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13.11.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

Cento anni: 1907 Ernesto Nathan veniva eletto sindaco di Roma
Quel sindaco massone che fece grande Roma

di Aldo Chiarle

Ernesto Nathan fu eletto consigliere comunale di Roma nelle elezioni del 1898 e nel 1907 sindaco della città, carica che resse fino al 1913. Eletto sindaco in un momento particolarmente critico di Roma capitale, a causa dello sfascio morale e edilizio (saccheggio del patrimonio storico con stupende ville abbattute per costruire nuovi cantieri), Nathan municipalizzò i servizi pubblici più importanti (dai trasporti, all'acqua, alla luce) e realizzò grandi opere come la Galleria del Traforo e dei nuovi ponti sul Tevere. Ma non è questa attività che ha fatto grande Nathan: lo hanno fatto le scuole elementari costruite in tutti i vecchi rioni; le case popolari del rione Testaccio con l'assistenza scolastica e sanitaria per tutti gli abitanti; gli alberghi dei poveri e le mense popolari create nello stesso quartiere; le decine di iniziative sociali, sanitarie a favore dei meno abbienti e le istituzioni per i poveri e per gli operai. E voglio ricordare – perchè pochi lo sanno- una grande opera fondata nel 1874 dalla madre di Nathan, Sarina Levi di Pesaro, la scuola “Mazzini” con sede a Trastevere, in via S. Crisogono al numero 37.
Ernesto Nathan fu anche tra i fondatori della “Dante Alighieri”, autore di decine di libri, pubblicazioni, articoli e studi. Massone dichiarato, fu iniziato il 24 giugno 1887 nella Loggia “Propaganda Massonica” - Oriente di Roma, ed eletto Gran Maestro dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919. Nel 1910 Nathan nella sua qualità di sindaco, pronuncia il 20 settembre dinanzi alla Breccia di Porta Pia, un discorso che crea violente polemiche. Perché suscita la reazione dello stesso Pontefice Pio IX. Riportiamo, di seguito, i testi che testimoniano lo scontro tra l'allora sindaco della Capitale ed il Papa dell'epoca. A dimostrazione non solo dello stile di un'epoca ma anche dei livelli di asprezza del confronto di allora tra stato e chiesa.
“Cittadini- questo il discorso di Nathan - non parlo in nome della sola Roma, ne è segno la corona ora presentatami, la presenza del consiglio provinciale, presieduto dall'illustre suo vice presidente. È tutta la plaga intorno a noi, è tutta la provincia che si unisce alla città, solidale con essa nelle libere affermazioni, nelle popolari aspirazioni.
E, se di nuovo io mi indirizzo a voi da questo storico luogo, è per volontà vostra da poco manifestatami con il vostro suffragio; voleste che la voce dell'amministrazione popolare risonasse di nuovo qui, e questa rappresentanza voleste nell'anno quando da ogni lato d'Italia e da fuori, dai i due emisferi, connazionali e stranieri, si recheranno qui in pellegrinaggio per rammentare il giorno in cui, mezzo secolo fa, il parlamento sub alpino, nella certa visione dei destini nazionali, Roma rivendicò capitale della nuova Italia. Davanti alla volontà del popolo, all'opra dei grandi fautori, l'Apostolo, il Guerriero, il Re, lo Statista, dinanzi al prode esercito, ai valorosi volontari, ai cittadini, quanti oprarono, soffrirono, morirono, per la conoscenza che talvolta illumina gli uomini e le assemblee, così allora statuì quell'illustre patriottico consesso, e così, nella maturità degli eventi fu. Conferma di quel voto solenne, noi siamo qui oggi; e domani il mondo intero, nelle molteplici sue rappresentanze, qui converrà per constatare come la Roma dell'oggi, la Roma della terza Italia riprenda il cammino del destino assegnatole, riassuma in se la volontà e le aspirazioni di un grande popolo, varchi le frontiere e nelle estrinsecazioni della vita, nelle manifestazioni del pensiero, attraverso i monti, si affratelli con gli altri popoli.
Tale è la Roma che onorato il mio ufficio rappresentare, di indice della libertà del pensiero, entrato in una con la bandiera tricolore; un'altra Roma, prototipo del passato, si rinchiude dentro un perimetro più ristretto del muro di Belisario, intesa a comprimere nel brevissimo circuito il pensiero, nella tema che come gli imbalsamati cadaveri del vecchio Egitto, il contatto con l'aria libera abbia a risolverla in polvere. Di li, dal pregiudizio del dogma, ultimo disperato sforzo per eternare il segno dell'ignoranza, scende, da un lato, l'ordine ai fedeli di bandire dalle scuole la stampa periodica, quella che narra della vita e del pensiero odierno; dall'antro risuona tonante la proscrizione contro gli uomini e le associazioni desiderosi di conciliare le pratiche e i dettami della loro fede, con gli insegnamenti dell'intelletto, della vita vissuta, delle aspirazioni morali e sociali della civiltà. Ritornate, o cittadini, alla Roma di un anno prima della Breccia, nel 1869. convennero allora in pellegrinaggio i fedeli di tutte le parti del mondo, qui chiamati per una grande solenne affermazione della cattolicità regnante. San Pietro, nella monumentale sua maestosità, raccoglieva nell'ampio grembo i rappresentanti del dogma, in Ecumenico Concilio; vennero per sancire che il Pontefice, in diretta rappresentanza e discendenza di Gesù, dovesse, come il Figlio ereditare onnisciente illimitato potere sugli uomini, e da ogni giudizio morale i decreti sui sottrarre, in virtù della infallibilità proclamata, riconosciuta, accettata.
Era l'inverso della rivelazione biblica del Figlio di Dio fattosi uomo in Terra; era il Figlio dell'uomo fattosi Dio in Terra! Vi fu chi, forte della storia dei pontefici attraverso i secoli, reagì alla bestemmia rivolta a Dio e agli uomini. Doellinger rimase solo! Revocare in dubbio, discutere i decreti del Capo della Chiesa per la gerarchia era il primo passo per sottometterlo al libero esame; era il forellino attraverso cui passava l'aria ossigenata della scienza , del progresso civile. E però sulle vecchie mura del dogma si sovrappose l'intonaco dell'infallibilità per unanime consenso. Fu l'ultima grande affermazione dinanzi al mondo, della Roma prima della Breccia, era l'ultimo pellegrinaggio al Pontefice Re. Confrontate il fatto di allora con quello che ora si prepara, e misurate il cammino percorso in 40 anni, un giorno nella vita della Città Eterna! Guardatela nelle nuove forme, nei nuovi atteggiamenti. Le mura di Belisario trapassate da ogni lato, come le mura di Servio Tullio, stanno là a determinare il circuito della vecchia Roma, con i suoi orti si protendono verso il colle e verso il mare, senza soluzioni di continuità, e appena qualche albero, fra le nuove, larghe, e illuminate vie, fra le case moderne, delle altre ricorda l'esistenza. Il Gesù è diventato un archivio nazionale, archivio anche di tristi memorie; Castel Sant'Angelo, la tomba del morto Imperatore Romano, ridotta poi a tombe dei viventi sudditi papali, è un museo di ricordi medioevali, per insegnamenti e raffinamenti dei cittadini; l'insigne e colossale monumento della grandezza romana, le Terme Diocleziane ridotti a fienili, magazzini e sconci abituri, ora si circonda di giardini e ritorna in vita, degna vita, grande, impareggiabile museo nazionale dell'arte antica.
E potrei continuare; mostrarvi le scuole elementari, il Lungo Tevere, la dove si ergeva, monumento di stolta intolleranza, il Ghetto; i bagni pubblici in recinti ove la tolleranza consentiva la corruzione dei costumi; riassumo: nella Roma di un tempo non bastavano mai le Chiese per pregare, mentre invano si chiedevano le scuole; oggi le chiese sovrabbondano, esuberano e le scuole non bastano mai! Ecco il significato della Breccia, o cittadini. Nessuna Chiesa senza scuola! Illuminata coscienza per ogni fede, ecco il significato della Roma d'oggi”. E concluse Nathan: “ovunque, da Torino a Marsala a Palermo da Napoli a Perugia ai campi di Castelfidardo, l'Italia ha celebrato la ricorrenza cinquantenaria della sua ricomposizione e della sua unità, e dovunque fu presente Roma nel cuore della sua cittadinanza nella parola dei rappresentanti suoi. Oggi la ricorrenza del giorno fatidico che ha sacrato l'unità patria, il Paese tutto e qui presente, nella sua più augusta rappresentanza; con noi ricorda il passato, con noi fraternamente opra i presente, con noi prepara nella coscienza del comune dovere, l'avvenire. Un solo grido prorompa dai vostri petti dinanzi a questa Breccia: Viva la Terza Italia”

Fatto nuovo negli annali del Pontificato, al discorso del Sindaco, rispose il Pontefice Pio IX con la seguente lettera indirizzata al Cardinale Vicario: “al diletto figlio Pietro cardinale Respinghi, Nostro Vicario Generale. Signor Cardinale, una circostanza di eccezionale gravità. Ci muove a rivolgerle la Nostra parola per manifestarle il dolore profondo dell'animo nostro. Da due giorni un pubblico funzionario nell'esercizio del suo mandato, non pago di ricordare solennemente la ricorrenza anniversaria del giorno in cui furono calpestati i sacri diritti della sovranità pontificia, ha alzato la voce per lanciare le dottrine della fede cattolica, contro il Vicario di Cristo in Terra e contro la Chiesa stessa lo scherno e l'oltraggio. Parlando in nome di questa Roma che pur doveva essere, secondo autorevoli dichiarazioni, la dimora onorata e pacifica del sommo Pontefice, si è presa direttamente di mira la nostra stessa giurisdizione spirituale arrivando impunemente a denunciare al pubblico disprezzo per fino gli atti del nostro apostolico ministero.
A questa audace contestazione della missione affidata dal Cristo Signore Nostro a Pietro e ai suoi successori, accoppiandosi pensieri e parole blasfeme, si è osato di insorgere altresì pubblicamente contro la divine essenza della Chiesa, contro la veracità dei suoi dogmi, contro l'autorità dei suoi concili. E poiché all'odio della Chiesa va naturalmente congiunto l'odio più dichiarato ad ogni manifestazione di pietà cristiana, non si è indietreggiato neppure dinanzi al proposito malvagio e anti sociale di offendere il sentimento religioso del popolo credente. Per questo cumulo di ampie affermazioni, quanto gratuite e quanto blasfeme, non possiamo non levare alta la voce di giusta indignazione e protesta, e richiamare, impari tempo, per mezzo di Lei, signor Cardinale, la considerazione dei nostri figli di Roma sulle offese continue ed ognor maggiori alla religione cattolica, anche per parte di pubbliche autorità, nella sede stessa del romano pontefice. Questa nuova e ben constatazione non isfuggirà certamente ai fedeli tutti del mondo cattolico, offesi anch'essi, i quali si uniranno con i nostri cari figli di Roma per innalzare con fervore le loro preghiere all'Altissimo, affinchè sorga a difesa della sua Sposa divina, la Chiesa fatta così indegnamente bersaglio a calunnie sempre più velenose e agli attacchi sempre più violenti dalla impune baldanza di suoi nemici. Facciamo voti che per l'onore stesso della città eterna, non abbiano a rinnovarsi questi intolleranti attacchi; ed inatnto come pegno della nostra speciale benevolenza,
Le impartiamo di cuore , Signor Cardinale, l'Apostolica Benedizione”.
L'inatteso, quanto violento e ingiustificato attacco, il sindaco Nathan oppose una calma e misurata difesa sotto forma di lettera ai direttori dei giornali cittadini. Ed ecco il testo: “Pregiatissimo Signor Direttore, per gli atti dell'Ufficio mio devo rispondere al Consiglio, alle competenti autorità; interviene per il discorso del 20 settembre un rescritto del sommo pontefice all'Eminentissimo cardinale Vicario per stigmatizzare le parole mie al cospetto della cittadinanza, dell'Italia e di tutto il mondo. Il rispetto verso di Lui, verso tutto il concorsio civile impone una spiegazione. Egli, dal Vaticano, fulminando chi sta al Campidoglio, non rende più evidente il tema del discorso, il contrasto tra Roma passata e la Roma presente? Sono colpevole – come egli dice – di lanciare offese ed ognor maggior alla religione cattolica; ho alzato la voce per lanciare contro il Vicario di Cristo in terra lo scherno e l'oltraggio? O non ho messo invece davanti agli occhi dei cittadini uno specchio fedele perchè tutti vi vedessero riflessi gli eventi del passato, quelli verificatisi attraverso l'altro governo, altra volontà, altri insegnamenti, altre ispirazioni?
Non sono io autore o inventore del bando per esiliare dalla scuole o dai seminari tutta la stampa periodica; non io ad immaginare condanne solenni alla democrazia cristiana, ai modernisti, ai sillogisti, a quanto muovono affannosamente alla ricerca di un fede che concilia intelletto insieme al dogma, rito religione in guisa da negare la consolazione della fede a chi ai mutabile precetti e volontà degli uomini non potette umiliare cieca sottomissione; non io a creare l'ignoranza che abbandonandosi alla superstizione brutalmente respinge il sapere; non io a mancare di rispetto alle altrui credenze, diritti imprescrittibili dell'individuale coscienza, nei tanto poco venir meno ai riguardi dovuti al Pontefice, all'uomo chiamato ad altissimo Ufficio, che nei limiti consentiti nel cuore e nell'intelletto sacrifica tutto l'essere suo per amore del bene, secondo i dettami della sua coscienza. No! Come il Sommo Pontefice dall'alto della Cattedra di San Pietro ha dovere di dire la verità quale a lui appare, ai credenti, così il minuscolo sindaco di Roma dinanzi alla Breccia di Porta Pia, per lui iniziatrice di una nuova auspicata era politica e civile, ha uguale dovere innanzi alla cittadinanza. Offende le orecchie di afferma “calpestati i diritti della Sovranità Pontificia”; ma non è l'uomo, non sono le sue parole, è il fatto che offende, opprime, preoccupa, esaspera; il fatto avvenuto in passato, il fatto che si avanza fatale, con passo più sicuro, a misura che l'albeggiante giorno della nuova Italia rischiara la strada agli ansiosi trepidi viandanti; il fatto che guida le genti, iscritto fra i dettami della legge che governa l'universo dalla mano del progresso: fatto che sovrasta Pontefice e Sindaco.
Tutto si muove, si evolve, si allarga e gli uomini e gli volgono gli occhi su alla ricerca della fede, illuminata dal sapere. Se ho offeso i doveri dell'ufficio mio, spetta al Tribunale; se ho offeso i doveri dell'ufficio mio spetta il giudizio alla cittadinanza; se ho offeso la Religione, la coscienza tranquilla, senza intermediario, risponde dinanzi a Dio.”. Roma, 24 settembre 1910 – Ernesto Nathan, Sindaco di Roma. La conferenza del Sindaco Nathan (e la relativa polemica) fu raccolta dal Grande Oriente d' Italia in un opuscoletto che uscì nel novembre dello stesso anno, con il titolo di “Roma papale e Roma italiana”. Ed uscì con una breve presentazione dello stesso Nathan: “lo sdegno pontificio, misurato o no, calcolato o no, (le teste di turco sonn sempre manichini pregiati nell'arte diplomatica) ha richiamato sulle mie povere parole l'attenzione di molte persone, in molte parti del mondo: l'appassionato appello all'universalità contro il “blasfema”, contro l'usurpazione italiana che ad un cittadino lascia libertà di parole nella Città Eterna, dando la consueta annua rivendicazione dinanzi alla Breccia di Porta Pia un valore diverso; l'importanza di un documento, non utile illustrazione di un dato momento nella storia di Roma e dei poteri che n el contrasto e nel possesso.
Conoscerlo nella sua integrità, non come fu raffazzonato, riassunto, commentato, è bene; come non è male mettere sotto occhio, a chi voglia serenamente giudicare il testo preciso della unilateralmente appassionata discussione; il discorso originale, la requisitoria solenne e vibrata del Pontificato, l'austera e pacifica risposta. Verranno le brevi pagine a snebbiare le menti di non pochi, tratti in errore; altri illumineranno sull'atteggiamento di chi, ritornando ai tempi classici di Pio IX, in nome del redentore e della religione, inutilmente s'affanna a trascinare stati e popoli ad insorgere contro l'unità dello stato e la volontà del popolo”. Roma 15 novembre 1910. Ernesto Nathan ritornò su questa polemica il primo dicembre 1912 al Teatro Argentina. E di quel discorso non ritirò nulla.

 


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