lunedì 31 gennaio 2011
fuori porta
"Classi solo per i fiorentini..."
La prof simula le leggi razziali
Voleva far sentire ai suoi ragazzi come la Storia possa bruciare ancora
sulla pelle. Così l’altra mattina, giovedì, la giornata della Memoria,
la prof è entrata in classe e ha detto: "È arrivata una circolare che un
po’ mi preoccupa: entro il 15 di febbraio ciascuno di voi deve portare
il certificato di nascita e di residenza". Perché? A cosa serve? Si sono
insospettiti fra i banchi. E la professoressa: "Non so se sia per il
federalismo o cosa, ma pare che il ministero non paghi più la scuola se
non siete nati a Firenze e se non sono prevalentemente nati a Firenze
anche i vostri genitori e i vostri nonni. Ci faranno finire l’anno e poi
ciascuno di voi deve tornare nei Paesi di provenienza della
famiglia...». Sconcerto fra i banchi, del liceo artistico di Porta
Romana. «E’ uno scherzo?» e la professoressa Marzia Gentilini seria: «No
affatto, vale anche per noi insegnanti. Io dovrò tornare in Emilia
Romagna». Stava simulando in classe le leggi razziali del 1938.
Dall’incredulità alla rabbia: «Ma prof, allora io devo tornare in
Cina?». «E io in Eritrea dove non conosco nessuno?», «E io a Napoli?».
Uno ha posto un problema: «Mio nonno è Piemontese e mia nonna è nata in
Calabria: io dove dovrei andare?». Qualcuno ha cominciato a credere di
non essere più in una democrazia, qualcuno si è messo a piangere,
qualcuno ha abbracciato il compagno in lacrime e gli ha fatto coraggio:
«Anche mio nonno è di Napoli, ti ospito a casa mia». Dalle prime file
hanno lanciato accuse di razzismo: «Una circolare così è ingiusta,
ribelliamoci». Qualcuno ha sospettato: «Prof possibile che la tv non
abbia detto niente?». E i giornali? e internet? Lei ha preso in mano un
foglio, fingendo fosse una circolare: «è scritto qui».
La simulazione è durata meno di mezz’ora, poi l’insegnante ha svelato il
senso di quella strana lezione: «Ragazzi, è andata più o meno così, un
po’ di anni fa, in Italia, quando sono state applicate le leggi
razziali...adesso forse lo capite meglio».
«Quell’insegnante ha avuto un’idea geniale la promuove l’assessore
all’istruzione di Palazzo Vecchio, Rosa Maria De Giorgi mi piacerebbe
incontrarla. La giornata della Memoria non deve essere un appuntamento
rituale che si ferma a una pagina di un libro. La professoressa del
liceo ha trovato la strada migliore per bucare lo schermo e attirare
l’attenzione dei ragazzi, ha fatto indossare loro la follia di quel
momento storico». Infatti è stato uno shock. Una vertigine. Le lacrime
di qualche alunno raccontano meglio delle parole, il dolore, la paura,
la solitudine, il muro che si alza quando ti mandano via dal tuo mondo.
LAURA MONTANARI per laRepubblica - 28 gennaio 2011