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                                                                                                   c'era una volta

Roma e la contestazione operaia.


Il '68 è ricordato come un periodo di grandi movimenti di contestazione al sistema in vigore in quel periodo che era fondato sulla “autorità”, sul rigore e disciplina, sulla “obbedienza” delle classi subalterne, sulla discriminazione razziale;
Questa rivolta fu guidata prevalentemente dai giovani studenti in Europa dell'ovest  (Francia e Gran Bretagna) ma anche dell'Est (Cecoslovacchia); dai neri negli Stati Uniti ed in Sudafrica.

Nel nostro Paese vi è stata una variante caratteristica ed unica nel panorama mondiale: più che i giovani studenti universitari,
le contestazioni in nome di una società migliore, più umana ed equa,
fu inizialmente sviluppata dal movimento studentesco delle Università, ma successivamente fu condotta dalle organizzazioni dei lavoratori,
prevalentemente da quelle operaie romane .

Le testimonianze di quel periodo concordano con il fatto che a guidare -a Roma- quel movimento di contestazione furono le due categorie dell'industria più forti e storiche nella capitale: gli edili ed i tipografi (fummo noi del Poligrafico dello Stato a fronteggiare i fascisti all'Università di Roma nel '68 quando l'allora segretario della C.G.I.L. Luciano Lama parlò di questi movimenti


E fu la battaglia per una serie di riforme come quella pensionistica, quella sanitaria, quella per la casa, del mitico STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI con il raggiungimento di traguardi importanti che segnò la conquista di diritti fino ad allora negati: lo sviluppo del Mezzogiorno, il superamento delle gabbie salariali che unificò un Paese diviso da una industrializzazione selvaggia che aveva spopolato il Sud; un Servizio Sanitario Nazionale che superasse la Cassa Mutua e che diede a tutti il diritto ad essere assistiti; una Scuola a cui tutti potessero accedere dando la possibilità anche ai figli nostri di laurearsi; una politica della casa aperta a chi aveva meno possibilità.

Furono battaglie dure prima tra tutte quella della occupazione delle fabbriche a Roma per impedirne lo smembramento o la chiusura, dovute a riorganizzazioni selvagge o alla fuga degli imprenditori dopo aver sfruttato i benefici ed i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Fabbriche che erano vecchi capannoni fatiscenti, costruiti sulla via Pontina con alcuni macchinari senza le dovute norme antinfortunistiche, operai in buona fede che dalla sera alla mattina si trovavano fuori dalla fabbrica

E fu così che gli stessi operai occuparono le fabbriche con picchetti davanti ai cancelli; si organizzavano con cucine da campo, ricordo natali e capodanni passati insieme nella fabbrica occupata divenuta ormai la casa del popolo, si suonava la chitarra e le donne cucinavano spaghettate,
la canzone ricorrente era quella di Pietrangeli ... compagni dai campi e dalle officine.... mamme coi bambini in braccio, raccolta di soldi innanzi alla fabbrica per dividerli tra loro.
 

I poligrafici di Roma furono i primi con la Apollon nel '68 (di cui esiste anche una meravigliosa documentazione filmata del regista Ugo Gregoretti), con la Veguastampa di Pomezia e la Policrom sulla Tiburtina (che misero le prime tende in piazza) a cui partecipò anche Gian Maria Volontè.

Insomma cose d'altri tempi

ciao ciao
UBALDO detto DUCCIO

 

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