venerdì 20 agosto 2010
soggettive
L'aeroporto
di Fiumicino secondo Flavio
Per quanto romano, per tantissimi anni per me l'aeroporto di Fiumicino
era una specie di entità onirica e molto distante. E' vero che casa mia
è sulla rotta d'atterraggio di Ciampino (anche se gli aerei transitano
ancora a quota ragguardevole), per cui i veivoli non sono mai stati
qualcosa di ignoto e lontano, ma l'aeroporto sì, e quello Internazionale
di Fiumicino ancora di più. La stazione era un posto frequentato fin da
piccolo, ma c'è voluto il lavoro per farmi varcare le porte del famoso
Leonardo da Vinci. Era la fine del 1998 ed il volo mi avrebbe portato
verso Trieste, dove ero atteso al Sincrotrone, sui monti del Carso. E'
stata un'esperienza incredibile: il trenino metropolitano che porta alla
stazioncina dell'aeroporto (già c'era, all'epoca), i corridoi, i
lunghissimi corridoi che ti chiedi dove portino e perché siano così
lunghi, i bivi che servono solo a lasciarti interdetto sulla strada da
prendere (e con la paura di dove finirai se dovessi sbagliare direzione,
col rischio di perdere il volo) e, finalmente, il grande salone dei
check-in, le file (ma, a dire il vero, io di file ne ho fatte sempre
poche e corte...), il momento di contatto con le impiegate che ti
pongono sempre la fatidica domanda “Finestrino o corridoio?” cui, di
solito, non sai cosa rispondere perché, prima dell'11 settembre,
finestrino significava osservare i meravigliosi paesaggi di nuvole e
terra visti dall'alto, mentre corridoio, soprattutto se il posto era
abbastanza avanti, significava riuscire a sbirciare le attività in
cabina, cosa altrettanto curiosa ed interessante, almeno per me, quindi
il metal detector (e la prima volta ricordo che copiai esattamente
quello davanti a me, non sapendo come comportarmi) e, finalmente,
l'accesso all'area riservata ai passeggeri in attesa di imbarcarsi con
il terrore di non trovare il gate giusto nonché di perdere la chiamata
all'imbarco. Ma, nello stesso posto, la meraviglia di vedere quegli
enormi uccelli di metallo così da vicino, vedere caricare i bagagli,
fare il pieno, la gente cominciare a a salire a bordo (ovviamente di un
altro volo in un altro gate...). E, per finire, la chiamata: la fila in
attesa di entrare nel veivolo, la scala che ti porta dentro e,
finalmente, scopri quanto tutto sia piccolo e compresso ma, nello stesso
tempo, bellissimo. Adoro volare, anche se, a parte un caso, il volo è
coinciso con trasferte di lavoro (per nulla piacevoli).
In un'occasione, poi, Fiumicino l'ho vissuto al contrario, come colui
che va ad aspettare il rientro di una persona molto cara al ritorno da
un viaggio (di lavoro, ovviamente). Ed anche lì, l'attesa all'uscita con
tutte le persone che passano provenendo da altri voli ed altri luoghi
fino al vedere la faccia familiare apparire e dimenticare tutto ciò che
ti circonda.
Eh sì, Fiumicino è un luogo che non riesci a dimenticare perché, volenti
o nolenti, ti suscita dei ricordi e delle emozioni, come solo i luoghi
di inizio o fine di un viaggio possono fare.
Per questo... buon compleanno Aeroporto di Fiumicino!
Flavio