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18.10.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            la cittā del cinema

Martedė 17 ottobre

Candelina per Lisa che stamattina č morta nell'incidente della metropolitana, sul treno che tutti i giorni prendeva per andare a lavorare.

La festa stamattina č triste. Le proiezioni continuano ma sono sospese le "feste".

 

Le conseil de pierre - Per gli appassionati del genere esoterico-mistery č un vero godimento arricchito dal fatto che non si tratta dei soliti "misteri" europei esplorati fino allo sfinimento perfino da Piero e Alberto Angela: niente Templari, niente Codice da Vinci, niente alchimie tardo rinascimentali, nč golem mitteleuropei nč celtiche creaturine dei prati d'Irlanda. Qui c'č il mistero di un villaggio mongolo, di una terra tanto lontana (in molti sensi) da rendere ancora tangibile e possibile una grossa fetta di spiritualitā naturale, primitiva, forte. Tutto sullo sfondo pių che reale, ahimč, di uno stabilimento di sperimentazione nucleare che ha seminato scorie. Ed č bellissimo che sia questo il luogo abbandonato, sporco, spaventoso, sotterraneo al posto del solito castello gotico. All'archeologia si sostituisce come location per l'immaginario della paura, l'archeologia industriale.

Fantastica Monica Bellucci capelli corti e forza di madre adottiva, delizioso il bambino mongolo che ricorda un po'  il piccolo eschimese del "Senso di Smilla". mongoli, indiani del nord-america. eschimesi... ci siamo mai accorti di quanto si somigliano?

 

Mon colonel - A 40 anni dal Leone d'Oro a Gillo Pontecorvo per "La battaglia di Algeri", questo film molto parlato che definirei un paradigma. film che lascia pensosi: i francesi in Algeria ne vengono fuori piuttosto male. E questo lo sapevamo. Quello su cui ci si interroga č cosa genera questo film che sembra un mea culpa ad anni di distanza. Al di lā della necessitā di non dimenticare la storia, anche quando non rende onore al nostro occidente, questo film apre altri interrogativi. cosa ha fatto la Francia, ultimo, mi sembra, tra i paesi colonialisti, in termini di integrazione per non essere stata toccata dal nuovo terrorismo internazionale islamico ma "solo" la rivolta delle banlieux? Cosa c'č in questa nazione che con la sua rivoluzione ha cambiato il mondo, cosa c'č di tanto potente nella sua cultura da rendere i figli degli algerini, musulmani ma orgogliosi di essere francesi? Parliamone. Pensiamoci.

Nel frattempo in questo film segnalo l'interpretazione tenera,e potente di Charles Aznavour che di distanze culturali colmate la sa lunga davvero.

altra nota cattivella: č il terzo film in cui vediamo l'attore protagonista del filmetto. Sarā un caso, certamente, č successo con Heat Ledger l'anno scorso a Venezia che fu protagonista di tre film... ma.... bho?

 

L'aria salata - Di nuovo un film che spacca iul cuore e fa piacere che sia un film italiano. La storia di questo figlio che lavora a Rebibbia che si ritrova ad incontrare e conoscere il padre omicida e carcerato, spazza via, ed era ora, il minimalismo generazionale di cui siamo stati affetti in questi ultimi anni. Qui di minimalista c'č solo la storia, semplice, scarnificata. Veramente "chapeaux" per la scrittura e "standing ovation" per tutti, regista e interpreti. La vicenda di questi due uomini che si trovano, padre e figli, trasuda pietā, quella "pietas" dei latini che non č pena ma č compassione, "cum passionis" condivisione del sentimento. Trasuda dagli sguardi che si scambiano, dai gesti... Uno per tutti: il padre omicida ottiene dopo venti anni un permesso di 24 ore, prepara le sue cose e le mette in una busta di plastica blu. E' in quella busta di plastica il fondo del dolore, il punto di infinita (senza fine) pietā: un uomo che vive in carcere da venti anni non possiede quasi nulla, ha calzini di ricambio e un pantalone jeans e certo non li puō mettere in un trolley. Li mette in una busta di plastica, li mette piegati con cura. E a me quella busta di plastica dove normalmente, distrattamente portiamo la spesa, che usiamo per l'immondizia, che non costa nulla, che č "niente" e che puō contenere per qualcuno le sole cose possedute, mi spacca il cuore.

 

 


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