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15.10.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            la città del cinema

Sabato 14 ottobre

Il logo - Avrei dovuto raccontarne ieri, rimedio subito per la felicità del nostro direttore che tutto contento mi ha fatto notare che, a proposito del Logo, sembrerebbe che la Festa del Cinema ci ha copiati. E in effetti lo sky line è molto simile. Non che la nostra idea fosse stata originalissima (una volta devo raccontarne la storia, perchè no?) ma di sicuro il nostro marchio è stato registrato quando ancora i grafici della festa forse appuntivano le matite, oltre un anno e mezzo fa. E la Festa non è la prima ad averci "copiati", segnaliamo anche il nuovo sito di ATAC, il cui restiling risale, mi sembra, all'inizio di quet'anno.

Comunque questo tramonto rosso su Roma mi piace moltissimo, mi fa pensare che tra un po'ì, appena venuta sera, si va al cinema.

 

Luci e ombre - La festa scorre. Man mano che avanzano le ore della giornata, l'Auditorium si riempie di gente che guarda le mostre, chiacchiera, sta nell'evento. Abituata alle maratone veneziane (un film dietro l'altro dalle otto del mattino fino a sera tardi), qui sto assaporando le pause tra una proiezione e l'altra, pause che mi consentono di scrivere, di vedere una mostra, di nutrirmi con calma.

A proposito di nutrizione, ho scoperto con piacere che nell'area food (bar, pasticceria, pizzeria, tavola calda) tutti gli accreditati hanno diritto ad uno sconto del 20%. Questo mi fa sentire "parte" di qualcosa, mi sembra che mi coccolino per essere una affezionata sempre presente.

La cosa devo dire compensa la seccatura della fila per ritirare ogni giorno i biglietti (gratuiti) per le proiezioni non riservate dopo le 17.

Non ho capito il senso di questa disposizione davvero seccante, forse è per evitare che ci si ritrovi a fare la fila davanti alla sala senza poter entrare per esaurimento dei posti in quelle proiezioni dove è ammesso anche il pubblico. Ma è da segnalare è che non si trovano posti alle proiezioni della stessa giornata ma solo per quelle del giorno successivo.

 

N io e Napoleone - Il film è semplicemente bello. Ha un ritmo giusto e costante, serrato dove dee esserlo e rallentato dove bisogna fermarsi. Grande cast: brava Sabrina Impacciatore, bravo alerio Mastrandrea, semplicemente divino Daniel Auteil che recita in italiano e restituisce un Napoleone ironico (forse perchè inevitabilmente pensiamo al doppiaggio italiano dell'ispettore Clouseu) ma che è del tutto realistico, Napoleone sicuramente parlava l'italiano così. Grande il cameo di Omero Antonutti, sempre all'altezza della sua grande statura. Un cast del genere, con tanti coprotagonisti, non può che riportarci alla trazione della coralità della commedia all'italiana, quella felice invenzione di Monicelli. E di commedia all'italiana è impastato tutto il film che è semplicemente divertentissimo, addirittura con scantonamenti nella commedia dell'arte.

Ma la struttura narrativa - raccontare i grandi protagonisti e le grandi vicende della storia attraverso la vicenda di un personaggio collaterale - inevitabilmente ci porta a Gigi Magni e ancora una volta alla tradizione del romanzo storico. D'altra parte il film è tratto, appunto, da un romanzo, e che ci sia un'opera letteraria dietro alla sceneggiatura in qualche maniera si sente. Ma tanto di cappello agli sceneggiatori (Scarpelli padre e figlio) perchè nel cinema non è evidente che da un buon testo venga fuori un film buono come questo. Ma fusse che fusse la vorta bona che il cinema italiano s'aripija?

 

Nightmore detective - Giustamente dopo tante cose elle (4 film belli su quattro visti) ci voleva finalmente un film veramente noioso, in modo da farci eliminare quella quota di veleno che per forza di cose si accumula. Il solito film giapponese horror, con le solite paure, stavolta niente fantasmi che non si danno pace ma la vecchia paura che gli incubi si materializzino e l'uomo cattivo venga ad ucciderci nel sonno. E dire che alla terza o quarta inquadratura, vedendo uscire da sotto al letto un tipo che strisciava come la sventurata di Grudge, mi sono detta "stai a vedere che riescono a farmi paura senza nemmeno un effetto speciale?". Pia illusione, dopo poco è venuta giù la coloreria riunita, sezione vernice rosso sangue (dalla consistenza direi acrilico doc). Per non parlare della "coratella" al secondo delitto. E così mi sono addormentata. Noioso. Forse l'unico pregio è la scenografia che sembra tirata giù da un fumetto con buoni disegni di architettura, forse buona anche la fotografia anche se convenzionale per il genere (toni invariabilmente blu). Un pietoso velo di silenzio sugli interminabili finali.

Bocciato senza appello.

 

Datosi che il film nipponico mi ha fatto diventare cattivella, segnalo la pessima faccenda delle scale: non c'è verso per salire il galleria di poter prendere l'ascensore e, incredibile, comunque l'ascensore fino alla galleria non ci arriva. Ma dico!

 

Peste corna e vituperio per l'organizzazione al Metropolitan: è il delirio, una sola di soli 150 posti per la proiezione riservata alla stampa in via prioritaria e agli accreditati nel momento in cui i giornalisti siano entrati tutti. Follia. Una fila stile mucchio selvaggio, giornalisti scontenti (e questo è gravissimo), accreditati inferociti perchè tra orari con "pause" e proiezioni sovrapposte, e biglietti da dover ritirare per le proiezioni dopo le cinque, se tutto va bene, Metropolitan permettendo, non si riescono a vedere più di quattro film al giorno. Che per i "veneziani", i frequentatori della Mostra me compresa, è un po' pochino. Non che io a Venezia veda più film ma è una scelta.

Ma non sarebbe questo il grave, in fondo le pause mi permettono di gironzolare per le mostre. il disservizio grave è proprio questo Metropolitan dove si finisce per litigare perchè snervati. A me dispiace come utente ma soprattutto come 2padrona di casa" nei confronti di chi a roma viene e si trova in difficoltà o fa inevitabili paragoni con Venezia, come la mia amica Stefi. Mi sento come se avessi invitato degli amici a cena e ho bruciato l'arrosto.  Non mi piace affatto.

 

The hoax - Aleggia su tutto il film l'ingombrante figura di Howard Hughes (lui di The aviator di Scorzese) e troneggia un Richard Gere stranamente castano e riccioluto. Il film è tratto dalla storia vera della falsa biografia del miliardario americano, libro scritto dall'autore stesso. -e che ci sia un libro, anche in questo caso, si sente. Il film sembra interminabile e forse lo è nel senso che la vicenda è il continuo cercare di portare avanti "the houx", l'imbroglio. Ma è un film "importante", uno scorcio su un'america lontana di trenta anni , quasi storia, cronaca appena finita di essere tale. E trapela la "solita" verità mai del tutto rivelata: qualcosa intorno al miliardario finisce per generare il Watergate.

 

angela

 


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