lunedì 11 aprile 2011
soggettive
Enrico
Brignano
Interviste realizzata nel 2005 da www.intervisteromane.net
Tu
sei romano de Roma. In quale zona di Roma hai passato l’infanzia e come
ricordi la Roma di allora?
Ma, io mi ricordo la Roma a cavallo degli anni 60-70, anche perché non
sono proprio vecchio… Ricordo una Roma come una borgata lasciata un po’
a se stessa e l’abusivismo… questo ricordo, anche se devo dire che da
piccolo stavo molto a Ostia Antica.
E il tuo rapporto con la cucina romana?
Buona… c’e’ da dire che da un po’ di tempo la cucina romana quella
verace è un po’ difficile trovarla. Tant’è vero che a Roma esistono
ancora le vere e tipiche trattorie romanesche, per fortuna…sono poche ma
resistono . Diciamo che ormai la cucina non è più solo romanesca,
diciamo che è un po’ mista, come non esiste il vero romano , quello
famoso delle mitiche sette generazioni… uno è nato a Roma, si , ma ha un
genitore calabrese, o abruzzese, quindi è tutto un miscuglio.
Frequenti qualche trattoria particolare?
No, no tendenzialmente no…
C’è un angolo di Roma a cui ti senti maggiormente legato?
Si , c’è un angolo di Roma a cui mi sento un po’ legato, ed è il foro di
Augusto, perché mi piace la storia dell’antica Roma e quando vado lì è
il massimo…. Mi piace molto.
Cosa provi nel tornare a Roma dopo una lunga assenza?
Inizialmente un grande stress, perché quando si rientra a Roma c’è
sempre un grande frastuono, un traffico impressionante, non c’è nemmeno
il posto per parcheggiare il motorino… un casino insomma…Però poi quando
ci si riabitua al normale tran tran quotidiano , insomma una volta
rientrato nel clima romano ti rendi conto che Roma è meravigliosa.
Come giudichi i romani attraverso i loro pregi e i difetti?
Ne hanno tanti de difetti …tanti. Estremamente menefreghisti su alcune
cose, cinici…ma penso che gli stessi difetti siano gli stessi pregi che
poi è la fortuna di questa città, altrimenti sarebbe una città
invivibile… La si riesce a vivere proprio perché nel caos quotidiano,
l’atteggiamento è sempre quello del “ vorrei ma non posso… se vedemo …
lassa perde..” e lo snobbare alcune problematiche esistenziali, che è
una sorta di atteggiamento che ha una doppia valenza, ecco.
Com’è il tuo rapporto con il Tevere?
Il mio rapporto con il Tevere è proprio di diffidenza, come credo sia di
tutti i romani, anche nell’antica Roma, penso…
E’ sempre stato biondo però adesso è anche inquinato… c’è una miriade di
canzoni che parlano di morti nel Tevere.. Come fiume non è solare, il
Tevere, non è un fiume che porta gioia e poi a Roma non lo vediamo
neanche più perché passiamo da un ponte all’altro, sempre di
fretta,quindi non arriviamo nemmeno a dargli uno sguardo, grazie anche
al traffico caotico. Abitando vicino al Tevere io ne sento molto
l’umidità, per cui , come rapporto lo vivo in maniera piuttosto freddo,
distaccato.
Come vivi la Roma notturna?
Tento di viverla sempre meno, perché non mi piace. Non sono il tipo
perché non è la Roma che mi piace. A me non piace la Roma dello
stornellaccio come non mi piace la Roma del fighettino con la
decapottabile e il foulard al collo, amo la Roma che sta a metà fra
queste due Rome, cioè una Roma tranquilla, sincera, che parla di cose di
tutti i giorni, di cose proprie nelle trattorie all’aperto, però non
quelle da turista. Amo una Roma normale, semplice…
Nei momenti liberi in quale zona di Roma ami rifugiarti?
Nella zona Flaminio, dalle parti dello stadio dei Marmi… quella zona lì
mi piace molto.
Se il governo avesse sede in un’altra città italiana, Roma sarebbe
più amata?
Si, forse si.
Cosa ti dà più fastidio di Roma?
Proprio questo, cioè il fatto che Roma viene un po’ odiata perché è
simbolo del potere non solo religioso ma anche quello politico, appunto
perché c’è la sede del governo. Quindi Roma gestita da sempre da non
romani, in effetti. Quindi è una città che vive, purtroppo, anche di odi
di tanta gente che pensa che i romani siano coloro che governano il
paese, gestiscono la città, invece in effetti non è così.
Com’è avvenuto il tuo accostamento verso il mondo dello spettacolo?
Normale, credo normale per chi come me ha una voglia di esibirsi, per
cui penso che la trafila non sia diversa da tanti altri artisti. Ho
sempre avuto una gran voglia di esibirmi e poi è capitata l’occasione
della grande scuola di Gigi Proietti, il famoso laboratorio di
recitazione di Gigi, a rendere ufficiale questa voglia, questa
sensazione…. Quindi il diploma e poi la carriera e via.
Ma la passione per lo spettacolo ce l’avevi già dentro?
La passione per lo spettacolo credo sia nata da sola. Quando una
passione nasce è perché c’è un’esigenza che esce da te. E’ come una
pianta che nasce da sola, senza acqua e in un terreno poco fertile. Ecco
perché diventa passione, perché è talmente tanta la forza e la voglia di
emergere che piano pianino riesce a farsi largo. Pensa Gianfranco che io
ho fatto una scuola che era molto lontana dal mondo dello spettacolo,
che era quella di Tecnico delle Industrie Meccaniche, quindi puoi capire
quanto sia vero quello che ti sto dicendo. La passione è nata perché
riuscivo ad intuire che tutto quello che dicevo diventava poi
divertente. In bocca a me un racconto veniva plasmato, tirato,
allungato, accorciato in base a degli effetti che avevano su quel
pubblico che poteva essere quello della classe o quello dell’autobus.
Ma i tuoi genitori non è che sognavano per te un futuro diverso?
Sicuramente non sognavano per me questo futuro. Il mio era un periodo
del posto fisso, dell’impiego statale e di quelle parole…” Sei
sistemato, hai il posto fisso per tutta la vita, ecc…”. Adesso il posto
fisso è una condanna divina perché co’ 1200 euro al mese ‘ndo vai? che
ce fai? A parte il lato economico, nella borgata dove vivevo io non
c’era l’ambizione di fare e di arrivare chissà dove. Adesso le cose sono
cambiate perché con il Grande Fratello e tutte ‘ste cazzate tutti
pensano a diventare famosi. Questa è l’unica ambizione. Vanno ai provini
in 40.000 manco fosse un concorso statale (risata).
Chissà quanti complimenti hai ricevuto nel corso della tua carriera,
vero Enrico?
Si! Ma i complimenti più belli non sono quelli degli addetti ai lavori.
Quelli sono abbastanza giustificati e abbastanza pensati che fanno
sempre bene al cuore perché vengono da colleghi che di solito sono
restii a questo genere di cerimonie. I complimenti più belli sono quelli
del pubblico, della gente semplice che non ha tante parole ma che però
ti fa sapere che non rideva così da quando gli è scomparsa una persona
cara. Non ci sono complimenti che reggono il confronto, caro Gianfrà.
La cosa più cattiva che hanno detto o scritto su di te?
M’ ha dato fastidio l’aggettivo di una signora che spero di incontrare
un giorno e che cura la critica sull’Unità, la quale, dopo avermi visto
nello spettacolo Beato tra le donne ha scritto:” Carriera finita per
Enrico Brignano”. Pensa Gianfrà che l’Unità sta qui vicino, chissà se
questa signora avrà visto i manifesti a caratteri cubitali qui fuori dal
teatro Sistina con il mio nome e lo spettacolo che rappresento (risata).
Ma da ragazzo quali erano i tuoi idoli?
Da ragazzo non erano sicuramente gli attori. Più avanti vedevo e
apprezzavo la bravura di attori importanti come Walter Chiari, Aldo
Fabrizi, Paolo Panelli, Alberto Sordi e piano piano , crescendo riuscivo
a vedere il talento anche di quelli che erano in auge come Gigi Proietti
o come il grande Vittorio Gassman di cui conoscevo una qualità di
recitazione che andava al di là del comico, ma era di una grandezza
assoluta. Anche Montesano era un grande. Però non avrei mai immaginato
un giorno di condividere il camerino o andare leggermente dopo di questi
“grandi”. Io adesso, caro Gianfranco, ti sto telefonando dal camerino
dove sono passati i più grandi. Ho i miei panni lì dove li hanno
attaccati loro. Se uno crede a queste cose è un onore, se uno non ci
crede, va benissimo ugualmente, però per me è affascinante il pensiero.
Qual è stata la tua più gran soddisfazione nel campo artistico?
L’estate del 2000 al Teatro Romano di Ostia Antica , il pieno.
Quattromila persone con la ripresa televisiva, su Canale 5, in diretta
tv.
A chi vorresti dire “Grazie”?
Ai miei genitori, a Gigi Proietti, a Maurizio Costanzo, ma
fondamentalmente questi sono quelli più riconoscibili, più facile da
ringraziare, ma ce ne sono tantissimi che ho incontrato nel mio percorso
e che mi hanno dato la volontà, la forza e dei consigli. E poi vorrei
dire Grazie anche a coloro che visiteranno il mio sito
www.enricobrignano.it
Ciao
Gianfrà...