fuga "col vecchio padre ...ecc...", della fuga e del viaggio.

 

E qui, a Cartagine, la prima importante intrusione divina perchè lui con Didone ci sarebbe rimasto volentieri ma arriva Mercurio a tirarlo dalle orecchie. Enea è figlio di Venere e Venere ha ottenuto da Giove (Zeus per i greci) che Enea debba fondare la stirpe ecc. Ed è così che Enea lascia la regina che si uccide, si ferma di nuovo in Sicilia e poi riparte non senza problemi perchè se Ulisse era perseguitato da Nettuno, Enea si è inimicato, indirettamente, Giunone; la intanto non ha mai digerito di aver perso la gara della bellezza contro Venere(e Venere è la mamma di Enea), poi sa che Cartagine, la sua città preferita, sarà distrutta dai romani, discendenti di Enea. E quindi fa di tutto per impedirgli di arrivare in Italia, compreso rivolgersi a Eolo e scatenargli addosso tutti i venti possibili. Ma Giove è pur sempre il padre di tutti gli dei e alla fine Enea arriva a Cuma dove incontra la Sibilla che gli predice la guerra che dovrà combattere una volta arrivato nel Lazio, e lo porta nell'Ade dove incontra Anchise ma anche Didone, scoprendo così che la regina si è uccisa dopo la sua partenza. E uscito dall'Ade, dopo aver costeggiato l'attuale Campania, Enea sbarca alla foce del Tevere.

Qui, come predetto dalla Sibilla, farà la guerra contro Turno, vincerà e regnerà in pace sulla terra conquistata. Ma questa della guerra, seconda lunga parte dell'Eneide, è noiosa come lo era l'Iliade che infatti nessuno ricorda se non per il duello fra Ettore e Achille.

 

Enea non è Ulisse; è coraggioso e valoroso ma non è curioso, non "se le va a cercare", è un uomo giusto mai mosso dalla rabbia. Incarna i valori a cui Augusto intende riportare Roma dopo averne celebrato e divinizzato le origini (Enea è pur sempre un semidio mentre Ulisse era solo un mortale). Per Enea si parla di "pietas" facendo attenzione che la pietas dei latini non è la pietà cristiana ma qualcosa che ha a che fare con l'essere compassionevole, essere capace di condividere le "passio", i sentimenti. Enea, insomma, è un uomo che sa essere presente anche agli altri, comprende.

 

E questa è l'Eneide nella traduzione di Annibal Caro

 

Buon viaggio :)

 


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