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18.10.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            la città del cinema

Domenica 15 ottobre

Mi copro il capo di cenere, faccio ammenda e ritiro quanto detto a proposito degli ascensori: ci sono eccome fino alle gallerie, solo che bisogna scoprire quelli giusti perchè uno arriva solo al piano della platea.

 

The Departed - Clima più elettrico del solito stamattina: questo di Martin Scorzese è forse il film più atteso della Festa. E ce n'è ben donde solo a vedere gli attori in ordine di apparizione: Jack Nicolson, oscuro e in ombra, potente e ironico, voce roca, Matt Daemon, Leonardo Di Caprio che sembra finalmente un po' meno "ragazzo", Alec Baldwin... E una storia con un intreccio complicatissimo e perfetto, non la più piccola sbavatura per due ore e mezzo di film. Colonna sonora rock fine anni 70, dai Rolling Stones ai Pink Floyd ultima maniera... In fondo è l'eterna storia fra gangster e poliziotti, una riedizione Terzo Millennio del Western ma,,, pfiu... che storia! E che recitazione!. Segnalo per l'estasi che mi ha scatenato la faccia di Nicolson quando "sente puzza di spia" e la fragilità finalmente buona di Di Caprio.

E gli straordinari movimenti di macchina.

Bello, da voler diventare irlandese.

E devo citare Vittorio che ha detto una cosa geniale, evidente ma geniale: i cellulari hanno cambiato il cinema perchè ha dato ulteriori possibilità di intreccio e situazioni.

 

Luci dalla Festa - La cosa bella, ha notato Stefi, è che qui all'Auditorium ci sono persone di tutte le età e, cosa ancora più piacevole, coppie giovani con bambini piccoli. Certo, le spiego, questo è diventato un posto frequentato sempre e anche a prescindere dagli eventi musicali; è diventato una specie di piazza, senza contare che la cavea a Natale diventa pista di pattinaggio su ghiaccio.

 

Les Ambitieux - Se ieri al film nipponco ho dormicchiato al settimo-ottavo minuto, a questo francese, il pisolo è arrivato praticamente subito. Ma io mi dico: perchè i francesi, o almeno la maggior parte dei francesi, non si degnano di mettere un po' di colonna sonora? Comunque tra un pisolo e l'altro, mi sono accorta che il film era addirittura divertente (?): un giovane scrittore alle prese con una editor, entra in possesso truffaldinamente dei diari del padre di lei, famoso sindacalista negli anni '70 e ne scrive la biografia mentre con lei divide una relazione sentimentale. Le situazioni, soprattutto quelle dell'approccio, sono comiche ma... Sviluppo prevedibile, prevedibile incazzatura di lei, altrettanto prevedibile lieto fine alla stazione del paesino della sperduta provincia dove lui torna. Ronf.. ronf... zzzzzzz...

 

The War Tape - Non è un film, questa è realtà, qui è tutto ero. Lo ripetono i ragazzi americani della Guardia Nazionale in missione in Iraq. Tutto vero: gli spari, i colpi di mortaio, i feriti e il sangue, vero il militare di cui una autobomba ha lasciato solo metà del corpo, veri i resti della giovane donna finita sotto un mezzo militare. Tre o quattro ragazzi partono per l'Iraq con le loro piccole telecamere ed ecco il film, racconti, riflessioni che abbiamo sempre potuto immaginare ma che non avevamo forse mai sentito. Perchè la guerra è brutta, da qualunque parte la si guardi, perchè questi quattro partono convinti di servire il proprio paese, di andare a fare il loro dovere di americani e così tornano, nessuna rivelazione tranne la consapevolezza, sopratutto in uno di loro, che lucidamente dice che si tratta di soldi e di petrolio me poichè a questo punto l'America è in Iraq ed è un dato di fatto, è finito il tempo di interrogarsi sui motivi: si tratta semplicemente di mettere le mani su soldi e petrolio prima possibile. E' sempre lo stesso a dire, lucidamente, che se sei addestrato ad uccidere i ribelli iracheni, non puoi dire, commentando le immagini "oh mi dispiace" e non te ne frega niente di ammazzare il cane che ha preso un brandello di carne umana da uno dei corpi e lo sta mangiando, anzi gli auguri di riempirsi la pancia".

Viene da applaudire alla fine, ma solo per i ragazzi che mi fanno la stessa pena dei cadaveri iracheni, con gli occhi aperti e i denti spezzati.

 

Stiamo a vedere un po' stasera che succede al Metropolitan...

 

Namesake - Un po' lungo... fammi controllare.. nemmeno tanto, 122 minuti, allora vuol dire che è un po' lento. Ma tutto sommato bello e pieno di belle cose. Mira Nair torna sul tema del matrimonio e dispiega una piccola saga familiare nell'arco di due generazioni (genitori e figli) fra India e New York. Un inglese con accento dell'India quello dei genitori, un inglese già più noto e "accettato" con forte accento newyorkese quello dei ragazzi. Un matrimonio combinato quello dei genitori che scoprono l'amore, matrimoni scelti quelli dei figli con vicende alterne: il ragazzo sembra che trovi l'amore per paradosso nella ragazza indiana come lui che i genitori apprezzano ma non funzionerà e lei tornerà a Parigi, la sorella contravviene ai desideri della famiglia ed è felice con un americano. Come dire: mogli e buoi dei paesi tuoi non vale più e la difficoltà (ma anche la bellezza) è nel dialogo con il nuovo che non deve però dimenticare le origini e le radici. E a rendere anche simbolicamente questo concetto della identità (personale e culturale) la vicenda del nome del giovane, Gogol, nome diverso, poi cambiato e poi riassunto.

 

Luci e ombre dalla Festa - Miracolo al Metropolitan: dopo le vibrate, per usare un eufemismo, proteste dei giornalisti che ieri sera hanno detto peste e corna dell'organizzazione delle proiezioni, oggi al Metropolitan nessun intoppo, posti tranquilli e addirittura da oggi, finalmente, si è capito che nel pomeriggio bisogna fare una proiezione per la stampa in sala Santa Cecilia, la più grande che peraltro in quelle ore è libera. Che poi in una festa con questo impatto ci debbano essere sale libere è un mistero. Così come resta un intoppo antipatico il biglietto da ritirare per le proiezioni dopo le 17. Oggi sono andata per la prima volta e, a fronte dell'impossibilità di trovare biglietti, la sala era semivuota. Come è possibile?

 

 

 


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