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24.05.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

ESTATE  ROMANA - IL CINEMA A MASSENZIO

Come dimenticare quell’agosto al mare del 1977!

Le città in quegli anni si svuotavano d’estate, alla ricerca di un posto dove trascorrere i lunghi mesi estivi lontani dall’afa cittadina, di città vuote e spente ad ogni stimolo e slancio vitale. La fuga era verso il mare o i monti, luoghi dove lasciare sgambettare liberamente i bambini. Ma le estati diventavano cosi troppo lunghe, monotone e, superato il ferragosto, si assaporava il piacere della discesa verso il ritorno ad una vita più normale, con la scuola, il lavoro, la ricerca di una mostra o un concerto che  regalassero un appagamento intellettuale.

Era stato un anno horribilis !!!!!! Strage alla stazione di Bologna, assalto a Lama alla Sapienza, 32 gambizzati, una dozzina di morti da sinistra a destra, rapine per autofinanziamento dei gruppi eversivi, più di una volta ci si era trovati coinvolti per caso in improvvisi assalti, anche armati, su luoghi di lavoro o semplicemente all’uscita del corso di inglese del figlio, perché luogo sensibile, trovandosi accanto ad una concessionaria FIAT (sic!).

Eravamo sul Gargano, collina fresca ma con lo splendido mare dopo alcuni tornanti tra odorose pinete. In riva al mare, mentre i bambini si riempivano dei benefici del sole, riserva preziosa per l’inverno, noi leggevamo i giornali. Inattesa, una breve notizia ci illumina: Renato Nicolini promuove L’ESTATE ROMANA , inaugurando MASSENZIO, una grande arena per il cinema che faccia da ponte tra il vuoto estivo ed il ritorno alle attività che caratterizzano il senso della vita. Quella sera furono preparati i bagagli, tornare in città questa volta fu un senso di liberazione, una fuga dal luogo obbligato della transumanza. Un viaggio allegro verso una meta che si presentava come occasione di distrazione e di partecipazione, condivisione del piacere di stare insieme ad occupare un luogo-simbolo della città, una sfida alla barbara violenza che minacciava le nostre vite nell’essenza della quotidianità. Partecipare voleva dire grazie ai segnali raccolti dalla sensibilità di chi governava la città: avevano cercato una formula per farci stare insieme senza paura, nel godimento del sito archeologico, finalmente vissuto non solo visitato, per giunta vedendo un film  (e che film!).

Ma occorreva organizzazione, l’evento serale richiedeva approvvigionamento di ceste con panini, termos di caffè e te caldi perché all’aperto nelle sere di fine estate si sente l’umidità, plaid e bibite; istintivamente pensammo che ci sarebbe stato un gran richiamo all’evento, non potevamo essere in pochi a percepire il senso di questa convocazione di massa, ed allora, per essere sicuri di trovare un posto decente con i bambini che andavano per i dieci ed otto anni, alle sette in punto, due ore prima dell’inizio, eravamo i primi davanti ai cancelli di Massenzio, allora su Via dei Fori, con le nostre borse piene di provviste. Ma arrivò presto tanta gente, allegra  ed eccitata; l’evento iniziò li fuori, e le lunghe file d’attesa per partecipare ai riti collettivi estivi, da allora caratterizzano questa città. Ormai anche i turisti hanno imparato e, dove vedono capannelli e code, si fermano e partecipano. E tutto sembra normale, le uniche file a volte di ore, per accaparrarsi un posto, senza protestare, mica siamo alla posta o all’anagrafe! !!!!!!!!!

Scoprimmo le MARATONE del cinema ed i bambini ci stavano benissimo, forse anche per questo ora lavorano nel settore.  Gli organizzatori si misero alla ricerca di nuovi spazi, di arene sempre più ampie per accogliere la crescente richiesta popolare.

Ma l’apoteosi fu la costruzione della città del cinema allestita nel CIRCO MASSIMO. Che trionfo di effimero, sembrava di essere nel set di un film di massa. Naturalmente, più le iniziative si diffondevano a livello popolare, più sorgevano comitati che osteggiavano ogni iniziativa pubblica. Contro la profanazione dei monumenti, contro l’invasione delle aree centrali ed il chiasso provocato dalle masse in movimento notturno, e cosi siamo arrivati ad oggi che le masse notturne schiamazzanti, non avendo poli di attrazione, rumoreggiano e fan danno ubriacandosi e drogandosi nelle pubbliche piazze.

Il momento clou dell’estate romana di nicoliniana memoria fu la proiezione del grande film su tre schermi avvicinati a formare un enorme cinemascope, con orchestra che suonava la colonna sonora, il tutto condito da pioggia battente su ombrelli ma anche su mantelle ricavate dai sacchi della spazzatura, ma nessuno abbandonò lo spazio, gremitissimo davanti all’arco di Costantino, ed il NAPOLEON di Abel Gance non ha di certo trovato altro pubblico cosi attento e grato, alla presenza di M.me Mitterand.

Certo la festa dell’estate romana aveva anche molto altro all’inizio, le motociclette acrobatiche a piazza Navona, i clown e gli attori sui trampoli, le mongolfiere ed i fuochi d’artificio, il bisogno di  leggerezza che fu definito “effimero”, che tanto ci aiuto ad uscire anche dal terrorismo.

Poi la festa del cinema andò scemando spinta in periferia, sotto le picconate politiche e dei benpensanti.

Ma ormai il popolo romano aveva imparato che si può restare in città anche d’estate se vi sono spazi di divertimento intelligente, anche perché incalzati da problemi economici che oggi non consentono più gli esodi di massa alle famiglie, com’erano le insopportabili lunghe vacanze estive del dopoguerra.

Oggi non c’è più l’estate romana, ma si può rimanere a Roma d’estate perché sono ancora numerose le iniziative culturali di grande spessore e di sera, comunque, c’è il ponentino.

Grazie Nicolini, ero seduta dietro di Lei a Massenzio, e Sua madre Le era accanto accarezzandoLe i capelli: aveva colto la magia di quell’atmosfera felice e gliene rendeva atto riconoscente per tutti noi.

Alemanno, coraggio, aiuti questa città a conservare il suo spirito cosi faticosamente costruito in questi anni, amalgamando le mille anime del mondo che popolano questa città in un unico sentire che fa di noi i nuovi cives romani .

Luisa Piemontese


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